I grandi della montagna lombarda.

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I grandi della montagna lombarda.

Messaggiodi Matu'87 » martedì 29 dicembre 2009, 10:42

Son capitato di vedere questo libro che mi ha suscitato interesse per una serie di motivi... Proposto dal CAI di Bergamo e come dice dal titolo i grandi alpinisti della montagna Lombarda.

Guardo incuriosito leggo i vari nomi e mi aspettavo di leggere come primo nome quello di Walter Bonatti!! non è primo vabbè cè Cassin tutto ok e tutto rispetto! ma pòta Bonatti non è nemmeno ultimo.!! A mio parere l' alpinista più forte al mondo per quel tipo di alpinismo e per il modo in cui lo faceva non è stato inserito li dentro??

E si che al 50° anniversario del K2 dopo un sacco di ricorsi, processi e tanto altro il CAI ha riconosciuto la sua straordinaria prestazione al limite dell' impossibile.
La domanda è come mai allora è stato ancora una volta escluso dai BIG? lui che è il grande dei grandi??

Bah. dilemma. a_11

Comunque sia resta sempre il numero uno.

Il libro lo trovate a questo link. http://www.caibergamo.it/ddoc/docevento ... ultimo.pdf
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Re: I grandi della montagna lombarda.

Messaggiodi andrea.brembilla » martedì 29 dicembre 2009, 11:01

Ciao Matu! Come va il risveglio? a_39

Quel libro ce l'ho anche io a casa, era in regalo l'anno scorso se rinnovavi l'abbonamento a L'Eco...ecco cosa si dice a proposito di Bonatti nella presentazione: Non sfuggirà sicuramente l'assenza di Walter Bonatti, "grande" per eccellenza della montagna lombarda, e non solo di questa. Attraverso comuni amici abbiamo cercato, e a lungo, di contattarlo per scattargli qualche fotografia e per una chiacchierata (non un intervista). Non ci è stato possibile. Alla fine, e i tempi stringevano, vi abbiamo rinunciato. Peccato, sarebbe stato in buona compagnia.
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Re: I grandi della montagna lombarda.

Messaggiodi Matu'87 » martedì 29 dicembre 2009, 11:09

andrea.brembilla ha scritto:Ciao Matu! Come va il risveglio? Quel libro ce l'ho anche io a casa, era in regalo l'anno scorso se rinnovavi l'abbonamento a L'Eco...ecco cosa si dice a proposito di Bonatti nella presentazione: Non sfuggirà sicuramente l'assenza di Walter Bonatti, "grande" per eccellenza della montagna lombarda, e non solo di questa. Attraverso comuni amici abbiamo cercato, e a lungo, di contattarlo per scattargli qualche fotografia e per una chiacchierata (non un intervista). Non ci è stato possibile. Alla fine, e i tempi stringevano, vi abbiamo rinunciato. Peccato, sarebbe stato in buona compagnia.

Bene queste parole mi fan solo che piacere allora. Mistero risolto nel migliore dei modi.

Fa parte del suo stile secondo me il non voler apparire molto... leggendo i suoi libri si capisce molto bene il suo modo di essere e di vivere la montagna e di conseguenza tutta la sua vita.

Dimenticavo... il risveglio è stato drammatico.
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Re: I grandi della montagna lombarda.

Messaggiodi TARCI » venerdì 1 gennaio 2010, 15:15

Matu'87 ha scritto:.....E si che al 50° anniversario del K2 dopo un sacco di ricorsi, processi e tanto altro il CAI ha riconosciuto la sua straordinaria prestazione al limite dell' impossibile. La domanda è come mai allora è stato ancora una volta escluso dai BIG? lui che è il grande dei grandi?? Bah. dilemma.

Io ho una opinione sul caso che va al di la' del caso medesimo, e che riguarda più l'uomo e la sua natura che lo spinge alla prevaricazione. E' molto difficile spiegare questa teoria in poche parole, ma se avremo modo di incontrarci cercerò di farlo meglio...

