Tutela del Branzi, Branzi non si consorzia

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Tutela del Branzi, Branzi non si consorzia

Messaggiodi Lupogrigio » martedì 25 ottobre 2005, 22:47

Tutela del Branzi, Branzi non si consorzia
(L'Eco di Bergamo - 21/10/2005)
Cinque aziende bergamasche si uniscono per difendere il tipico formaggio della Val Fondra Non entra nell'iniziativa la Latteria sociale casearia del luogo che ha dato il nome al prodotto. È nato un consorzio per la tutela di un formaggio di grande tradizione casearia come il Branzi. Curiosamente tra i produttori che si sono uniti manca la Latteria sociale casearia del paese dell'Alta valle Brembana - ramo della Val Fondra - dove il Branzi è prodotto da almeno tre secoli. È un consorzio del Branzi dove non compaiono operatori di Branzi quindi. L'iniziativa di tutela che punta a caratterizzare come strettamente bergamasco il Branzi è partita infatti da un gruppo di cinque operatori attivi in altre aree della provincia: la Cooperativa sociale Sant'Antonio di Val Taleggio, la Casera Monaci di Almenno San Salvatore, i Caseifici Paleni di Casazza e Fratelli Paleni di Gromo, e Monaci di San Giovanni Bianco. Insieme hanno una produzione complessiva di 100 mila forme annue (peso medio di una forma:10 kg) corrispondente all'80% della produzione bergamasca di Branzi, ottenuta lavorando esclusivamente il latte conferito da aziende attive sulla montagna.

Resta fuori invece la Latteria sociale casearia di Branzi che ha fatto altre scelte aziendali. Il fatto che è abbastanza singolare pur se motivato dai responsabili della cooperativa branzese con la considerazione che, a loro parere, il vero Branzi non solo deve essere prodotto in Bergamasca e con latte di montagna, ma deve essere prodotto anche a Branzi. Il Consorzio di tutela - che ha sede legale presso la Camera di Commercio di Bergamo - è stato appena costituito con atto notarile e si è dotato di disciplinare consortile e produttivo. Il consiglio direttivo è formato dal presidente Claudio Paleni di Casazza, affiancato dai vicepresidenti Fabrizio Paleni di Gromo e Roberto Monaci di Almenno San Bartolomeo e dai consiglieri Alvaro Ravasio di Valle Taleggio e Antonio Monaci di San Giovanni Bianco.

Direttore del consorzio è Renato Rodigari presidente del Gruppo gastronomi dell'Ascom. «La finalità del consorzio - precisa Rodigari - è un impegno dei produttori a garantire una tutela che finora è mancata, andando a discapito di questa produzione tipicamente e storicamente bergamasca. Il Branzi è un formaggio che merita rispetto e valorizzazione anche perché è componente di base di una vasta gastronomia locale, e per valorizzazione ovviamente si parla anche di promozione di immagine».

Si ripete quanto successo in Valtellina per il Bitto, dove i produttori delle valli del bitto non vogliono, a ragione, riconoscere per tale un formaggio prodotto con latte di "pianura".

Mi chiedo cosa centino la Valcavallina e l'alta valle seriana col nostro Branzi, certamente produrranno ottimi formaggi, ma se la zona di produzione si estende come parlare di tipicità del prodotto.
Nessuno in valle brembana copia l'ottima formagella della val cavallina, tanto per dirne una.
Abbiamo un ottimo "Formai de mut" promosso dalla tenacia dell'indimeticato Apeddu ed ora apprezzato e conosciuto anche fuori regione, per non parlare del Taleggio e del riscoperto Strachitunt.
Lo storico marchio FTB dalla Latteria Sociale di Branzi, che, a mio avviso, giustamente si è dissociata dall'iniziativa, andava ulteriormente promosso ed esteso ai produttori della valle che garantissero l'uso di latte delle nostre valli e lo stesso disciplinare di produzione, incentivando quei pochi contadini coraggiosi che non vogliono mollare le nostre montagne.
Il campanilismo e la cura del proprio orticello continuano a predominare su iniziative comunitarie con il proliferare di consorzi e marchi dei quali non vedo necessità.

Dulcis in fundo si parla di sciogliere le Comunità Montane, unici enti territoriali omogenei ai quali demandare il coordimanto di Comuni, Enti, Consorzi ed associazioni varie.

