Ritrovamento di armi partigiane in Val Asinina

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Ritrovamento di armi partigiane in Val Asinina

Messaggiodi daveverdell » martedì 18 ottobre 2011, 15:16

Domenica 19 Ottobre 2011 - Valtaleggio

Ritrovamento di armi partigiane in Val Asinina

Mai avrei pensato un giorno di poter essere testimone di un ritrovamento storico e descriverne la vicenda, eppure questa volta mi è proprio capitata a me a_19 . Infatti domenica scorsa mentre effettuavo un'uscita didattica con il CAI di Bergamo, e mentre ci addentravamo in Valle Asinina (valle impervia e con pochi sentieri tracciati) sono stato testimone diretto di un ritrovamento di armi, attribuibili con molta probabilita alla resistenza partigiana. Tutto si è svolto per una serie di coincidenze e molta fortuna a_21 come infatti avviene disolito nella maggior parte dei casi, quando si fanno delle scoperte. Mentre ci siamo fermati parecchi minuti ad ascoltare delle spiegazioni di fauna locale, quando noto quella che mi sembra essere una piccola tana di qualche animale tipo volpe o tasso, quindi visto l'argomento chiedo se quella vista da mè possa essere attribuibile a qualche animale, ma la mia domanda viene subito smentita da diverse motivazioni, da chi più esperto di mè sa interpretare meglio il territorio e quello che gli animali fanno.

A questo punto mentre le nozioni continuano, osservo quella stana buca, quasi attratto ed incuriosito senza un'apparente motivo, ad un certo punto un ragazzo in parte a me vede sbucare qualche cosa dalla terra e mi dice "mi sembra ci sia sotterato qualcosa" allora non perdo tempo e sposto con le mani la terra... quello che semprava un pezzo di ferro si materializza in una parte terminale di un fucile a_19 , naturalmente interrompo la lezione per mostrare la mia scoperta e tra l'incredulo e lo scetticismo dei partecipanti. A quel punto non posso che fare luce nel buco e trovo fondatezza, in quello che immaginavo e cioè che quello fosse un nascondiglio di armi dei partigiani (visto che nella zona ai tempi della guerra c'era parecchia resistenza) infatti noto anche una mitraliatrice tutta arrugginita d'epoca. La scoperta mi riempie di contentezza per essere testimone e scopritore di un nascondiglio, che per più di 70 anni è rimasto inviolato e finalmente ha trovato la luce. Passata l'enfasi, una volta rientrati dall'escursione, vengono avvisati i Carabinieri della nostra scoperta, sebbene la telefonata non è stata fatta da me, mi viene riferito che hanno preso carico della vicenda, ma quello che succederà da adesso in poi lo racchiuderei con un vecchio detto.... adesso è tutta un'altra storia! a_45

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La Valle Asinina sulle pendici del Cancervo

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Re: Ritrovamento armi partigiane in Val Asinina

Messaggiodi MaCa » martedì 18 ottobre 2011, 16:32

a_19 a_19 a_19 complimenti Dave!! a_2
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Re: Ritrovamento armi partigiane in Val Asinina

Messaggiodi pendughet » martedì 18 ottobre 2011, 16:52

L'area con certezza è stata teatro di un'accesa guerra partigiana in particolare nell'inverno '44-45. Chi ha nascosto quelle armi - frutto di razzia nei depositi della GNR o direttamente prese ai combattenti dell'altra parte- probabilmente pensava di servirsene per qualche imboscata. Forse poi caduto a sua volta prima di farne uso e di conseguenza impossibilitato a rivelarne il nascondiglio. Da quel poco che mi sembra di scorgere si tratta di mitra e fucili in dotazione all'esercito italiano ( mitra sten?) . Dovevano esserci anche le munizioni. Non ne avete rinvenute?
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Re: Ritrovamento armi partigiane in Val Asinina

