Ovvero bianca neve e i sette biker
Sette (+1) intrepidi biker si danno appuntamento sulle Orobie nella speranza che l’appuntamento con “bianca neve “ per questa volta sia rimandato ma così non è stato e dopo aver mandato in avanscoperta in questi giorni le sue avvisaglie sotto forma di temperature glaciali che però non hanno intaccato il desiderio dei nostri biker di immergersi in questi angoli di natura sabato pomeriggio abbiamo avuto il piacere di un primo contatto stagionale con le precipitazioni a carattere nevoso.
Biancaneve e i sette nani (+1) al completo

La nostra corsa contro il tempo, inteso come meteo e non certo come cronometro è andata a buon fine quando avevo fissato la data di questa uscita ero molto scettico perché chiaramente a questa quota qualsiasi precipitazione non poteva essere che a carattere nevoso notoriamente elemento poco gradito ai bikers d’alta quota. La tormenta nevosa del sabato ha solo in parte costretto a modificare il programma eliminando la salita al Passo Venina cosa poco prudente visto il meteo. Comunque dopo un po’ di peripezie che ci fanno accumulare una mezz’oretta di ritardo alle 14.30 riusciamo a imboccare la strada per ilRif. Longo, e già questo tratto è sufficiente a dover richiamare tutta la tenacia per restare in sella e pedalare. Lentamente si passano in rassegna i posti conosciuti visti e rivisti ad ogni inizio itinerario in zona.
Quindi l’incontro con Pagliari serve ad un risveglio nella certezza che anche questa volta la salita vorrà il suo contributo di sudore a dispetto delle temperature, la cascata di Val Sambuzza tanto desiderata nelle calde salite estive oggi è solo un aggravante, lo strappo che porta al Dosso è uno sforzo dovuto per giungere ad un minimo di riposo nel tratto successivo. Ormai incanalati i bikers spingono sulle pedivelle sino a giungere al Prato del Lago, un minimo di lucidità è richiesto per non sbagliare l’unico bivio della giornata.
Giogambi in vista del rifugio Longo sullo sfondo il Monte Aga

L’ampia e lunga diagonale ai piedi del Monte Masoni sembra non avere fine il Rif. Longo è là in alto che ci attende immobile con il suo fare gentile e un po’ mansueto mai rumoroso o altezzoso come altri luoghi delle nostre montagne. I gestori ne ripercorrono il carattere e per questo che lo abbiamo scelto come tappa enogastronomica e di pernottamento del nostro itinerario. Giungiamo al rifugio spazzato dal vento e dai primi fiocchi di neve e entriamo in cerca di un caldo rifugio il morale è alto ma il desiderio di salire al Venina sta a zero o quasi, dopo esserci rifocillati con un the caldo e vincendo la resistenza di alcuni bikers si decide di fare una scappatella al Lago del Diavolo.
Si sale verso il Lago del Diavolo in una bufera di vento e neve.

La salita avviene sotto una fitta nevicata accompagnata da vento gelido che ormai ha imbiancato la strada qualche foto di rito e naturalmente non ci si lascia sfuggire la possibilità di percorrere il ripido sentiero che diparte dalla diga tanto per ravvivare gli animi.
Discesa a fianco del muro della diga del Lago del Diavolo

Di ritorno al Longo si salutano Labby e Giogambi che ridiscendo a Carona con una piccola variante verso la Valsambuzza. Siamo i soli ospiti del rifugio, la serata passa tra la cordiale accoglienza di Enzo e Rossella e gli squisiti piatti di Valerio il cuoco che ha reso famoso il rifugio per i suoi manicaretti, verso le 10.00 i rifugisti vanno a letto e ci affidano le consegne per lo spegnimento di luci e stufe. Qualche grappa fa da collante alla serata , il gruppo è affiatato ma allo stesso tempo variegato si racconta e si ascolta ( che non è poi così male) sino a fare alcune previsioni per l’indomani. Le previsioni ci danno garanzia di bel tempo ma questo vuol dire anche temperature sotto lo zero di parecchio, non è certo il caso di scomodare Mario Rigoni Stern per farci capire cosa sia il freddo quello vero ma anche noi per libera scelta dovremo saperci regolare per il meglio.
Salire alla Selletta potrebbe presentare non pochi rischi dopo questa spolverata di neve che si è depositata su vere e proprie colate di ghiaccio che solcano il versante, così come partire in discesa rinunciando alla Selletta con temperature di 8 gradi sotto lo zero non è molto allettante rimandiamo la decisione all’indomani. La notte passa abbastanza tranquilla il vento ci fa giungere rumori metallici dall’esterno dall’interno qualche rumore che ricorda vagamente una segheria. Al mattino sveglia e primo shock termico quando apriamo una porta che dà sull’esterno, giusto il tempo per intravedere che ci aspetta una giornata di una limpidezza eccezionale.
Salita verso il Passo della Selletta, le certezze da biker di Kinesis cominciano a vacillare?