Al lupogrigio si rizzano i peli sempre + grigi e + radi.
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Messaggiodi francesca » mercoledì 26 ottobre 2005, 7:27

La formazione del Consorzio di tutela è il primo passo per ottenere il DOP, titolo di cui già si fregiano sia il Formai de Mut che il Bitto (che ha già da anni definito l'areale di produzione). A questo punto c'è da chiedersi perché i produttori della Val Fondra non abbiano avviato loro la procedura per l'ottenimento del DOP per il Branzi e si siano fatti bruciare sul tempo da altri produttori.....
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Formaggio Branzi

Messaggiodi Elle » mercoledì 26 ottobre 2005, 12:53

Dal messaggio precedente: "Morale della favola: Chi dorme non piglia pesci."

Non credo che a Branzi abbiano dormito, anzi, da quanto mi risulta hanno certificato tramite un Ente di Certificazione il loro Sistema Produttivo secondo la norma ISO 9001:2000; norma riconosciuta a livello internazionale.

Saluti.
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Re: Formaggio Branzi

Messaggiodi francesca » mercoledì 26 ottobre 2005, 13:04

Elle ha scritto:Dal messaggio precedente: "Morale della favola: Chi dorme non piglia pesci."

Non credo che a Branzi abbiano dormito, anzi, da quanto mi risulta hanno certificato tramite un Ente di Certificazione il loro Sistema Produttivo secondo la norma ISO 9001:2000; norma riconosciuta a livello internazionale.

Saluti.


Vuoi mettere con un DOP???

Bello vedere su un formaggio: certificato norma ISO 9001:2000.
Un messaggio chiaro al consumatore, non c'è che dire.....(le norme ISO esistono per le viti, le motoseghe, le caldaie, i sistemi di smaltimento delle acque reflue, etc. etc.).

Comunque hai ragione, a Branzi non dormono di certo, il caseificio è bellissimo e moderno, il negozio si presenta bene e la clientela non manca.

Credo che quello che manchi sia una politica unitaria per l'agricoltura....


P.S. Una domanda....ma com'è che a Branzi, contrariamente al caseificio di Valtorta, il burro non lo finiscono mai? Dove lo trovano tutto 'sto latte???? In valle??? Mah.....Ognuno coltiva il suo orticello, ma la mucca magari la munge da un'altra parte......

P.P.S. Anche il DOP è riconosciuto a livello europeo, e in più impedisce che un formaggio con lo stesso nome venga prodotto in Cina.... Non credo che, a livello alimentare, esista tutela migliore.
francesca
 

Messaggiodi eleunamme » giovedì 27 ottobre 2005, 16:36

Anche da qui si denota la mentalità che "preziosamente" si vuole conservare.

Gli strumenti per tutelare prodotti artigianali agroalimentari sono da abbinare anche ad una intelligente azione promozionale, commerciale e distribuzione. A Milano è quasi impossibile trovare il Branzi vero di Branzi.... Se ne trovano mille altri e non si capisce il perchè possano avere lo stesso nome !

DOP, Certificazioni, Marchio, sorveglianza della concorrenza sleale....

Forse qualche consulenza non farebbe male !
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Messaggiodi Franco2 » domenica 30 ottobre 2005, 15:48

Ahimè,

ormai perfino in Val Fondra può capitare di trovare formaggio Branzi che "puzza" di Zola e che pizzica la lingua, e non quello genuino, che invece dalla sua pasta morbida e quasi un po' dolcina emana e "sa" di quelle essenze vagamente amarognole che il latte può acquisire solo dal pascolo sull'Alpe; "una volta" quella era invece la regola, e chiunque sul posto comprasse "Branzi" veniva educato ed allettato ad apprezzare quei sapori e profumi, a mani basse, perchè si caricavano le alpi e non c'erano le alternative fatte di latte forestiero assolutamente insipido; ora le cose non vanno quasi più in quel modo.

C'é in giro troppo latte cagliato e formato in trasferta, troppe botti che risalgono la valle appesantite da hl. di latte ricavato da paddock di pianura, che riscendono leggere leggere.

Se si vuole certificare e proteggere il Branzi bisogna rilanciare alla grande la pratica dell'alpeggio, recuperare le baite e le casere per poi vincolare l'autenticazione delle forme alla provenienza locale del latte, che si deve anche mungere in certi orari e con certi accorgimenti.

So di non dire nulla di nuovo, ma se non si farà questo, se non si provvederà a vincolare il formaggio alla "pastura" speciale che serve per farlo, chiunque potrà fabbricare un falso Branzi clamoroso ed abituare il consumatore a certe "schifezze" che da troppo tempo si vedono in giro.