Messaggiodi pluto » martedì 18 ottobre 2011, 17:10

dal libro: I martiri di Cantiglio di Bottani, Giupponi, Riceputi

Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre del 1943 a Cantiglio, un gruppo di cascine abitate solo d’estate ai piedi del Cancervo, si era costituita una banda partigiana. Ne era comandante il maggiore "Enzo", Vincenzo Aulisio, originario di Foggia e giornalista a Milano, amico di Ferruccio Parri e dirigente di Giustizia e Libertà. Aulisio è un uomo limpido e dai saldi ideali (finirà ucciso a badilate in un lager tedesco), ma non ha la stoffa del capo. La personalità dominante della formazione diventa così ben presto quella di Giorgio Issel, ex sottotenente di artiglieria già facente parte della "Genova bene", dotato di notevole cultura e soprattutto delle capacità di comando necessarie per dare una prima organizzazione ad alcune decine di uomini di diversa origine e mentalità. Issel, ebreo nato nel 1919, era imparentato con la famiglia Cima di San Giovanni Bianco. All’indomani dell’8 settembre aveva scelto la strada della resistenza attiva entrando a far parte del gruppo Carenini che operava nel Lecchese. Disperso questo gruppo, nel rastrellamento del 18 ottobre, aveva raggiunto, con alcuni compagni la Valle Brembana, scegliendo appunto Cantiglio per ricostituire la formazione, incoraggiato in questo anche dalla vicinanza e dall’aiuto della famiglia Cima.

Del gruppo facevano parte numerosi altri elementi che ritroveremo nelle vicende della Resistenza bergamasca: Penna Nera, Guglielmo, i fratelli Angiolino e Valentino Quarenghi e Gastone Nulli, un ex tenente del controspionaggio che diverrà comandante della 86^ Brigata Garibaldi e soprattutto il personaggio più discusso delle vicende resistenziali in Valle Brembana. C’erano poi alcuni ex prigionieri neozelandesi, greci, francesi, inglesi e jugoslavi e una decina di giovani di San Giovanni Bianco. L’armamento consisteva in vecchi fucili mod. 91 e un mitragliatore tipo Breda e assai scarse erano anche le munizioni. L’esistenza della banda non era naturalmente passata inosservata. Già a fine ottobre il Segretario del fascio di San Giovanni Bianco Carlo Galiberti ne aveva informato la Federazione fascista di Bergamo. Ci fu inoltre un delatore, Luigi Viligiardi, uno sfollato milanese che si era stabilito alla Costa San Gallo il quale, dietro compenso denunciò alla Kommandantur di Bergamo Issel e compagni. Costui verrà poi fucilato alla fine della guerra davanti al cimitero di San Giovanni Bianco.

