Skiador ha scritto:Non lo vedo applicabile appieno all'alpinismo e agli sport di montagna in generale: credimi, ci sono circostanze in cui la fatica non esprime necessariamente aggressivita' (puo' anche essere, ma dipende molto dalle persone), ma puo' essere vissuta con spirito simile a quello vissuto dal "normale" camminatore....

Si, si .. sono daccordo, era un ragionamento partito dalle considerazioni sul caso Bonatti che è stato clamoroso, e forse lo è ancora dato che ancora oggi la vicenda non è chiara ai più, cioè alla gente comune che ha vissuto quell'esperienza come una conquista staraordinaria dell'Italia risorta dalla guerra.
E qualche anno fa, alla fiera della montagna di Bergamo, dove si celebrava il 50° anniversario si parlava ancora dell'impresa di Ardito Desio e non di Bonatti, in quel di Bergamo !!!
Tornando a noi hai fatto un'affermazione che ritengo estremamente rappresentativa :
Skiador ha scritto: Tra l'altro la fatica puo' essere domata nel tempo....
La differenza la fa il tempo e la capacità dell'individuo di svincolarsi da esso, per il quale tendiamo a dare il significato di "prestazione" che per me è un altro spunto straordinario.
Certo se si sta scalando un 8000 il tempo conta eccome ! ma cerchiamo di vederlo come se fosse un modo diverso di interpretare la vita, quasi un pensiero filosofico, che era nei nostri genitori ad esempio:
Mia madre 60 anni fa (ai tempi del K2) partiva con gli amici in bicilcletta dalla stazione di Zogno ed andava a Mezzoldo (immagina le strade com'erano, le biciclette come cancelli senza lo shimano, gli indumenti non certo tecnici ed in più lo zaino) poi da Mezzoldo, lasciate le biciclette salivano al passo San Marco e di seguito ai laghi di Ponteranica;
la domenica successiva stesso cinema fino a Carona per poi salire sul Diavolo ecc...
Roba da Triatleti moderni !
Eppure per loro era solo la gita della domenica estiva, piacevole, divertente, rilassante, tutto fuor chè sportiva !
Cosè cambiato da allora ? Una risposta (non l'unica) è il tempo !
Se potessimo non dipendere dal tempo, non esisterebbero più le"imprese"...
Potremmo citare molti esempi di come l'interpretazione del tempo ha cambiato i nostri stili di vita in modo radicale ed innaturale : dal contadino che misurava il tempo con lo scorrere delle stagioni all'impegato che scandisce la giornata sui minuti....
Questa contrazione del tempo è innaturale ed una delle principali cause del nostro malessere quotidiano e delle nostre insofferenze......
Quando ci dedichiamo allo sport trasportiamo in esso questo stato di insofferenza del tempo inteso come prestazione per cui siamo soddisfatti se abbiamo fatto il giro della val taleggio in bicicletta con 2 minuti in meno della volta precedente, e non perchè la val Taleggio è bellissima da percorrere in bicicletta.
Devo ammettere che la montagna, proprio per sua natura, riesce ancora a conciliare il trascorrere del tempo con il piacere di trascorrerlo insieme ad essa !
Dipende, come dicevi te, dalla capacità dell'individuo di vivere con serenità quel momento, con la "leggerezza" del camminatore.
Quando si crea questa sinergia tra l'uomo ed il tempo, si avvia un vero processo di cambiamento positivo su se stessi.
In natura i grandi cambiamenti sono accaduti sempre in tempi lunghissimi...