Miniere di uranio

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Messaggiodi trevbg il Mar 03 Ott, 2006 9:14 am

Nessuna fonte di energia è a impatto zero!

Idroelettrico a impatto zero?

Perchè secondo te dighe e condotte non hanno alcuna conseguenza sul territorio? I fiumi imbrigliati e il Po' semi-morente delle ultime estati è 'anche' conseguenza della gestione dell'energia idroelettrica sulle nostre valli.

Eolico? Ma se non appena c'e' da installare qualche piccola turbinetta, alta 'solo' un centinaio di metri, tutti gli agricoltori e gli abitanti nel raggio di 10 km insorgono...

Forse solo il fotovoltaico ha un impatto irrilevante, specialmente se integrato negli edifici. Ma avete mai provato a fare due conti sui costi? a_19
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Uranio

Messaggiodi Elle il Mar 03 Ott, 2006 9:45 am

trevbg,

Impatto zero inteso come emissioni di sostanze inquinanti in atmosfera (es. CO2).

Anche le nostre case generano impatto all'ambiente circostanze.

Per la gestione dei fiumi c'è un consorzio che monitora l'emissione di acqua nei fiumi, tenendo in considerazione alcuni parametri: pesci, agricoltura, ecc..
Le maggiori problematiche sono dovute alla siccità ed alla creazione di alveoli "letti" dei torrenti / fiumi non naturali, che aumentano la "corsa" e la forza dell'acqua provocando devastazioni a valle.

Non ho mai visto turbine che raggiungono i 100 metri di altezza, comunque ci sono alcune turbine di dimensioni ridotte prodotte per tutto il mondo da una società del sud Italia. Purtroppo le persono sono scettiche e non conoscendo a fondo la realtà dell'eolico pensano a chissà quali dimensioni e rumori. La Spagna in questi ultimi anni ha investito nell'eolico (vedi es. Isola di Minorca) e nel solare su tutto il territorio iberico, è uno dei primi paesi europei nella produzione di energia solare, l'Italia è uno dei fanalini di coda.

Il fotovoltaico costa: causa la scarsa quantità di silicio, i maggiori produttori di pannelli fotovoltaici sono i paesi asiati (vedi Corea). Per l'installazione dei pannelli fotovoltaici è possibile avere dei contributi statali, previsti anche dalla nuova finanziaria, e se si produce corrente surplus al fabbisogno si può vendere. Per la scarsità di silicio l'Enea
sta studiando l'applicazione di una lente su una piccola superficie di silicio per aumentare di circa il 30% la sua capacità.

Grazie.
Saluti.
Elle
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Messaggiodi trevbg il Mar 03 Ott, 2006 12:10 pm

Le emissioni inquinanti non sono l'unico fattore che deve portare a decidere l'utilizzo di una tecnologia o meno.

In Italia oramai l'idroelettrico ha raggiunto una completa maturità, frutto del lavoro dei nostri nonni sulle Alpi, anche a caro prezzo. Dicono niente il Gleno o il Vajont?

In altri parti del mondo progetti faraonici hanno cancellato o rischiano di cancellare intere porzioni di territorio, magari di foresta, per la creazione di enormi laghi con annesse dighe e centrali. In alcuni casi secondo me alternative più tradizionali possono anche essere da preferirsi. Una moderna centrale elettrica a Ciclo Combinato alimentata a metano è in grado di produrre energia con un impatto, in termini di inquinanti, vicino allo zero.
Ricordo infatti che la CO2 NON è un inquinante, ma un gas serra, che non ha alcuna ricaduta sulla salute umana, ma solo su quella del clima.

Riguardo la gestione dei fiumi: in Italia NON esiste una autorità che sia in grado in maniera univoca di decidere della gestione delle acque. Ogni Estate si assiste alla solita scenetta dove ogni interesse (agricoltura, energia, turismo etc) tira letteralmente acqua al suo mulino.
Il fatto che l'energia prodotta da fonte rinnovabile, e quindi da idroelettrico, sia remunerata a prezzi spropositati fa sì che i gestori degli impianti, ENEL in primis, preferiscano gestire i bacini montani solamente nell'ottica del maggior profitto e non in quella di una integrata e corretta regolazione delle acque. Non è un caso che, ogni volta che c'e' una qualche emergenza, per riuscire a fargli aprire le dighe per due goccie d'acqua serva una bolla papale...
Concordo sul fatto che non siano l'unica causa dei problemi della sicittà, ma se ci pensi, nelle nostre Valli, quale ruscello è stato indenne dal prelievo dell'acqua per essere accumulato in bacino e turbinato via condotta forzata?