In Francia le cose vanno diversamente: se un formaggio si picca d'essere "bergere", ebbene, da latte di pascolo viene di sicuro, e chi s'è fatto da bambino gusto e fiuto sui veri Branzi d'antan se ne accorge immediatamente e ricorre con la memoria (sniff/gnam!) alle bontà quasi perse … .

Speriamo che le cose cambino, ci vorrà tempo, ma bisogna pur cominciare.

Tra l'altro il ripristino degli alpeggi apporterebbe notevoli benefici alla conservazione dei suoli (cótech), dei sentieri, delle mulattiere, ma per fare questo occorre tanto $£€, per sostenere chi va a monticare d'estate, ché poi deve campare anche per il resto dell'anno.

Ciao


Franco
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Messaggiodi IW2LBR » martedì 8 novembre 2005, 20:01

Per correttezza e aggiungere alla discussione anche le ragioni della Latteria, qui su questa discussione molte volte citata...... posto l'email che oggi e' arrivata alla nostra redazione di Valbrembanaweb......

Gentile redazione di Valbrembana Web, sono Maroni F. responsabile della qualità della latteria sociale di Branzi, stuzzicato dal piacevole scambio di opinioni comparse sul vostro forum, a nome dell'azienda che rappresento, vi invio un articolo che, a mio avviso, chiarirà le idee dei vostri utenti.(Pubblicato da importantissime riviste di settore a tiratura nazionale). Con l'augurio di vederlo nel forum cordialmente saluto........

La storia del formaggio tipico Branzi, legata alla tradizionale fiera di San Matteo “An va ai Branz a cumprà ol formai”. L'origine del formaggio Branzi è strettamente legata al territorio d'origine, circoscritto al comune dell'omonimo paese, posto alla confluenza delle tre valli alte del fiume Brembo.

An va ai Branz a cumprà ol formai”, letteralmente “Vado a Branzi a comperare il formaggio”. Così dicevano in dialetto bergamasco gli avventori della storica fiera di San Matteo che da Bergamo ma anche dai centri minori della bergamasca (oltre che da Brescia e dal bresciano) si recavano “su a Branzi”, paese di poche anime ma di forte tradizione casearia, situato alla confluenza delle tre Valli Alte del fiume Brembo. Lassù, una volta all’anno, il 24 settembre, si teneva la classica “tre giorni” della vendita all’incanto dei formaggi.

Era quello un appuntamento importantissimo per l’economia della zona: basti pensare che in così pochi giorni - e per di più alla metà del XIX secolo - venivano piazzate più di quindicimila forme di formaggio. Agli inizi del Novecento, in concomitanza con la fiera, iniziò ad essere allestita una mostra-concorso del formaggio, al fine di sostenere il miglioramento qualitativo della produzione e di individuare le forme migliori e i casari più bravi. Tra questi (eravamo giunti a metà del secolo scorso), uno che si fece notare per le doti sopraffine di questa vera e propria arte, fu Giacomo Midali, che nel 1953 decise di fondare, assieme ad altri piccoli produttori, la cooperativa “Latteria Sociale di Branzi Casearia”. L’obiettivo dichiarato era quello di produrre e commercializzare Branzi per dodici mesi l’anno: una vera e propria rivoluzione, visto che sino ad allora quel formaggio era stato prodotto esclusivamente nel periodo estivo utilizzando esclusivamente latte intero, anche in virtù della diminuzione del prezzo che il burro aveva subìto nel dopoguerra. Sempre per volontà di Midali e della Latteria Sociale, quel formaggio fatto a Branzi, dal 1958 iniziò a essere marchiato “Ftb Branzi”, dove Ftb sta per “Formaggio Tipico di Branzi”.

La Latteria Sociale di Branzi riunisce oggi settanta piccole aziende agricole con una media di quindici vacche ciascuna, in genere di razza Bruna Alpina, sparse sul territorio della Val Brembana, producendo e stagionando trentamila forme di Ftb Branzi all’anno. Nonostante il forte attaccamento alla tradizione e alle metodologie di piccola scala, la tecnologia è qui entrata a far parte del processo produttivo, ma senza snaturare l’artigianalità, come confermano le molte operazioni svolte volutamente ancora in maniera manuale, tra cui la rottura della cagliata. Oggi come allora, questo formaggio dalla crosta liscia e giallastra, dalla pasta morbida e dal colore paglierino, viene fatto stagionare nelle casere di Branzi per un minimo di sessanta giorni (centottanta giorni lo stagionato e un anno il riserva). Il Branzi, simile per certi versi ad altri formaggi alpini (il Bitto, la Fontina, il Montasio, etc.) ha un sapore unico - dolce e delicato da giovane e forte e tendente al piccante quando stagiona - per via delle caratteristiche pedoclimatiche e delle particolari essenze vegetali presenti nei foraggi della zona.

