Motocicli sui sentieri della Valle Brembana

Itinerari, raduni di motociclismo da strada, enduro, trial in Valle Brembana provincia di Bergamo

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Motocicli sui sentieri della Valle Brembana

Messaggiodi IW2LBR » martedì 14 aprile 2015, 16:55

dal Corriere della Sera

Agguato ai motociclisti sui sentieri «Cavi d’acciaio come ghigliottine»
L’inquietante scoperta tra i boschi della Valle Brembana. In altre regioni già due vittime

Cavi d’acciaio tirati lungo i sentieri di montagna battuti dai motociclisti: all’altezza delle gomme, ma anche del busto e soprattutto del collo di chi ama correre su due ruote nei luoghi più impervi. Una trovata inquietante, smascherata nel pomeriggio di domenica da Daniele Consonni, endurista di Terno d’Isola, ma nativo di Dossena. È stato lui a denunciare i fatti su Facebook: «Durante un’uscita tra i sentieri in località Crocetta (proprio a Dossena, ndr) abbiamo trovato in tre punti cavi d’acciaio ad altezza collo, busto e gomme».

Consonni ha girato due videoche sulla sua bacheca Facebook hanno registrato in tutto 20 mila visualizzazioni nel giro di 24 ore. Numeri elevati, perché la passione per le moto sui sentieri coinvolge migliaia di bergamaschi e perché la compatibilità tra la particolare disciplina sportiva e l’ambiente di montagna e sempre stata al centro di dibattiti accesi. I cavi d’acciaio, però, appaiono come una follia che va oltre qualsiasi forma di critica. E che fossero tirati contro i motociclisti sembrano esserci pochi dubbi: «Li abbiamo trovati su un sentiero piuttosto disastrato, che non è mai battuto da nessun escursionista a piedi - racconta Consonni -. Anzi, gli unici che si preoccupano di sistemarlo e ripulirlo, siamo proprio noi motociclisti». L’endurista è stato anche fortunato: «Stavo per fare un grandino di roccia, con la moto, in quel punto andavo molto piano. Ho notato un cavo che passava sulla mascherina, sopra il faro, e sono riuscito a fermarmi. Poi ho perlustrato il sentiero con il mio amico. In 100 metri circa c’erano cavi in tre punti diversi». Nessuno è rimasto infortunato. Il dubbio è che i cavi possano essere stati tirati, non tanto da ambientalisti estremisti, ma da persone che si sono trasferite in zona, magari in baite isolate, oppure dai proprietari di qualche terreno. Ma non c’è ancora chiarezza: l’endurista annuncia che oggi presenterà una denuncia ai carabinieri, un atto condiviso da molti altri appassionati. Circostanza nuova, per le forze dell’ordine: né l’Arma (sia di Zogno sia di Clusone), né la Forestale hanno mai avuto segnalazioni sull’inquietante utilizzo dei cavi d’acciaio (leggi le reazioni). Un fenomeno che però, nel resto d’Italia, ha già fatto le sue vittime: nell’aprile del 2007, Marco Badiali, 48 anni, ingegnere di Vignola, era rimasto sgozzato da un cavo nel Modenese. Sotto inchiesta era finito un contadino della zona. Nel 2011, a Frosolone (Isernia), era invece deceduto Manuel Colantuono, 19 anni: con un gruppo di amici percorreva un sentiero, e non aveva notato un filo di ferro piuttosto resistente, che gli aveva reciso la carotide.
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Re: Motocicli sui sentieri della Valle Brembana

Messaggiodi Lele93 » martedì 14 aprile 2015, 17:33

Follia estrema!!! Possono farsi molto male anche semplici ciclisti, e nei tratti in discesa perfino morire come accaduto ai motociclisti...
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Re: Motocicli sui sentieri della Valle Brembana

