di francesca il Gio 18 Gen, 2007 8:25 am
La pista ciclopedonale della Valle Brembana esiste, nel suo tratto da Zogno a San Pellegrino prima, da San Pellegrino a San Giovanni poi, da diverso tempo. Nel corso degli anni, per chi la frequenta, si sono evidenziati una serie di problemi legati alla manutenzione, alla pulizia e ad un minimo di controllo sull'utenza (non è raro che passino mezzi motorizzati). Parlare della pista ciclopedonale non vuole essere in nessun modo una critica al progetto e alla sua realizzazione, a cui tutti plaudiamo contenti, ma solo un segnalare problemi già riscontrati al fine di migliorare un'opera assai utile e apprezzata.
Ciò premesso, al solo fine di approfondire la discussione col metodo del confronto, vi partecipo delle mie esperienze su piste ciclabili.
Conosco le ciclabili del Trentino, l’intera rete ammonta a circa 400 km, alcuni tratti sono belli, altri meno. Il maggior difetto è quello di correre spesso al bordo di strade trafficate, ma considerato che si tratta di una regione in cui c’è poco spazio credo che non ci fossero alternative. La corsia della ciclabile è divisa dalle carozzabili in vari modi, muretti, staccionate, siepi. In Val Rendena è delimitata da una striscia gialla, ma là di macchine ce ne sono pochine. Alcuni tratti prevedono attraversamenti di strade ed altri sono ad uso promiscuo. Quando la pista attraversa i paesi presenta gli stessi problemi di “ carico animale misto” del tratto Zogno-Ambria, ad Arco di Trento certi giorni ci sono ingorghi degni del tratto appenninico dell’A1. La larghezza media del sedime ciclabile è più o meno la stessa della pista nostrana.
Bella la Peschiera – Mantova, ma di certo è stato molto più facile realizzarla, le strade di argine del Mincio erano già a disposizione. Anche lì comunque sono presenti attraversamenti di strade trafficate e tratti molto fruiti, tanto che in primavera alla domenica mattina è sconsigliabile avventurarsi se si vuole pedalare. Il sedime è larghissimo.
Lo stesso vale per la Destra Po (da Ferrara all'Adriatico) e limitrofe. A dire il vero la zona del Delta sembra tutta una pista ciclabile e si può pedalare ore ed ore fra strade di argine e ponti di barche, nessun problema di sovraccarico, ma attenzione alla schiusa delle uova di zanzara. Da Aprile a Ottobre è necessario un giro in autoclave per impregnarsi di Autan prima di salire in bicicletta.
Sardegna e Toscana vanno benissimo se si va in mountain – bike, ma come ciclabili sono messe malino. La Liguria idem.
Scendendo lungo lo stivale ho fatto la ciclovia del Salento. Era giugno e non c’era nessuno. Mi è sembrata un po’ precaria ma merita per il paesaggio e perché comunque c’è. E' segnalata bene e non ci si perde. Il sedime però non è sempre stabilizzato e ci vuole almeno una bici ibrida.
All’estero conosco un po’ di Francia, e quello, se vi piace il cicloturismo, è il Paese dei Balocchi. Ho fatto dei tratti della pista che costeggia l’oceano da Bayonne a Lacanau, e poi una parte dei 600 km di ciclabili del distretto della Gironda. Le piste sono di tutti i tipi, larghe strette belle e brutte, ma ci sono e sono tante. La più buffa che ho visto parte da Lacanau e attraversa la pineta in direzione Nord. E’ formata da una lunga fila unica di mattonelle di cemento 60X60 poggiate sulla sabbia. Incrociare non è però un problema, un sorriso, un pardòn e via.
Infine, la ciclabile Brembana non mi sembra poi male, certo che qualche tratto è un po’ “originale” (i saliscendi fra San Pellegrino e San Giovanni lo sono abbastanza.....) ma intanto c’è e mi sembra più “turistica” di quella della vicina Val Seriana, che di certo risente in modo maggiore dell'urbanizzazione del fondo valle.