Riguardo all'eolico: i generatori più grossi oramai raggiungono i 100 e passa m di altezza, quelli più piccoli sono comunque di decine di metri.
Io sono assolutamente favorevole ad un loro utilizzo, in particolare secondo me il futuro è dato da quelli off-shore. Rimane il fatto che l'impatto al paesaggio non è dei migliori. Ci vedresti bene tutta la cresta delle Orobie riempita di generatori eolici? Io no...
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Messaggiodi luvaltol il Mar 03 Ott, 2006 5:31 pm

trevbg ha scritto:Le emissioni inquinanti non sono l'unico fattore che deve portare a decidere l'utilizzo di una tecnologia o meno.
...


Nella vita e nel mondo niente ha impatto zero... probabilmente per produrre i pannelli solari si creano scorie e si consuma energia "sporca".. va beh ... comunque...
Qui si parla di cosa può provocare danni all'ambiente e alla salute.

Una scelta prima o poi va fatta, e dovrebbe essere quella di "emissioni zero" (o quasi), ma bisogna pur sempre scendere a compromessi... o dobbiamo necessariamente tornare all'età della pietra?

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Messaggiodi fantasia il Mar 03 Ott, 2006 7:35 pm

non credo che ci possa essere un impatto zero nella presenza dell'uomo sulla terra, possiamo però rendere la nostra impronta più o meno pesante.
premesso ciò:

In Italia oramai l'idroelettrico ha raggiunto una completa maturità

non sono d'accordo, molto si può ancora fare.
un esempio è a roncobello dove, dovendo sostituire le tubazioni dell'acquedotto, è stato fatto un impianto di micro-idro che fornisce energia elettrica senza alterare minimamente la qualità dell'acqua potabile.


Ricordo infatti che la CO2 NON è un inquinante, ma un gas serra, che non ha alcuna ricaduta sulla salute umana, ma solo su quella del clima.


...e dici poco visto l'influenza del clima sulla vita dell'uomo: pensa ai vari fenomeni metereologici sempre più violenti, e alle fasi di siccità sempre più frequenti.



Il fatto che l'energia prodotta da fonte rinnovabile, e quindi da idroelettrico, sia remunerata a prezzi spropositati fa sì che i gestori degli impianti, ENEL in primis, preferiscano gestire i bacini montani solamente nell'ottica del maggior profitto


non mi risulta proprio, e penso che dovrei saperlo, l'unica energia incentivata è quella proveniente da fotovoltaico e in questo momento sono senza copertura perchè esauriti i fondi.
tutto questo comunque non ha molto a che fare con l'apertura di una miniera di uranio, sui cui rischi penso siamo tutti d'accordo.

Perchè inviare una mail solo ai rappresentanti della Metex e non a chi ci dovrebbe rappresentare es. Ministro dell'Ambiente.


la competenza a decidere dello sfruttamento o meno di una miniera spetta alla regione, da qui le iniziative in questa direzione, almeno come primo passo.
niente vieta che si allarghi il giro, molto dipende anche dalla forza che il comitato avrà
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Messaggiodi Lupogrigio il Mar 03 Ott, 2006 9:22 pm

trevbg ha scritto:Io sono assolutamente favorevole ad un loro utilizzo, in particolare secondo me il futuro è dato da quelli off-shore. Rimane il fatto che l'impatto al paesaggio non è dei migliori. Ci vedresti bene tutta la cresta delle Orobie riempita di generatori eolici? Io no...

In Germania li hanno piazzati sulle colline della foresta nera.
Qualche pala eolica sui passi attraversati da linee elettriche, vedi Salmurano, Cà S.Marco, Dordona ecc. li ritengo tollerabili.
Ideale sarebbe immettere l'energia prodotta sulle stesse reti.
Compriamo energia prodotta col nucleare dalla Francia ed in caso di guai i nostri esperti meteo sanno bene dove finirebbe la nube.
Il petrolio arriva da area geopolitica moltooo stabile, altrettanto dicasi per il gas.
Da decenni si parla di diversificare le fonti energetiche, ma come dicono gli americani: non nel mio giardino.
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Messaggiodi luvaltol il Mer 04 Ott, 2006 8:01 am

Lupogrigio ha scritto:... Da decenni si parla di diversificare le fonti energetiche, ma come dicono gli americani: non nel mio giardino.