Messaggiodi alvin 51 » martedì 14 aprile 2015, 19:09

da un po' di tempo a questa parte, i passaggi di moto da fuoristrada sono mal sopportati un po' dappertutto, in quasi e dico quasi tutto il territorio nazionale ma quello che mi fa più specie, a parte il vietare è molto più facile che regolamentare, in un territorio fortemente votato al fuoristrada, terra di campioni e molti altri appassionati di questa attività sportiva, all' improvviso e già da un po' di anni a questa parte, sia diventato terreno di guerra per chi fa il fuoristrada. Domanda: perché le amministrazioni comunali non possano individuare alcuni, dico alcuni sentieri o territori ormai in disuso se non abbandonati, dando così la possibilità, pacifica di poterci transitare sopra, senza rischiare anche seriamente di incorrere in sanzioni, polemiche, malumori. Un appello a chi incoscientemente, anche se vorrei usare un aggettivo molto diverso, si prende la briga di posizionare queste trappole che possono rivelarsi, mortali, di farsi un esame di coscienza, ammesso che l'abbiano, una coscienza e non trasformarsi in potenziali assassini, perché una moto o più moto su un sentiero, non giustificano la probabilità che qualcuno ci rimetta la vita, come è già, purtroppo, successo. a_45
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Re: Motocicli sui sentieri della Valle Brembana

Messaggiodi IW2LBR » mercoledì 15 aprile 2015, 10:23

da L'Eco di Bergamo

Cavi-trappola contro gli enduristi. Moto sui sentieri romba la polemica

In alta Valle Brembana dicono che la tensione c’è. Molti sarebbero esasperati dai comportamenti dei motociclisti. E del resto il sindaco di Dossena Fabio Bonzi conferma: «In Comune sono arrivate diverse lamentele per la loro presenza». In questo clima sarebbe maturato l’episodio (condannato però da tutti) che domenica scorsa ha visto suo malgrado protagonista Daniele Consonni. Il 31enne, imprenditore di Terno, originario di Dossena dove è capogruppo di minoranza in Consiglio comunale, stava percorrendo con l’amico di Almè Danilo Falgari un tracciato consorziale in località Crocetta, a valle di Cascina Vecchia, quando si è imbattuto in un cavo d’acciaio teso ad altezza collo. «Per fortuna me ne sono accorto in tempo e sono riuscito a scendere dalla moto. I cavi erano fissati a radici e a paletti, pericolosissimi, perché ad altezza collo, busto e ruote», racconta. Che la «trappola» fosse lì apposta ad aspettare i motociclisti è ancora da provare. Il gesto viene bollato come incivile, senza se e senza ma, anche dagli esponenti di Cai e Legambiente, che però restano convinti della necessità di vietare il passaggio dei mezzi motorizzati sui sentieri di montagna. Il comportamento indisciplinato di alcuni appassionati del fuoristrada, infatti, starebbe creando non pochi problemi. Il sindaco di San Giovanni Bianco, Marco Milesi, non nasconde che le moto hanno danneggiato i sentieri e le mulattiere che dalla località San Gallo vanno alla Santissima Trinità. In Valle Seriana, i racconti non cambiano. «Abbiamo trovato divelti diversi cartelli di divieto d’accesso ad aree ambientali sensibili», conferma il primo cittadino di Songavazzo Giuliano Covelli. La convivenza con chi pratica il fuoristrada resta difficile, e la «pax» siglata in occasione di eventi particolari (gare e campionati), è sempre precaria.

«Un attentato»
«Non è la prima volta che ci si imbatte in cavi-ghigliottina – spiega Andrea Gatti, presidente del Moto club Bergamo –; altre volte, sui percorsi, abbiamo trovato chiodi e sassi, ma chi più ne ha più ne metta. Solo che ora non siamo più di fronte a “incidenti”, bensì a dei veri e propri attentati. Non si dovrebbe mai arrivare a questo punto: se ci scappava la vita di un ragazzo?». In Bergamasca sono un migliaio gli appassionati di enduro, cui vanno aggiunti i turisti. La maggior parte pratica solo un giorno a settimana, soprattutto nei weekend. «O ci danno un percorso autorizzato, o si va a finire in qualcosa di grave. Noi dobbiamo rispettare le leggi, ma anche i proprietari dei sentieri (che non sempre sono pubblici) non devono scadere in queste mascalzonate che possono mettere a rischio la vita delle persone», si scalda Gatti, che ricorda come da 25 anni si stia battendo per ottenere un percorso permanente autorizzato. In Bergamasca, infatti, non ce n’è ancora uno, «per l’egoismo diffuso e per mancanza di volontà di alcune istituzioni», sostiene Gatti.

