di albcares » sabato 24 maggio 2008, 9:20
ritorno un momento sul tema del senso - sul tema della ricerca del senso - perchè mi pare emergano (nelle discussioni tra amici di treno) questioni interessanti.
- il camminare / il camminare in montagna: essere-sul-pianeta e spostarsi con i propri mezzi; certo, con ausili vari: ramponi-piccozza; imbrago, corda e moschettoni, ecc.; completamente avvolti in una dimensione di tempo polivalente - atmosferico, cronologico; interiore - determinato da meccanismi cosmici quali la rivoluzione terrestre (stagioni), la rotazione (giorno-notte); gli spostamenti di masse d'aria e le variazioni di pressione, di poche decine di millibar. Tutto questo può rappresentare "di per sè" un utile esercizio per ritornare in contatto con la cifra biologica della nostra esistenza, quella che è alla base di ogni realizzazione sovrastrutturale come il ruolo sociale, la realizzazione professionale, le sfide formative.
- il darsi degli obbiettivi e l'accettare - e il fronteggiare - il rischio: fissare una meta, pianificare l'escursione, iniziare a realizzarla e poi, magari, essere costretti a rinunciarvi per uno di quegli eventi accidentali che possono accadere, come scivolare e perdere un rampone; oppure proporsi di cercare il rampone e... non trovarlo; tali occasioni (ce ne sono ovviamente di assai più serie e critiche ) ci interrogano su un senso che comincia a oltrepassare la fisiologia dell'esistenza: introducono un tema finalistico che ha a che fare con la volontà, con le scelte. Anche questo orizzonte è dinamico, in un senso più interno, e ci pone tra le altre la questione dell'adattamento all'ambiente, dell'adattamento non tanto AI nostri sentimenti, ma DEI nostri sentimenti alle circostanze oggettive.
- il potere della parola; la parola trasforma la realtà nel senso almeno che trasforma la nostra realtà interna; attraverso il "dialogo", lo scambio di idee, che è in prima battuta il fluire del racconto di sè - di parti di noi che pensiamo "dicibili", di parti di avventure che ci sono capitate, di parti di eventi che ci hanno colpito - attraverso lo scambio di idee esponiamo noi stessi e ci rendiamo disponibili (poco o tanto). Rendiamo il nostro terreno permeabile agli altri; contribuiamo a creare le condizioni per permettere un cambiamento. Quale? non possiamo saperlo: possiamo soltanto accettare di cambiare, oppure negarci a questo.
Cercare un rampone perso due mesi prima può essere una sfida burlesca, o anche un modo per celare a se stessi, prima di tutto, altre ragioni o s-ragioni. Condividere il percorso può essere accettare di fare dei passi "insieme" - verso dove, non lo si può sapere, proprio come è incerto, ancora, tutto il progetto. La perdita è in-cancellabile: è avvenuta. Il proponimento di ri-trovare ciò che è stato perduto allude al "trovamento" di una cosa diversa; non sarà più quello là, il rampone: sarà arrugginito, logorato. O forse non si troverà. Comunque si sarà andati avanti, accettando di poter cambiare.