In sostanza la natura umana si è sempre espressa tramite l'aggressività per la quale oggi ricordiamo più i grandi condottieri che i grandi filosofi. Da quando la guerra e la battaglia non sono la principale espressione delle "virtù" dell'uomo, il suo posto è stato preso dallo sport, ed in particolare da un certo modo di fare sport. Le "imprese dei grandi" scalatori non ne sono esenti, per cui è difficile trovare persone che nell'impresa facciano prevaricare gli aspetti "umani" a quelli che io definisco animali..

Vi ricordate quando Moro salvo da morte l'alpinista inglese, e per questo venne insignito del premio "David A. Sowles Awardcerta"; ebbene il premio in questione è stato assegnato solo 4 volte in più di 20 anni!!!
Cosi anche Desio & Co. nella sua poca umanità e tanto interesse e prestigio, commise la nefandezza di nascondere per più di 40 anni quello che un umile scalatore Bergamasco aveve fatto, per un interesse sovranazionale già scritto prima che l'impresa fosse effettuata. E si perchè quell'impresa doveva simboleggiare l'Italia nuova che nasceva dal dopoguerra, coraggiosa, spregiudicata, forte, senza macchia o peccato ecc...

Lacedelli, morto poche settimane fa, laveva confessato solo pochi anni fa.
La mia non è una campagna contro l'alpinismo, sia ben chiaro, ma la constatazione di come l'uomo non possa fare a meno della sua parte di guerriero senza scrupoli, ogni volta che fa qualcosa di diverso dalla sua normalità, come se per raggiungere certi risultati sia necessario la cattiveria, e non la ragione. E questo lo si può estendere a diversi campi della vita sociale degli uomini, che per affermarsi nel proprio campo anzichè esternare "qualità", debbano pittosto esternare "carattere" ... Secondo mè c'è anche una spiegazione fisico-scientifica che non voglio esternare qui, perchè mi ci vorrebbero dei giorni e vi farei due zebedei come palloni di calcio; io da qualche anno ci sto lavorando sopra grazie ad un paio di amici straordinari che ho incontrato, però mi piacerebbe parlarne....

P.s.: le Olimpiadi, e quindi "lo sport", sono state inventate dai Greci quando non avendo più popoli da combattere e conquistare, non sapevano come mantenere il potere sul popolo. Tantè che le specialità delle olimpiadi erano la rappresentazione di gesti normalmente compiuti nelle battaglie:
Stadion (gara di corsa)
Diaulos (corsa sulla distanza doppia dello Stadion)
Dolicos (corsa di resistenza)
Pugilato
Lotta
Pancrazio (misto lotta pugilato)
Pentathlon (Salto in lungo, Lancio del giavellotto, Lancio del disco, Corsa, Lotta)
Hoplitodromos (Corsa con le armi)
Gare equestri (Corse dei carri e dei cavalli)
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Re: I grandi della montagna lombarda.

Messaggiodi andrea.brembilla » sabato 2 gennaio 2010, 14:41

Pensiero interessante e riflessione che, in parte, avevo già pensato anche io, soprattutto in merito anche a ciò che sta intorno allo sport, ad esempio il calcio, con le lotte tra le varie città e le varie tifoserie che in Italia sono molto simili alle guerre storiche tra comuni...

Alcuni tratti della tua analisi mi sembrano un pò estremi, ad esempio anche l'alpinismo non è in partenza un mondo così selvaggio e animale come dici, dipende moltissimo dalle persone e dai caratteri, molti (io compreso) non van di certo in montagna né per la competizione né per l'aggressività...mi sembra ovvio...anche se penso che qualcuno lo faccia; il trucco sta nell'ignorare queste persone e, ancora meglio, non averli come compagni di escursione o cordata.

Concordo con te invece che man mano che si va verso un alpinismo più estremo e d'èlite le cose un pò cambiano, soprattutto quando è in gioco la vita (non solo la propria) opposta al raggiungimento dell'obiettivo...per alcuni spunti rimando al libro di Jon Krakauer Aria Sottile.
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Re: I grandi della montagna lombarda.