Le segnalazioni
Insomma, per Gatti, nessuno vuole il rombo dei motori fuori dalla propria baita, ma per gli amanti della natura la questione è ben più profonda. «Possono volerci anche due-tre anni per cancellare le “tracce” dei mezzi dopo le gare. Chi si fa carico del ripristino ambientale?», è la provocazione del presidente provinciale di Legambiente Nicola Cremaschi che riconosce come a volte «basta una sola pecora nera per sporcare l’immagine dell’intero gregge» e lancia l’idea di un tavolo provinciale, per individuare i luoghi adatti a queste attività e stabilire le compensazioni ambientali. E anche il presidente del Cai Piermario Marcolin parla di «un fenomeno che ormai ha livelli costanti e intensi. Dal 2013, quando abbiamo avviato l’iniziativa, ogni anno abbiamo raccolto 300 segnalazioni da parte di escursionisti che si sono imbattuti in mezzi non autorizzati sui sentieri». Marcolin riconferma l’indirizzo del Club alpino italiano «che non è favorevole a nessuna apertura alle moto sui sentieri di montagna», così come alla deroga regionale che permette ai sindaci di autorizzare le gare. «Ma la nostra contrarietà – precisa – si esprime sempre con strumenti di civiltà e democratici. Per questo condanniamo tutte le trappole, sia verso gli uomini sia verso gli animali, perché gesti simili non possono essere giustificabili in alcun modo». L’invito è quindi «a continuare a compilare le schede di segnalazione che si trovano sul sito web del Cai, e a segnalare alle forze di sorveglianza eventuali infrazioni».

Nel 2013 e nel 2014, come si diceva, il Cai ha raccolto 300 segnalazioni all’anno. «Riguardano un po’ tutte le zone, soprattutto quelle della media Valle Seriana e della Val Cavallina, più accessibili», Marcolin traccia la mappa. Una «mappa» che resta però senza confini, tracciata dal passaparola degli appassionati, in assenza di percorsi autorizzati. Tra le zone più frequentate, c’è appunto la montagna di Dossena, dove, però, la presenza degli enduristi non è ben accetta a tutti, col moltiplicarsi di segnalazioni in Comune ed esposti ai carabinieri. Vorrei comunque ribadire che utilizziamo sempre tracciati abbandonati e non più frequentati da escursionisti – spiega Daniele Consonni –. Percorsi che, a fine stagione, andiamo regolarmente a sistemare. A Dossena mi conoscono, come conoscono mio padre che da 30 anni ha questa passione. Abbiamo sempre rispettato l’ambiente del paese». Il sindaco Bonzi, però, invita i motociclisti a utilizzare il tracciato dedicato in località Paglio. «Chi ha posizionato quei cavi – dice Bonzi – va condannato. I fili possono essere pericolosi per chiunque. Però vorrei capire se quella mulattiera era privata o pubblica, e poi occorre ricordare che, comunque, per legge, non potrebbero percorrerla in moto: c’è un divieto che vale anche a Dossena».
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Re: Motocicli sui sentieri della Valle Brembana

Messaggiodi IW2LBR » mercoledì 15 aprile 2015, 12:33

dal Corriere della Sera

I cavi d’acciaio contro le moto «Portiamo il caso in tribunale

Esplora il significato del termine: Trappole d’acciaio per le moto in montagna, gli enduristi imboccano le vie legali. Si presenterà questa mattina ai carabinieri di San Pellegrino il motociclista che lunedì ha denunciato via Facebook la presenza di cavi di metallotirati ad altezza uomo lungo i sentieri battuti dalle moto da cross nella zona di Dossena. Daniele Consonni, di Terno d’Isola ma nativo proprio di Dossena, ha raccontato di aver rischiato la vita: «Domenica, durante un’uscita tra i sentieri in località Crocetta, ho fatto appena in tempo a fermarmi a pochi centimetri dal cavo. Ne abbiamo trovati tre ad altezza collo, busto e gomme. Poteva finire in tragedia, si rischia di essere decapitati».Trappole d’acciaio per le moto in montagna, gli enduristi imboccano le vie legali. Si presenterà questa mattina ai carabinieri di San Pellegrino il motociclista che lunedì ha denunciato via Facebook la presenza di cavi di metallotirati ad altezza uomo lungo i sentieri battuti dalle moto da cross nella zona di Dossena. Daniele Consonni, di Terno d’Isola ma nativo proprio di Dossena, ha raccontato di aver rischiato la vita: «Domenica, durante un’uscita tra i sentieri in località Crocetta, ho fatto appena in tempo a fermarmi a pochi centimetri dal cavo. Ne abbiamo trovati tre ad altezza collo, busto e gomme. Poteva finire in tragedia, si rischia di essere decapitati».