... ma visto che gli americani si ritengono gli sceriffi del mondo, anche il resto del mondo è il loro giardino.

Qualcuno ha cercato di fare capire loro che il disastro provocato da Catrina (ad es.) è una delle conseguenze dei cambiamenti climatici conseguenti all'inquinamento, ma l' hanno messo a tacere. Anche l'inquinamento immane che sta riversando la Cina nell'atmosfera lo pagheremo tutti prima o poi, americani, cinesi e brembani.

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Messaggiodi trevbg il Mer 04 Ott, 2006 9:30 am

fantasia ha scritto:non sono d'accordo, molto si può ancora fare.
un esempio è a roncobello dove, dovendo sostituire le tubazioni dell'acquedotto, è stato fatto un impianto di micro-idro che fornisce energia elettrica senza alterare minimamente la qualità dell'acqua potabile.


Sono briciole, se hai qualche informazione sulle potenzialità del mini-idroelettrico possiamo discutere sulla base di qualche numero.

Su questa falsariga, l'anno scorso, si è cercato (e probabilmente si sta ancora provando) a fare un impiantucolo del cavolo in Val Sanguigno, comune di Valgoglio. Risultato? Si va a svuotare uno dei più bei ruscelli delle Orobie per produrre un pugno di kWh...
A certi livelli il gioco non vale la candela, secondo me!

fantasia ha scritto:...e dici poco visto l'influenza del clima sulla vita dell'uomo: pensa ai vari fenomeni metereologici sempre più violenti, e alle fasi di siccità sempre più frequenti.


D'accordissimo, ma non è un inquinante. La qualità dell'aria dipende da altri gas.

fantasia ha scritto:non mi risulta proprio, e penso che dovrei saperlo, l'unica energia incentivata è quella proveniente da fotovoltaico e in questo momento sono senza copertura perchè esauriti i fondi.
tutto questo comunque non ha molto a che fare con l'apertura di una miniera di uranio, sui cui rischi penso siamo tutti d'accordo.


A quanto ne so io tutta l'energia prodotta da fonti rinnovabili o assimilate a tali (leggi gli inceneritori!!!!!!) viene remunerata dal gestore con l'emissione dei cosiddetti 'certificati verdi', che vengono poi commercializzati in una borsa apposita. Il loro valore è tale da raddoppiare o addirittura triplicare il valore del kWh prodotto! Ergo, se faccio corrente da rifiuti, idroelettrico, eolico o quello che vuoi, lo stato me lo paga dal doppio al triplo del suo prezzo. O meglio, lo stato... Guarda sulla tua bolletta, vedrai che paghi degli 'oneri impropri' per finanziare le fonti rinnovabili. Indovina un po' a cosa servon? tadà! Proprio a pagare ai produttori quella corrente.
Per impianti VERI rinnovabili la cosa può anche avere un senso, ma per gli inceneritori o per l'idroelettrico 'storico', ammortizzato da decenni, non ha alcun senso.
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Messaggiodi luvaltol il Mer 04 Ott, 2006 11:33 am

Questo articolo è molto in tema, ci serve a capire come i nostri governanti affrontano il problema dell'ambiente... come un'opportunità di affari, certemanete per le tasche di qualcuno, ma non per la salute nostra.

Tratto da Altreconomia, per rispetto delle regole sui forum ho mascherato
i nomi delle persone, anche se sanno tutti chi sono.

I soldi per comprare i giocatori dell'Xxxxxx Mmmmmm YYYYYYYY li prende da qui, da questo piccolo paese sulle coste sarde. Ma non sentitevi esclusi: anche voi contribuite a investire sulla squadra. Ogni volta che pagate la bolletta della luce. Sarroch è in provincia di Cagliari. Vi sorge lo stabilimento di raffinazione della Saras, la società di famiglia dei petrolieri YYYYYYYY, fondata nel 1962 da papà Aaaaaaa (già presidente dell'Xxxxxx). Dal satellite si vede che l'impianto è di gran lunga più vasto dell'agglomerato urbano. È sulla costa, per permettere l'attracco delle petroliere: un quarto del petrolio trasportato via nave nel mondo passa di qua, dal mare di Sardegna. È la più grande raffineria di petrolio del Mediterraneo per capacità produttiva: 15 milioni di tonnellate l'anno di petrolio grezzo trattato, che per la maggior parte viene dalla Libia e dal mare del Nord. Tra i clienti Shell, Repsol, Total, Eni, Q8, Tamoil.

