di cllocate » lunedì 12 novembre 2007, 9:52
Da l'Eco di Bergamo del 10/11
Per completezza riporto anche questo articolo :
Doppiette ridotte al silenzio La Provincia presenta ricorso
Parola al Consiglio di Stato dopo la sospensione del Tar Accolta un'istanza del Wwf: per ora stagione venatoria finita
Cari cacciatori, appendete le doppiette al chiodo, almeno per il momento. La stagione venatoria in terra orobica si ferma qui, a meno che non intervengano novità nelle prossime settimane.
Il Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Brescia ha infatti sospeso l'efficacia del Piano faunistico venatorio approvato dal Consiglio provinciale del 9 maggio 2006 (con variante del marzo scorso). La richiesta di sospensiva era stata presentata dal Wwf Italia. La motivazione addotta dal Tar è che «fra i motivi di ricorso appare non infondato quello attinente alla mancata previsione nel Piano impugnato del divieto di caccia nelle aree percorse dal fuoco» e vi è urgenza di provvedere in quanto è ancora in corso la stagione di caccia. A seguito dell'ordinanza del Tar, può proseguire esclusivamente l'attività di prelievo e di cattura di uccelli vivi a fini di richiamo, in quanto attività non considerata dalla vigente normativa esercizio venatorio.
Una decisione inattesa, una doccia gelata che ha scatenato immediatamente una serie di reazioni. Tra queste l'organizzazione di un presidio, questa mattina (dalle 11 all'una) davanti alla sede della Provincia, proprio contro il presidente di via Tasso, Valerio Bettoni come annuncia il consigliere regionale leghista Giosuè Frosio : «La caccia sta vivendo la sua stagione più difficile. Ma qualcuno deve assumersene la responsabilità. Perché siamo arrivati a questo punto? Perché Brescia ha inserito il divieto nelle aree già oggetto di incendi precedenti e Bergamo invece non l'ha messo? Porteremo cartelli e striscioni e inviteremo il presidente, l'assessore competente e i funzionari del settore a fare il proprio mestiere».
La Provincia intanto ha subito deciso di ricorrere al Consiglio di Stato contro il Tar. Dapprima è stata convocata una riunione con i tecnici dei settori faunistico e giuridico per definire gli interventi per attuare la sentenza del giudice amministrativo. Poi, ieri mattina la giunta provinciale ha per prima cosa dovuto disporre la sospensione dell'esercizio venatorio, compreso l'addestramento e allenamento cani, sull'intero territorio provinciale sino a nuova diversa pronuncia degli organi della Giustizia amministrativa. Quindi ha approvato con un'apposita delibera il ricorso in appello davanti al Consiglio di Stato per l'annullamento dell'ordinanza.
«Non ho parole – ha dichiarato il presidente della Provincia Valerio Bettoni –. Queste cose si possono affrontare e definire in tempi diversi senza creare tensioni all'interno della comunità. Questo è un mondo che opera sul territorio a tutela della fauna selvatica e dell'ambiente, permettendo a tutti i cittadini di goderne in termini positivi. Viviamo in un paese che ha bisogno di serenità e non di scontri ideologici».
La Provincia ritiene «la motivazione dell'ordinanza, illogica e infondata perché si fonda sull'accoglimento della sospensione basato esclusivamente sulla mancata previsione, nel Piano faunistico venatorio, del divieto di caccia nelle aree percorse dal fuoco; la Provincia infatti non disconosce l'esistenza del divieto in caccia in queste zone in quanto lo stesso discende direttamente dalla legge nazionale (L 353/2000). Del resto sarebbe fisicamente impossibile anticipare il possibile verificarsi di eventuali incendi che per loro natura sono episodici, localizzati e scaturiscono da fenomeni non controllabili e prevedibili dalla Provincia. Inoltre, l'individuazione delle zone boscate percorse dal fuoco, compete in via esclusiva ai Comuni, i quali devono censire tramite apposito catasto le aree. Non spetta quindi al Piano faunistico prevedere la presenza di tali zone».
L'assessore ad Agricoltura, Caccia e Pesca Luigi Pisoni ha espresso il personale dispiacere di fronte alla sospensiva del Tar: «C'è grande rammarico perché ancora una volta la caccia viene attaccata in maniera inspiegabile. I cacciatori sono persone che lavorano seriamente e purtroppo non vengono ripagati con la stessa moneta. Il cacciatore va a caccia 15 giorni all'anno e per il resto dell'anno si dedica al ripristino ambientale».
Dal canto suo il mondo delle doppiette è stupito, arrabbiato, deluso, sconcertato. E chi più ne ha più ne metta. Le rappresentanze provinciali di Federcaccia, Anuu, Migratoristi, Enalcaccia, Cpa, Libera caccia, Italcaccia e Arcicaccia esprimono il più profondo rammarico e per la decisione espressa dal Tar le cui conseguenze appaiono ingiustamente ed immotivatamente penalizzanti per gli oltre 14.000 cacciatori bergamaschi. Nello stesso tempo condividono unanimemente la decisione espressa dalla giunta provinciale di ricorrere d'urgenza al Consiglio di Stato per chiedere l'immediato annullamento del provvedimento.
Domani, lunedì, alle 18, le associazioni venatorie incontreranno il prefetto per sottoporre a lui e tramite lui, al Governo, «l'incresciosa situazione in cui versano oltre quattordicimila cacciatori bergamaschi, ma ancor prima cittadini italiani incensurati (condizione necessaria per il rilascio del porto d'armi) che - dopo aver fatto fronte al pagamento degli ingenti oneri tributari richiesti - chiedono soltanto di poter praticare un'attività ricreativa che è del tutto lecita».
Ma vanno oltre riservandosi «di adire le vie legali nei confronti del Wwf Italia al fine di ottenere integrale risarcimento dei danni patrimoniali e non, direttamente e indirettamente derivati e derivandi dall'iniziativa assunta per tutto il tempo di imposta sospensione dell'attività venatoria provinciale».
A tale minaccia Enzo Mauri del Wwf (direttore dell'oasi di Valpredina), replica di non avere nulla da temere «piuttosto vorrei che i cittadini si chiedessero di chi sono i soldi che la Provincia spende per i vari ricorsi e controricorsi a favore dei soli cacciatori: sono soldi di tutti». E alle lamentele di questi ultimi giorni risponde secco: «Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Noi, io personalmente, avevo partecipato al tavolo tecnico per redigere il Piano faunistico. Con l'obiettivo di far rispettare le leggi. Perché la legge consente di esercitare la caccia purché questa non contrasti con le esigenze di tutela della fauna. Un principio che deve essere recepito dall'amministrazione che disegna il Piano, un'amministrazione che invece ha accettato tutte le richieste (politicamente trasversali) del mondo venatorio. Così il tavolo è saltato, così c'è già stato un primo stop del Consiglio di Stato. E adesso questa clamorosa sospensione mentre la caccia è in corso. Voglio sottolineare che le Province nostre vicine se ne sono ben guardate dal disegnare Piani come quelli di Bergamo: e le loro doppiette infatti non sono state fermate da alcuno. Ma – conclude l'esponente del Wwf – ricordo anche che il nostro ricorso, che verrà discusso a gennaio, è basato su ben undici punti a nostro parere fuorilegge. Anche se l'obiettivo del Wwf non è quello di vietare la caccia, ma piuttosto di poter contare su una caccia sostenibile».
Rosella del Castello