Esplora il significato del termine: Consonni, contattato ieri dagli stessi carabinieri per concordare la convocazione, è deciso a sporgere querela contro ignoti, che proprio anonimi non sarebbero: «Diciamo che abbiamo sospetti più che fondati su qualcuno - dice il giovane motociclista -, sappiamo chi è stato anche se non c’è la prova certa. Non si tratta di sicuro di nativi della zona, con i quali conviviamo da anni, ma piuttosto di qualcuno di fuori, che qui ha alcune proprietà». L’endurista ha caricato online due video che ieri avevano già totalizzato oltre 50mila visualizzazioni. In centinaia l’hanno contattato in un paio di giorni da tutta Italia, svelando un fenomeno diffuso e una guerra che si gioca lungo i sentieri montani tra appassionati delle due ruote e «integralisti» del bosco incontaminato (o semplici allevatori e proprietari terrieri).

Conosciuto a Bergamo come «l’avvocato motociclista» - otto moto, dal sidecar alla Mv Agusta Brutale, dallo scooterone alla vecchia «Kawa» Z900 degli anni ‘70 - Ettore Tacchini, membro di Federmoto, l’organismo che riunisce oltre 124 mila appassionati italiani presieduto dal bergamasco Paolo Sesti, è pronto ad appoggiare sul piano legale la causa delle due ruote di montagna: «Certo, si prefigura l’ipotesi di tentato omicidio, non sarebbe un’attenuante in questo caso il diritto alla difesa della propria proprietà. Non faccio più fuoripista da anni, e occorre ammettere che a fronte di tanti piloti coscienziosi, lo screanzato c’è sempre. Ma queste trappole sono da brividi, un mio amico è morto in questo modo sugli Appennini emiliani. Un tempo si usavano al massimo gli offendicula, cocci di bottiglia sui muri per evitare che fossero saltati, e il peggio era incontrare qualche contadino “imbizzarrito” armato di rastrello. Da sempre prospettiamo la soluzione dei percorsi dedicati, ad esempio tra Castione, Onore e Songavazzo, o a Bossico, ma siamo ancora “fuori strada”».Consonni, contattato ieri dagli stessi carabinieri per concordare la convocazione, è deciso a sporgere querela contro ignoti, che proprio anonimi non sarebbero: «Diciamo che abbiamo sospetti più che fondati su qualcuno - dice il giovane motociclista -, sappiamo chi è stato anche se non c’è la prova certa.
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Re: Motocicli sui sentieri della Valle Brembana

Messaggiodi elio.biava » venerdì 17 aprile 2015, 16:49

IW2LBR ha scritto:
I cavi d’acciaio contro le moto "Portiamo il caso in tribunale"

... Trappole d’acciaio per le moto in montagna, gli enduristi imboccano le vie legali...


Chissà che sia la volta buona, mi sembra giusto chiarire: tentato omicidio...fuoristrada non consentito...e utilizzo del mezzo senza targa.
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Re: Motocicli sui sentieri della Valle Brembana

Messaggiodi alvin 51 » venerdì 17 aprile 2015, 19:58

elio.biava ha scritto:Chissà che sia la volta buona, mi sembra giusto chiarire: tentato omicidio...fuoristrada non consentito...e utilizzo del mezzo senza targa.

non vorrei essere l'avvocato del diavolo ma cosa succederebbe in questo caso se e dico se sul sentiero transitasse un motociclo senza targa? con questo naturalmente non voglio discolpare chi architetta certi attentati ( alla persona). a_45
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Re: Motocicli sui sentieri della Valle Brembana

Messaggiodi elio.biava » venerdì 17 aprile 2015, 22:36

Chissà perchè la colpa deve essere solo altrui ?
Quando si "mena la polenta", soprattutto se è molle, talvolta finisce che ci si scotta!
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Re: Motocicli sui sentieri della Valle Brembana

Messaggiodi Lele93 » sabato 18 aprile 2015, 14:48

Io sono il primo a malsopportare i motociclisti senza targa, che vanno su sentieri vietati.... che poi non tutti vanno sui famosi "sentieri abbandonati facendo manutenzione".... ci sono anche quelli che vanno su sentieri frequentati e smuovono il fondo (es. Valle Sambuzza)......
Però niente del genere può giustificare un tentato omicidio.. siamo su un piano di gravità totalmente differente.... chi tende i cavi d'acciaio lungo i sentieri dovrebbe finire in galera!
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