I conti di Saras sono ottimi: 5,5 miliardi di euro di ricavi nel 2005, un bel più 48% rispetto al 2004, e utili per 332 milioni (ancora: più 47% sul 2004). E nei primi mesi del 2006 le cose marciano anche meglio, con risultati netti che raddoppiano rispetto allo stesso periodo del 2005. Saras dà lavoro a 1.600 persone. Ma il vero gioiello dell'azienda sta nell'angolo sudorientale dell'impianto: è la centrale elettrica Sarlux. La Sarlux è una società posseduta al 100% da Saras. La centrale produce energia elettrica bruciando gli scarti di lavorazione che la Saras produce raffinando il petrolio. Questo scarto si chiama tar, detto anche "olio combustibile pesante", una pece semi solida che potrebbe essere utilizzata per fare bitume, e che per essere bruciata viene gassificata e irrorata di ossigeno.

È un combustibile altamente inquinante, molto più del metano di solito utilizzato nelle centrali elettriche. L'impianto brucia 150 tonnellate di tar l'ora. Oltre a CO2, ossidi di azoto ed emissioni varie, a fine anno la combustione lascia in dote 1.400 tonnellate di scarti di zolfo e concentrati di metalli, come il vanadio e il nichel.

L'energia prodotta dalla centrale Sarlux viene tutta comprata da un ente pubblico, il Gestore del sistema elettrico (Grtn), che la paga il doppio di quanto varrebbe sul mercato. Questo accade perché per la legge italiana l'impianto Sarlus è un impianto "assimilato" alle fonti rinnovabili, e per tanto va incentivato come queste ultime.

Come sia possibile che una centrale che brucia scarti della lavorazione del petrolio sia pagata come fosse un impianto a energia solare lo dobbiamo al famigerato provvedimento Cip6 (comitato xxxxxxministeriale prezzi) del 1992. All'epoca il governo decise di agevolare la costruzione di impianti rinnovabili garantendo di comperare (all'epoca attraverso Enel) elettricità a un prezzo più alto, il doppio e in alcuni caso il triplo, e destinando alla collettività, attraverso le bollette, l'onere del sostentamento dell' energia pulita. Ma poi allargò questa opportunità anche a un numero limitato di altre centrali che utilizzavano fonti che definì "assimilate", e che di
rinnovabile non avevano nulla: per la precisione gas, carbone, tar, rifiuti. Da allora gli italiani pagano anche il 10% in più sulla bolletta pensando di contribuire alla diffusione di energia pulita. Invece l'80% di quei contributi finisce a impianti come quello dei YYYYYYYY. Per il 2005 parliamo di oltre 3,1 miliardi di euro (erano 2,3 nel 2004). Oggi il meccanismo Cip6 è stato superato da quello dei certificati verdi nato nel 1999, che non prevede fonti "assimilate", ma le convezioni stipulate nel passato sono ancora per la maggior parte attive.

Sarlux non è l'unica a trarre vantaggio da questa situazione. L'elenco dei beneficiari non è pubblico, ma sappiamo che metà della torta finisce a Edison, che appartiene ai francesi della Edf. Anche altri petrolieri, come i Garrone di Erg o i Brachetti Peretti di Api godono delle incentivazioni con impianti simili, che producono cioè elettricità bruciando scarti della lavorazione del petrolio (vedi box sotto).

