Ovviamente, le valanghe riguardano non solo gli scialpinisti, ma anche - e direi soprattutto - chi scia in fuoripista usando gli impianti per salire, perchè non ha modo di valutare la neve in salita e, spesso, si lascia "prendere" dall'entusiasmo, sottovalutando i pericoli.
Valanghe_Istruzioni per l’uso
Un famoso detto alpino recita: “La valanga cade dove è già caduta, dove non è mai caduta e dove non cadrà mai più”. Come dire che le valanghe sono difficilmente prevedibili, sorprendendo non di rado anche gli esperti. Cerchiamo quindi di conoscerle un po’ meglio, tenendo conto che le valanghe che più interessano gli scialpinisti sono quelle a lastroni, cioè costituite da grandi lastre (o strati) di neve compatta.
Fattori di formazione
I principali fattori che concorrono alla formazione delle valanghe sono, in pratica, gli stessi che occorre considerare in sede di prevenzione. La causa prima delle valanghe è costituita dalle precipitazioni nevose, la cui entità comporta un graduale aumento del pericolo. Bastano già 50 centimetri di neve fresca per avere un generale pericolo. A volte, però, più che la neve conta il vento, definito "il fabbricante di valanghe": in presenza di vento, sono già sufficienti 10 - 20 centimetri di neve fresca per creare una situazione di concreto pericolo in conche, avvallamenti e canaloni. Un altro fattore rilevante è la temperatura: se rimane costantemente bassa (come nei versanti nord) il pericolo di valanga si prolunga anche per mesi. Se la temperatura cresce gradualmente, la neve può assestarsi e consolidarsi. Viceversa, se la temperatura si alza rapidamente, si ha un altrettanto rapido aumento del pericolo. Importante anche la pendenza dei pendii: più è alta, più cresce il pericolo.
Prevenzione
Una corretta prevenzione dovrebbe partire fin dall'inizio della stagione invernale, con la regolare consultazione del bollettino nivometeorologico al sito http://www.arpalombardia.it/meteo/. Una volta iniziata l'escursione, è importante guardarsi costantemente attorno, in modo da avere sempre nuovi elementi di analisi: spessore della neve, cornici, erosione dei costoni, valanghe già cadute, vento, orario della giornata etc. L'esatto itinerario cercherà di sfruttare al meglio le caratteristiche del terreno: saranno preferiti dossi o costoni, boschetti, zone accidentate o terrazzate etc. Tutti gli scialpinisti devono essere dotati del cosiddetto ARVA, ovvero Apparecchio di Ricerca in Valanga, senza che questo li spinga, però, a rischiare di più.
Scende la valanga!
Cosa si può fare se si è coinvolti nella caduta di una valanga? Se possibile, tentare una fuga laterale in diagonale, cercando di portarsi presso i margini della valanga, sfruttando protezioni naturali quali alberi, roccioni. Se la fuga non riesce, liberarsi dei bastoncini e degli sci, per evitare di rimanere imprigionati. Tentare quindi di "nuotare" nella massa nevosa, eseguendo movimenti simili al nuoto, tenendo chiusa la bocca. Quando la neve si è quasi assestata e fermata, cercare di tenere le braccia protese davanti al viso e in posizione fetale, in modo da crearsi una importantissima "camera d'aria". Evitare di sprecare l'aria con continue grida, ma chiamare solo di tanto in tanto. Si può anche tentare di aprirsi una via di uscita, scavando con le mani, non senza aver verificato in quale direzione sia "l'alto" (ad esempio facendo scendere della saliva dalla bocca).
I sopravvissuti
Cosa devono fare i compagni di un travolto da valanga? Disponendo di un telefono cellulare, si deve ovviamente allertare il soccorso alpino. Si deve quindi iniziare a perlustrare attentamente la superficie nevosa a valle del punto di scomparsa, alla ricerca di oggetti o parti sporgenti: spesso le vittime si trovano a non più di 1 - 2 metri di profondità. Contemporaneamente, iniziare la ricerca con l'ARVA.
Se il superstite fosse uno solo, e anche se non è stato possibile allertare il soccorso alpino con il cellulare, egli dovrebbe proseguire nella ricerca per almeno due ore, scendendo a valle solo quando non ci saranno più ragionevoli speranze di un ritrovamento. E' già accaduto, infatti, che un travolto sia morto nonostante un suo sci sporgesse dalla neve: i suoi compagni si erano subito precipitati a valle, senza nemmeno guardarsi attorno. Se il travolto viene recuperato entro 15 minuti, le probabilità di sopravvivenza superano il 90 per cento. Oltre tale termine, le possibilità di sopravvivenza scendono in modo drammatico a poco più del 10 per cento.
Il testo è una sintesi, forzatamente semplificata, di una scheda tecnica redatto in collaborazione con il Dott. Giovanni Peretti, direttore del Centro Nivologico Regionale della ARPA Lombardia, con sede a Bormio.