La recente nascita di un consorzio voluto da caseifici che producono Branzi non nei luoghi d’origine non trova impreparata la Latteria Sociale di Branzi, che a quel consorzio non ha voluto aderire ritenendo che il Branzi debba rimanere legato ai fattori produttivi di sempre, la gran parte dei quali inscindibili dal territorio. In questo senso la Latteria Sociale di Branzi ha adottato un sistema di tracciabilità e d’autocontrollo conformi alla recenti normative, attraverso il sistema di tracciabilità Uni 11020:2002 e la certificazione di prodotto. Il certificato Uni è stato consegnato il 18 aprile scorso dai responsabili dell'ente di certificazione Dnv Italia (Det Norske Veritas, lo stesso che opera per conto del Consorzio del Parmigiano-Reggiano) ai responsabili dell’azienda. La verifica della tracciabilità ha riguardato il latte, il caglio e i fermenti e ha coinvolto i processi di raccolta del latte, lavorazione e stagionatura. Le caratteristiche specifiche oggetto di certificazione sono: il latte crudo proveniente dalle valli Brembana, Imagna e Serina; il formaggio prodotto e stagionato nel comune di Branzi; la stagionatura minima garantita (60 giorni il fresco, 180 lo stagionato, 12 mesi il riserva).

«Il riconoscimento del marchio FTB (Formaggio Tipico Branzi) come marchio di qualità», assicurano i responsabili della latteria, «non è che una tappa in un percorso di valorizzazione del territorio, al fine di favorire il rilancio dell'agricoltura e degli allevamenti di montagna».

Latteria Sociale di Branzi Casearia
Via S. Rocco, 41/B - 24010 Branzi (BG) - Tel e fax: 0345-71074
e-Mail: info@formaggiobranzi.com
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Messaggiodi Franco2 » giovedì 10 novembre 2005, 11:53

Ecco il vero senso della tutela dei prodotti: bisogna vincolarli alla zona tipica, tradizionalmente dedita alla loro produzione.

La preoccupazione della latteria sociale non è peregrina: anni fa il Taleggio è stato "vincolato" ad una zona tanto ampia che, pur comprendendola (e ci mancava altro!), relega l'omonima valle quasi ai margini, in disparte: se non erro si può produrre "Taleggio" dal Culmine di S. Pietro fino al Lago di Como attraverso la Valsassina (e fin qui forse passi), ma poi risale dal Lago, si va vino in Val Chiavenna e fino a Porlezza, addirittura dall'altra sponda del Lario a quella del Ceresio … un po' troppo, no?

Branzi è BRANZI, prende il nome dal luogo dove s'incontrano i due rami (branch, brans …) del Brembo di Carona e di Cambrembo/Foppolo: si può proseguire a valle, diciamo fino al confine di Fondra con Moio; oltre siamo decisamente fuori dalla zona tipica di produzione del latte usato per fare vero formaggio di Branzi, che comprende al massimo i territorî di Branzi, Valleve, Foppolo, Carona ed Isola di Fondra; ma sarebbe di certo simpatico, molto interessante ed istruttivo che il responsabile della latteria sociale ci dicesse qualche cosa di più sulle peculiarità tradizionali del prodotto, sulle modalità di scelta del latte, di cagliata, salatura, messa in forma, stagionatura …


Ciao


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Messaggiodi callon » giovedì 10 novembre 2005, 12:58

Vogliamo mantenere gli alpeggi e le persone che ci lavorano !
che sono sempre di meno, e permettiamo di produrre il Branzi con il latte di pianura e della bassa valle? o magari chisa' un domani le grandi fabbriche della produzione di formaggi, senza far nomi, se ne vanno in Cina dove la manodopera costa meno, cosi' abbiamo il Branzi che arriva dalla Cina.

BISOGNA MANETENERE LA PRODUZIONE NEI LUOGHI DI ORIGINE
La lateria Branzi ha fatto bene a non aderire. A proposito ma sapete che il Formai de Mut ci sono due tipi in vendita? l'etichetta rossa e blu. Formai de Mut etichetta rossa puo' essere prodotto in valle ma anche a bassa quota, mentre il formai de mut etichetta blu e' fatto direttamente nelle casere sui monti. E poi se si vuole il formaggio buono che sia Formai de Mut o il Branzi si deve comprarlo in zona di origine.
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