Ma l'impianto dei YYYYYYYY ha qualche particolarità xxxxxxessante: la prima, è che è uno dei più grandi, con i suoi 575 megawatt di potenza e 4 miliardi di kilowattora prodotti l'anno. La seconda particolarità è che è tra gli ultimi ad aver accesso agli incentivi, visto che la convenzione è partita l'8 gennaio 2001. Tra l'altro la convenzione di Sarlux dura 20 anni, cinque in più rispetto a quanto stabilito dal provvedimento Cip6. Stando all'analisi della società, il prestito di oltre un miliardo di euro stipulato nel 1996 con Banca Intesa e Banca europea per gli investimenti per costruire l'impianto dovrebbe essere ammortizzato entro il 2011. Poi saranno dieci anni di guadagno netto. Un paradosso ulteriore è che più cresce il prezzo del petrolio, lo stesso che i YYYYYYYY vendono pochi metri più in là, maggiore è il contributo che lo stato riconosce all'impianto Sarlux in quanto fonte "assimilata" alle rinnovabili. Sarlux è strategica per i YYYYYYYY, tanto che anche nella fase di approvvigionamento del petrolio grezzo si tiene conto delle esigenze della centrale. È vero, rispetto al fatturato del gruppo i ricavi equivalgono solo a un decimo, ma gli utili di Saras sono per oltre il 36% riconducibili alla centrale elettrica (122 milioni di euro su 332). Senza gli incentivi produrre elettricità costerebbe moltissimo, molto più di quanto si guadagnerebbe vendendola (solo per l'ossigeno impiegato per la combustione Sarlux spende 50 milioni di euro l'anno). E se non vengono bruciati, gli scarti di lavorazione si tramutano, da fonte in guadagno, in un costo, perché sono rifiuti speciali e vanno smaltiti adeguatamente.

A maggio Mmmmmm e Gggggggggg YYYYYYYY, rispettivamente amministratore delegato e presidente di Saras, hanno messo in vendita le azioni della società che detenevano a titolo personale, facendo sbarcare l'azienda in borsa. Oggi il 46% di Saras è in mano al mercato. I fratelli avranno comunque il controllo dell'azienda attraverso la finanziaria di famiglia Aaaaaaa YYYYYYYY s.a.p.a., che mantiene il 60% delle azioni.

La vendita di azioni ha fruttato ai fratelli poco meno di un miliardo di euro ciascuno. Immaginiamo che parte di questi soldi verranno investiti su qualche buon giocatore. Le azioni, vendute a 6 euro l'una, per lotti minimi di 600 azioni, sono andate a ruba. Il giorno dopo il debutto a piazza Affari, però, il titolo è crollato del 10%. A fine luglio chi ha investito in Saras perdeva il 20% (un'azione era quotata 4,8 euro). Per gli investitori che hano creduto in Saras non resta che sperare nel campionato.

Pietro Raitano

Altreconomia - n° 75, settembre 2006


Gli altri nomi dei "debitori"

Non solo YYYYYYYY. In Italia esistono almeno altre due centrali elettriche che bruciano scarti della lavorazione del petrolio e vengono incentivate come fossero fonti rinnovabili. La prima è a Priolo Gargallo (Siracusa), e appartiene alla IsabEnergy, a sua volta controllata dalla Erg della famiglia genovese dei Ggggggg. Anche in questo caso la centrale sorge accanto all'impianto di raffinazione. Nel 2005 IsabEnergy ha fatturato 522 milioni di euro (44 in più rispetto al 2004), almeno 300 dei quali derivanti dagli incentivi Cip6.

Per la società significano 94 milioni di euro di utili, che forse serviranno a comprare giocatori alla Ssssssss, di cui Ggggggg è proprietario. L'altro impianto è a Falconara Marittima (Ancona), e appartiene alla Api della famiglia dei conti Bbbbbb che a Falconara hanno una raffineria da 2,9 milioni di tonnellate l'anno di petrolio. Per loro almeno 150 milioni in sovvenzioni Cip6, su un fatturato del gruppo di 2,7 miliardi di euro e utili (raddoppiati in un anno) di 96 milioni.



In Francia metà della torta

I veri protagonisti dell'affare Cip6 sono i francesi di Edison, ai quali finisce oltre la metà dei contributi italiani per le fonte cosiddette "assimilate" alle rinnovabili. Delle 27 centrali elettriche Edison operanti sul territorio italiano, ben 19 sono incentivate anche se bruciano combustibile fossile. L'unica (magra) consolazione è che si tratta di metano, che tra gli idrocarburi è il meno inquinante. Nel 2005 Edison ha fatturato circa 5 miliardi di euro (più 16% rispetto al 2004):di questi, almeno un miliardo e mezzo sono sovvenzioni. Dopo essere stata controllata da Montedison prima e da Fiat poi, oggi Edison è in mano ai francesi di Edf, il colosso energetico statale. Formalmente la proprietà è della società "Transalpina di energia" che detiene il 71% delle azioni Edison. A sua volta, la Transalpina è per il 50% di Edf, e per la restante metà della Demi, controllata al 51% dall'Aem di Milano. Il resto delle azioni Edison sono detenute direttamente da Edf (17%) e quotate sul mercato (12%).
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