Tappo maledetto

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Tappo maledetto

Messaggiodi cllocate » martedì 21 marzo 2006, 1:09

Un grazie a ZioBis

Nonno Bis: Tappo maledetto!

Trovai la bici sotto il tappo di una lotteria della sagra di quartiere.
Fu così che iniziai a praticare la mtb. All’inizio mi appariva una soluzione provvisoria, uno sport tappabuchi mentre cercavo qualcosa di più attraente.

Ma una volta risucchiato nella centrifuga dei giri di qua e di là, fra monti e colline, per ore e ore, mi sono ritrovato con sempre meno voglia di cercare una diversa attività. Quello che era provvisorio è diventato così definitivo pur sapendo che sarei scivolato all’inferno. Quante volte mi è stato ripetutamente detto “fantastico! Complimenti, sei bravo tu!!”

Ma questo non mi impediva di maledire la pioggia, il fango, il sole, le salite… il sudore raccolto nelle scarpe. Orari pesanti, costi, pericoli concreti, eccessivo esercizio fisico. A cosa è servito questa lunga lotta contro la voglia di oziare? Perché ho passato tutti questi anni con la sella nel cul.?

E’ stata una forma sfibrante di penitenza.
Nessuno nasce con l’idea che il suo destino sia girare in mtb.
Maledetto tappo!
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Messaggiodi IW2LBR » martedì 21 marzo 2006, 1:46

Un ex ciclista pentito... a_17

Leggendo le tue righe mi viene in mente il pensiero fisso che mi accompagnava lungo il percorso delle Gran Fondo...
basta.. questa e' l'ultima volta, troppa fatica e chi me lo fa fare.... cosa ci guadagno..!!!! ..... ma chisa' perche' l'anno dopo ero li ancora alla partenza piu' convinto che mai e ostinato a battere il tempo fatto l'anno prima, una lotta con se stessi..... e qui si entra in un circolo vizioso ed esagerato.... curare l'alimentazione alla noia, allenamenti sotto la pioggia e raduni sotto la neve (Maratona delle Dolomiti del 1999 sul Giau), calendari pieni di statistiche.. tempi, medie, chilometri, peso.... reintegratori di aminoacidi per recuperare e non avere il mal di gambe il giorno dopo.. a_19 ecc. ecc. ... bei misteri..... a_6

Pero' mi ricordero' sempre una frase che mi disse Gimondi incontrato in uno dei tanti allenamenti per la valle: La bicicletta si deve fare per hobby e non si deve faticare, senza arrivare a tirarsi il collo e la testa china a guardare il contachilometri, ma alzarla e guardarsi un po' in giro, questo deve essere lo spirito giusto .... a_2

della serie "o trop o mia" ora la mia Colnago Dura Ace e' appesa al chiodo...... chisa' magari Cllocate riesce a farmela tirar fuori... ma niente contachilometri ti prego...... a_18
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La Saltafoss

Messaggiodi francesca » martedì 21 marzo 2006, 10:13

La prima bici vera fu la Saltafoss. Azzurra, sella lunga, impostazione chopper e i suoi inutili molloni a simulare una forcella ammortizzata. Semplicemente mitica fu regalo di Natale, compleanno e Pasqua perché costava tanto e i soldi non crescevano sugli alberi, ma ne valse la pena.

Poi arrivò la “Clelia”, velocipide da donna, bianco e leggermente pretenzioso con cui attraversavo la città per andare a lezione. Di recente ho ripetuto il percorso e vi posso assicurare che affrontare la discesa del Nevegal presenta qualche rischio in meno; i ciclisti metropolitani sono i veri eroi di questo sport.

La prima mountain-bike la comprai al supermercato di Via Carducci. Era il 1992 e mi ero rotta un ginocchio, la bici mi serviva per la riabilitazione. Fortuna volle che fosse una Specialized Rockhopper, che pagai l’astronomica cifra di 250.000 lire. Con lei arrivarono gli sterrati veri e le prime incazzature per gli inevitabili problemi meccanici.

Di biciclette ce n’è stata qualcun’altra, in un susseguirsi di modelli sempre più tecnici. Adesso mi alleno per diventare una vecchietta eccentrica, ogni tanto mi faccio ancora qualche saltino ma ammetto di preferire percorsi più cicloturistici, panorami aperti, qualche antico borgo e sterrate tranquille, sognando viaggi veri come il Danubio, la Scandinavia, e perché no, la Patagonia. Quando pedalo sognare è facile.
francesca
 

Messaggiodi francesca » lunedì 27 marzo 2006, 8:41

Ancora dieci pedalate e sarebbe stata di nuovo pianura, immersa nel fitto bosco. Gli piaceva immensamente filare veloce il quel paesaggio di foglie, e non era necessario cronometrare un bel nulla. Lo so quanto voi, non crediate. Magari lui non era così tanto bravo con quella bici, però l'essenziale non era cronometrare la gara, ma non poggiare i piedi a terra in salita, non fermarsi a rifiatare in pianura. Quello era il suo record.
Enrico Brizzi - Jack Frusciante è uscito dal gruppo
a_43
francesca
 

Messaggiodi StracchinoPolentoso » lunedì 15 maggio 2006, 19:14

Anche io quando parto per i miei bei giri mi domando: "ma non potevo scegliere altro per oggi? ma devo proprio fare tutta quella salità lì? uff" poi però me la bevo tutta quanta e su e giù e su e giù e che soddisfazione a_18
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