Messaggiodi TARCI » sabato 2 gennaio 2010, 23:45

e si andrea, l'ho premesso, l'argomento è complesso da analizzare e non bastano due righe nel forum..
il rischio che corro da un po' è di essere frainteso, ma è proprio da li che parte la nostra aggressività e cioè dal ritenere naturale ciò che naturale non è.
Non è necessario parlare dell'elite dell'alpinismo per vedere questi atteggiamenti, dove fra l'altro l'uso del doping è divenuta consuetudine (non me ne vogliano tutti gli amanti della montagna) ma è la verità.

C'è proprio un interazione fisica e dinamica tra la "fatica" e "l'innaturalità" dei gesti che compiamo insieme ad essa, per cui proviamo un dolore fisico che è proporzionale a quanto stiamo producendo. Ecco che più che le capacità fisiche di "produzione" dello sforzo contano le capacità di sopportare il "dolore" connesso al medesimo.

Questo stato innaturale, in quanto tale, conduce ad uno stato psicologico che è padre delle esternazioni di "cattiveria"....

Ripeto che ci vorrebbe più tempo per discutere di questi argomenti, non prendermi per matto o per uno che vuole fare il fighetto alternativo che gli piace sparare cazzate per farsi notare!
Ora per non parlare di montagna, dove gli aspetti sono molteplici e non solo fisico-sportivi (la natura, la bellezza, e anche la spiritualità della montagna..), prova a rivedere i ragionamenti sopra, applicati alla bicicletta .. e qui ti potrei parlare per 3 giorni di seguito !! (stai fresco)

per stasera ti faccio un solo esempio:

Se io vado al passo San Marco in bicicletta , mi devo allenare abbastanza, e poi apllicare uno sforzo e quindi un dolore intenso, ci devo mettere anche cattiveria agionistica, tanto che durante il percorso non mi va ne di fare foto ne di parlare con qualcuno....
Quando sarò arrivato in cima avrò compiuto un'impresa !
Se per caso dovessi interrompere la salita perchè non c'è la faccio più, per una crisi di fame ecc, sarebbe psicologicamente un fallimento !

Ora se mia moglie (non allenata) si incammina su per il passo San Marco, lentamente alla sua andatura, avrà il tempo sia di fare foto che di guardarsi intorno e quando sarà arrivata, avrà compiuto una bella passeggiata, intensa ma non certo un'impresa !
E se gli viene da tornare indietro a meta strada, non ne fa un dramma perchè comunque ha fatto una bella passeggiata.

Se ci svincoliamo dalla questione TEMPO e proviamo a riflettere vedremo l'innaturalità del gesto sportivo con la biciletta e la naturalità del camminare !

alla prossima
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Re: I grandi della montagna lombarda.

Messaggiodi pluto » domenica 3 gennaio 2010, 16:16

TARCI.HAPPYCIENCY ha scritto:Se per caso dovessi interrompere la salita perchè non c'è la faccio più, per una crisi di fame ecc, sarebbe psicologicamente un fallimento !

be se non raggiungi l'obiettivo che ti sei prefissato è giusto che sia un fallimento, ma uno lo mette in conto, non è un fulmine a ciel sereno che ti destabilizza.
Peggio sarebbe negare il fallimento trasformandolo in impresa...forse è qui che va cercato il...cattivo esempio..
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Re: I grandi della montagna lombarda.

Messaggiodi Skiador » domenica 3 gennaio 2010, 16:21

Tarci, anche se non ti condivido del tutto, ho letto con interesse il tuo pensiero che, in un mondo che sta diventando sempre piu' aggressivo a causa dell'ostentazione e la prevaricazione del piu' "forte" sul piu' "debole" un po' in tutti i campi, ha comunque una sua valenza di fondo.

Non lo vedo applicabile appieno all'alpinismo e agli sport di montagna in generale: credimi, ci sono circostanze in cui la fatica non esprime necessariamente aggressivita' (puo' anche essere, ma dipende molto dalle persone), ma puo' essere vissuta con spirito simile a quello vissuto dal "normale" camminatore. In altre parole ci si puo' godere lo spirito di pace che spesso solo la montagna sa dare anche facendo fatica. Tra l'altro la fatica puo' essere domata nel tempo attraverso l'allenamento e quindi non essere per forza di cose cosi' estenuante da togliere le risorse necessarie per rendere non percepibili anche le altre sensazioni. Poi, ripeto, stiamo trattando un tema che si riferisce ad una sfera molto soggettiva date le differenti sensibilita' di ciascuno di noi.