A fine novembre dunque messi sull’avviso che si stava organizzando un’operazione di rastrellamnento, la maggior parte dei componenti della banda decise di abbandonare Cantiglio, rifugiandosi sul Cancervo e in Valle Taleggio. A Cantiglio era rimasto solo un piccolo presidio capitanato da Issel che aveva ritenuto improbabile un rastrellamento a breve scadenza, vista l’abbondante nevicata che era caduta in quei giorni rendendo assai disagevoli gli spostamenti in quella zona impervia. Così invece non fu. La notte tra il 3 e il 4 dicembre un centinaio di militi fascisti e una cinquantina di SS tedesche, al comando del capitano Bussolt, prendono d’assalto Cantiglio da tre diverse direzioni. Una squadra sale dalla mulattiera che proviene dal Ponte del Becco, un secondo gruppo parte dall’Orrido della Val Taleggio, i più numerosi salgono dalla Pianca dove svegliano il parroco don Ugo Gerosa che era in contatto con i partigiani e, sotto la minaccia delle armi, lo costringono a far loro da guida verso Cantiglio assieme a due ragazzi, i cugini Giovanni e Guido Dogadi. "Ero di turno alla seconda centrale - racconta Giovanni Dogadi - quando un gruppo di tedeschi armati, dopo aver scavalcalo il cancello, si mise a bussare con forza al portone. Aprii e i tedeschi mi intimarono di seguirli per far loro strada verso Cantiglio. Non mi lasciarono nemmeno il tempo di mettermi gli scarponi e dovetti uscire con gli zoccoli. Fatti pochi passi lungo il ripido e sconnesso sentiero coperto di neve, gli zoccoli si ruppero e fui costretto a proseguire a piedi nudi, con continui scivoloni. Arrivati ai prati di Cantiglio, mi fu ordinato di tornare indietro, cosa che feci di corsa. Lungo la discesa, tra uno scivolone e l’altro, mi giunse l’eco dei colpi di mitraglia che si sparavano a Cantiglio". "Nevicava a dirotto - racconta dal canto suo don Ugo Gerosa - ed erano circa le tre di notte. La neve rendeva arduo il cammino. Legato con una corda perchè non potessi fuggire, cercai con ogni mezzo di dare qualche segnale ai partigiani del nostro arrivo. Già prima, dalla mia canonica, mentre stavano arrivando i fascisti, avevo acceso ripetutamente la luce, malgrado l’oscuramento, nella speranza che qualcuno se ne avvedesse e sospettasse che c’era in corso questa azione. Anche lungo la strada cercai di mettere sull’avviso i partigiani accendendo, col pretesto di fumare, numerosi fiammiferi. Ma tutto fu inutile. Arrivati all’inizio dei prati che si distendono sotto il nucleo delle cascine di Cantiglio, venni liberato e costretto a tornarmene a casa. Così mi fu impossibile fare altri tentativi per avvertire quei poveri sventurati che credo stessero dormendo". E sicuramente era così. Colti di sorpresa, i partigiani iniziano un disperato tentativo di resistenza, ma ben presto sono sopraffatti dalle soverchianti forze nemiche. Sorpresi con le armi in pugno, vengono trucidati lssel, il francese Raimond Marcel Jabin e il sangiovannese Evaristo Galizzi. (continua)

Gli altri riuscirono a stento a mettersi in salvo, mentre quattro partigiani, catturati e non trovati in possesso di armi, furono risparmiati, per finire poi in un campo di concentramento tedesco. Jabin, maresciallo aviatore di Fontainebleau, gollista, era un evaso dalla Grumellina e aveva trovato rifugio in un primo momento a Villa d’Almé presso Dami e Mazzolà, unendosi al gruppo di lssel dopo un rastrellamento. Evaristo Galizzi, nato a San Giovanni Bianco nel 1922, era uno dei tanti che avevano preferito la clandestinità piuttosto che entrare nell’esercito della Repubblica Sociale. Prima di tornare a valle, i rastrellatori saccheggiarono e incendiarono poi tutte le baite e la chiesetta della piccola frazione. L’operazione si concluse nel primo pomeriggio di quel 4 dicembre.

Il giorno dopo il messo comunale di Taleggio, Abramo Bellaviti, salito a Cantiglio per ordine dei carabinieri, vi trovò il corpo dei tre partigiani, abbandonati sopra un mucchio di ghiaia. Erano crivellati di pallottole e Jabin aveva il ventre squarciato ed il volto segnato da colpi di pugnale. I tre caduti vennero portati a Pizzino con l’aiuto dei compagni superstiti e là furono sepolti tre giorni dopo, di notte, senza alcuna cerimonia. I solenni funerali avvennero solo dopo la Liberazione. Ai tre caduti di Cantiglio è dedicata la piazza principale di San Giovanni Bianco.
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Re: Ritrovamento armi partigiane in Val Asinina

Messaggiodi IW2LBR » martedì 18 ottobre 2011, 17:16

Complimenti Davide della scoperta.. a_14
come scritto dal libero della Resistenza e riportato sopra... potrebbero essere Fucili mod. 91 e mitragliatore tipo Breda
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Re: Ritrovamento armi partigiane in Val Asinina

Messaggiodi pluto » martedì 18 ottobre 2011, 17:20

questo dovrebbe essere un MAB 38

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e questo un fucile 91...
forse è ingrandito e non sembra ma dovrebbe essere la punta dove lungo l'astina poggiava il manico della baionetta.