Colazione veloce saluti ai rifugisti e dopo un conciliabolo di 10 secondi ci troviamo a pedalare verso la Selletta, la salita che è già impegnativa di suo nella stagione estiva richiede molta attenzione per evitare le formazioni di ghiaccio soprattutto nei tratti più esposti.
Ghiaccio e bikers mimetizzati salgono verso il passo della Selletta

In un’oretta ci ritroviamo abbagliati dal sole che ci accoglie all’arrivo al passo con un’ampia vista su tutta la conca del rifugio Calvi, il Pizzo Diavolo con questa spolverata di neve si presenta più maestoso che mai.
Il Pizzo del Diavolo al cospetto di MTBiker

Ci si rende conto anche che con queste temperature sarà difficile bere dal camel-back che risulta completamente ghiacciato nel tratto esterno mentre il contenuto delle borracce è simile alle granite. Dopo aver realizzato che freni e ammortizzatori reagiscono in modo molto diverso per via delle temperature ci fiondiamo nella prima discesa sempre al cospetto del Pizzo del Diavolo la neve che si va sciogliendo e la presenza di ghiaccio consigliano di tenere altissima l’attenzione.
Pinuzz in discesa al cospetto del Pizzo del Diavolo

Qualche tormentato mangia e bevi e un breve strappo finale ci deposita al cospetto del rifugio Calvi dove un the caldo risulta essere molto gradito.
Non indugiamo oltre e in breve si riparte, passeggiata da poseur sul muro della diga Fregabolgia e giù sino all’imbocco del sentiero per i Laghi Gemelli. Abbandoniamo le session fotografiche a vantaggio di una maggior celerità di avanzamento, una pietra coperta da un sottile strato di ghiaccio richiede il suo tributo di dna. Veloci e senza troppe soste passiamo il Sardegnana e il sentiero panoramico sino all’incrocio con il sentiero che sale da Carona, stimiamo un arrivo al rifugio Laghi Gemelli verso le 14.30 dal rifugio ci fanno sapere che è tardi per servirci qualcosa di caldo ( la cosa poi verrà clamorosamente smentita ).
“Puntuali” come bikers orobici alle 15.00 siamo con le gambe sotto il tavolo per un ennesimo GST spettacolare al rifugio.
A tavola ci tratteniamo solo ed esclusivamente perché la salita al Passo di Mezzeno incombe come una spada di damocle sui poveri bikers, la birra si riprende il suo posto in precedenza sostituita solo occasionalmente dal the del Calvi e vorrei ben vedere. I tagliolini allo strachitunt e le tagliatelle mirtilli e funghi non hanno bisogno di presentazioni per i suddetti motivi saltiamo i secondi ma non il dolce , la doppia sfoglia con le pere rimarrà nella mia memoria a lungo.
Jag e dariuz abbandonano a malincuore il rif. Laghi Gemelli

Commiato ai rifugisti e via, notare che i tempi morti all’esterno dei rifugi con queste temperature sono azzerati si esce si sale in sella e si parte non è il caso di perdersi in chiacchiere, sa salita al Passo di Mezzeno ci dà l’ennesima strizzata facendoci ancora evaporare ma fortunatamente sappiamo che è l’ultima per oggi.
Passo di Mezzeno.

Al passo di Mezzeno inizia la vestizione per la discesa, il primo tratto impegnativo lascia poi spazio alle varie interpretazioni di ognuno su come scendere, la discesa che ci riporta a Fondra è infinita un briciolo di saggezza ci fa giungere alla meta integri e personalmente è quello che mi fa più piacere.
Corna Piana e Arera fanno da sfondo alla difficile discesa dal Passo di Mezzeno
Difficile pensare a un giro più impegnativo e allo stesso tempo remunerativo di questo sulle nostre Orobie, escluderei che la cosa si possa improvvisare ma con una buona dose di frequentazione della montagna e di pedalate l’itinerari potrebbe sembrare meno folle di quello che è nella realtà soprattutto se percorso con climi estivi. Molta attenzione al ghiaccio ma questo vale anche per i trekker che sono sicuramente più numerosi dei biker.
Una nota a margine sull’all mountain, il giorno che sono salito su una mtb è stato perché avevo intravisto la possibilità di ripercorrere i miei sentieri di sempre con una bc sotto il cul. non certo per infervorarmi in prestazioni megastratosferiche, chi mi “ama” vedo che mi segue anzi di solito mi precede e questo a fronte spesso di un background “trek-ski-alpinistico” permette di ritrovarsi in giro per le montagne in sintonia anche con i compagni di gita che è veramente la cosa più importante.
Grazie a tutti soprattutto a quelli che credono ancora che esista la ciclabilità al 98% ahahahahahahaah
Nota due, il livello gastronomico dei rifugi dove abbiamo cenato ( Longo ) e pranzato (Laghi Gemelli) è eccezionale.