Grazie comunque per aver lanciato uno spunto di riflessione, il forum e' bello anche per questo, anzi in questo modo si arricchisce ulteriormente.
a_45
Stefano - Skiador
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Re: I grandi della montagna lombarda.

Messaggiodi TARCI » domenica 3 gennaio 2010, 23:10

Skiador ha scritto:Non lo vedo applicabile appieno all'alpinismo e agli sport di montagna in generale: credimi, ci sono circostanze in cui la fatica non esprime necessariamente aggressivita' (puo' anche essere, ma dipende molto dalle persone), ma puo' essere vissuta con spirito simile a quello vissuto dal "normale" camminatore....
a_45

Si, si .. sono daccordo, era un ragionamento partito dalle considerazioni sul caso Bonatti che è stato clamoroso, e forse lo è ancora dato che ancora oggi la vicenda non è chiara ai più, cioè alla gente comune che ha vissuto quell'esperienza come una conquista staraordinaria dell'Italia risorta dalla guerra.
E qualche anno fa, alla fiera della montagna di Bergamo, dove si celebrava il 50° anniversario si parlava ancora dell'impresa di Ardito Desio e non di Bonatti, in quel di Bergamo !!!

Tornando a noi hai fatto un'affermazione che ritengo estremamente rappresentativa :
Skiador ha scritto: Tra l'altro la fatica puo' essere domata nel tempo....

La differenza la fa il tempo e la capacità dell'individuo di svincolarsi da esso, per il quale tendiamo a dare il significato di "prestazione" che per me è un altro spunto straordinario.
Certo se si sta scalando un 8000 il tempo conta eccome ! ma cerchiamo di vederlo come se fosse un modo diverso di interpretare la vita, quasi un pensiero filosofico, che era nei nostri genitori ad esempio:
Mia madre 60 anni fa (ai tempi del K2) partiva con gli amici in bicilcletta dalla stazione di Zogno ed andava a Mezzoldo (immagina le strade com'erano, le biciclette come cancelli senza lo shimano, gli indumenti non certo tecnici ed in più lo zaino) poi da Mezzoldo, lasciate le biciclette salivano al passo San Marco e di seguito ai laghi di Ponteranica;
la domenica successiva stesso cinema fino a Carona per poi salire sul Diavolo ecc...
Roba da Triatleti moderni !

Eppure per loro era solo la gita della domenica estiva, piacevole, divertente, rilassante, tutto fuor chè sportiva !

Cosè cambiato da allora ? Una risposta (non l'unica) è il tempo !

Se potessimo non dipendere dal tempo, non esisterebbero più le"imprese"...

Potremmo citare molti esempi di come l'interpretazione del tempo ha cambiato i nostri stili di vita in modo radicale ed innaturale : dal contadino che misurava il tempo con lo scorrere delle stagioni all'impegato che scandisce la giornata sui minuti....

Questa contrazione del tempo è innaturale ed una delle principali cause del nostro malessere quotidiano e delle nostre insofferenze......

Quando ci dedichiamo allo sport trasportiamo in esso questo stato di insofferenza del tempo inteso come prestazione per cui siamo soddisfatti se abbiamo fatto il giro della val taleggio in bicicletta con 2 minuti in meno della volta precedente, e non perchè la val Taleggio è bellissima da percorrere in bicicletta.

Devo ammettere che la montagna, proprio per sua natura, riesce ancora a conciliare il trascorrere del tempo con il piacere di trascorrerlo insieme ad essa !
Dipende, come dicevi te, dalla capacità dell'individuo di vivere con serenità quel momento, con la "leggerezza" del camminatore.
Quando si crea questa sinergia tra l'uomo ed il tempo, si avvia un vero processo di cambiamento positivo su se stessi.

In natura i grandi cambiamenti sono accaduti sempre in tempi lunghissimi...
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