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potrebbero essere state nascoste dai partigiani "usciti senza armi" e poi non più recuperate perchè deportati nei campi di concentramento...
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Re: Ritrovamento armi partigiane in Val Asinina

Messaggiodi daveverdell » martedì 18 ottobre 2011, 17:22

pendughet ha scritto:L'area con certezza è stata teatro di un'accesa guerra partigiana in particolare nell'inverno '44-45. Chi ha nascosto quelle armi - frutto di razzia nei depositi della GNR o direttamente prese ai combattenti dell'altra parte- probabilmente pensava di servirsene per qualche imboscata.
Forse poi caduto a sua volta prima di farne uso e di conseguenza impossibilitato a rivelarne il nascondiglio. Da quel poco che mi sembra di scorgere si tratta di mitra e fucili in dotazione all'esercito italiano ( mitra sten?) . Dovevano esserci anche le munizioni. Non ne avete rinvenute?

Ciao Pendughet, leggo con piacere che sei informato bene sul tema, guarda il tuo pensiero è lo stesso che ho avuto io, molto probabilmente chi ha nascosto le armi è deceduto in guerra e si sono persi i contatti con quel nascondiglio, anche perche se qualcuno sapeva del posto, successivamente sarebbe andato a riprendersi le armi o le avrebbe rivestite con stacci o quant'altro e poi rinascoste, invece sembra che siano lasciate li per un'utilizzo che sarebbe stato fatto a breve.

Per quanto riguarda le munizioni penso pure io che ce ne siano ma adesso questo lavoro spetta alle forze dell'ordine o esercito, noi abbiamo solo fatto le foto per quello che si vedeva e poi sono stati avvisati i Carabinieri, anche perche nessuno si fidava a toccare niente (giustamente) non si sa mai che ci fossero magari delle trappole oppure che magari visto come sono arrugginiti e in condizioni pessime come si vede dalle foto possa partire un colpo o scoppiare in canna.
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Re: Ritrovamento armi partigiane in Val Asinina

Messaggiodi Brembanus » martedì 18 ottobre 2011, 20:24

Farei tre ipotesi, ma ce ne potrebbero essere delle altre.

1. Le armi potrebbero essere state nascoste dopo la Liberazione: quando nel maggio '45 arrivò l'ordine di consegnarle e di sciogliere le formazioni partigiane. Non tutti però, specie nel "triangolo rosso" rispettarono l'ordine, anzi, le armi le nascosero per bene. Così potrebbe essere accaduto anche da noi,anche se sarebbe la prima documentazione di un tale atteggiamento..

2. La Valle Asinina era area di passaggio tra la Val Taleggio e l'alta Valle Brembana (attraverso il Baciamorti) o la media Valle (attraverso Cantiglio). Era luogo molto frequentato dai partigiani che potrebbero aver nascosto qui le armi quando, dopo i rastrellamenti dell'ottobre 1944, decisero di riparare in alta valle. Oppure lo avrebbero potuto fare coloro che decisero di scendere momentaneamente a valle a seguito del proclama di Alexander. Però poi le armi sarebbero dovute tornare in possesso dei partigiani. Da notare che in quella zona c'era l'abitazione di Vitalino, commissario dell'86.ma Brigata Garibaldi.

3. Nell'estate del '44 la zona fu teatro di un paio di aviolanci angloamericani e sappiamo che parecchio materiale andò disperso o finì nelle mani dei mandriani che erano sugli alpeggi, i quali potrebbero aver prelevato i viveri e nascosto le armi.

A Pluto devo dire, a onor del vero, che la storia dei Martiri di Cantiglio è contenuta nel libro "La Resistenza in Valle Brembana" di Bottani, Giupponi, Riceputi.
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Re: Ritrovamento armi partigiane in Val Asinina

Messaggiodi andrea.brembilla » martedì 18 ottobre 2011, 20:38

Brao Dave e bravi quelli del CAI Bergamo per la scelta del luogo dell'escursione. a_14

Ora spazio agli storici... e speriamo che nel frattempo chi di dovere abbia già fatto un sopralluogo a tutela del rinvenimento (la voce si sparge in fretta...).
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