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Brembilla: incendio in garage, danni per 100 mila euro

Messaggiodi IW2LBR » domenica 1 gennaio 2012, 20:43

Brembilla, 1 Gennaio 2012 - Da L'Eco di Bergamo

Brembilla: incendio in garage, danni per 100 mila euro

Una Skoda Yeti praticamente nuova, un'Opel Agila, bici e attrezzatura sportiva: tutto in fumo per un valore complessivo di circa 100 mila euro. È il bilancio di un incendio, scoppiato dopo la mezzanotte del capodanno, nel garage di una casa di Brembilla. È stato il proprietario della casa, sveglio per i festeggiamenti dell'ultimo dell'anno, ad accorgersi dell'incendio in garage, a tentare di spegnere le fiamme e a chiamare i vigili del fuoco quando si è reso conto che non sarebbe bastato il contenuto di un estintore per domare il fuoco. L'uomo, dopo che in casa era saltato il salvavita, si è accorto che usciva del fumo nero dalle basculanti del garage, è corso in gagare e ha visto le fiamme ardere sotto la Skoda Yeti. Con l'estintore ha attenuato l'incendio che però era troppo forte e così le fiamme hanno ripreso ben presto ad avvolgere le due auto e a bruciare tutto. L'intervento dei vigili del fuoco è stato tempestivo, ma non si è salvato niente. Il lavoro dei pompieri si è protratto fino alle 4 di notte.
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In ospedale per ferite da mortaretto

Messaggiodi IW2LBR » lunedì 2 gennaio 2012, 11:41

San Giovanni Bianco, 1 Gennaio 212 - Da L'Eco di Bergamo

In ospedale per ferite da mortaretto

Un solo ferito, anche se per lesioni lievi, è stato registrato all'ospedale di SAN GIOVANNI BIANCO per i botti di Capodanno. Il giovane ha riportato qualche escoriazione dopo che un petardo gli è scoppiato tra le mani. Non si sa nulla di più dell'episodio se non che il giovane aveva trovato un petardo inesploso per strada, lo ha raccolto e gli è scoppiato tra le mani. Questo mentre in alcuni comuni della valle è scattato nei giorni scorsi il divieto ufficiale, ordinato dalle amministrazioni, di utilizzo di petardi, botti e «artifici pirotecnici». Tra i comuni interessati quelli di MOIO DE' CALVI, MEZZOLDO, VALNEGRA e PIAZZA BREMBANA che hanno emanato un'ordinanza. «Negli ultimi anni – si legge nell'ordinanza di Piazza Brembana – è sempre più diffusa la consuetudine di festeggiare la notte di Capodanno anche con il lancio di petardi. Ritenuto opportuno procedere in merito si ordina il divieto a chiunque di far esplodere fuochi d'artificio, petardi e botti di qualsiasi tipo nelle strade, piazze ed aree pubbliche del comune».
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Terremoto dopo il brindisi d'auguri

Messaggiodi IW2LBR » lunedì 2 gennaio 2012, 11:43

Valle Brembana - 1 Gennaio 2012 - Da L'Eco di Bergamo

Terremoto dopo il brindisi d'auguri

Valle Brembana - Un inizio d'anno con un «botto» del genere forse in Valle Brembana non s'era mai avuto. Trentasei minuti dopo la mezzanotte di ieri, i sismografi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia hanno fatto registrare una scossa di terremoto di magnitudo 2,1 della scala Richter. L'epicentro, individuato dalle cinque stazioni della Rete sismica nazionale, è stato localizzato ad Alino di San Pellegrino, a una profondità di 4,7 chilometri (latitudine 45,847 gradi nord, longitudine 9,651 est). L'Istituto di geofisica indica quindi i 15 comuni che, nel raggio di una decina di chilometri, potrebbero aver maggiormente risentito del sisma, anche se a ieri non vi erano segnalazioni di danni a persone o cose: oltre a San Pellegrino, epicentro, i comuni di Berbenno, Blello, Bracca, Brembilla, Camerata Cornello, Dossena, Gerosa, San Giovanni Bianco, Sedrina, Serina, Taleggio, Ubiale Clanezzo, Zogno, Costa Serina e Cornalba. Nessuna chiamata è giunta però ai vigili del fuoco di Bergamo o Zogno e poche anche le persone che hanno fatto segnalazioni al nostro giornale. «Ho avvertito un lieve movimento della sedia su cui ero seduta», scrive una lettrice da Ponte San Pietro, mentre da Curno qualcuno pare aver sentito «scuotere per due secondi la tapparella di alluminio pesante, nonostante non ci fosse vento».

Da Alino: «Sentito nulla»
Ma neppure nella piccola frazione di Alino di San Pellegrino (una sessantina di residenti), epicentro del terremoto, sembrano aver avvertito la scossa. Forse a causa anche dei botti di fine anno. «C'era troppo rumore fuori – dicono dalla famiglia Mostacchetti –. Qui abitiamo in pochi ma per la fine d'anno sono arrivati alcuni gruppi di giovani e il baccano per i fuochi è stato veramente tanto». «Gli spari sono proseguiti fino all'una – aggiungono dalla famiglia Manzoni – e a quel punto era difficile accorgersi di qualcosa». Nessuna segnalazione, quindi. La scossa è stata troppo lieve e in quel momento c'erano poi i fuochi a distrarre. Nella mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale, peraltro, l'area della Valle Brembana colpita ieri notte dal terremoto risulta essere al livello più basso, quella con grado «minimo».

Sisma a Bracca, nessun aiuto
Valle Brembana che era già stata teatro di un terremoto l'11 e il 14 maggio 2010, con epicentro vicino a Selvino. In quelle due occasioni a sentire maggiormente il sisma fu la Valle Serina, in particolare le zone di Bracca, Algua e Costa Serina. Crepe nei muri vennero rilevate nelle chiese di Bracca, nella parrocchiale di Sant'Andrea, nelle chiesine di Zubioni e Truchel, e nella cappelletta in località Levrit. Quindi nelle chiese di Pagliaro, Frerola, Sambusita di Algua, Ascensione e Trafficanti di Costa Serina. La parrocchiale di Bracca rimase chiusa diversi giorni e le campane, che furono danneggiate, sono tornate a suonare l'autunno scorso. Sondaggi sulla stabilità vennero effettuati nell'estate 2010 sulle chiese di Bracca e Sambusita e la Regione Lombardia quantificò in circa 790 mila euro i danni provocati dalle due scosse di quel maggio (su due milioni di euro di richiesta). «Ma a oggi – dice il parroco di Sambusita don Pierangelo Redondi – nonostante i danni siano stati effettivamente verificati, non sono arrivati fondi per la messa in sicurezza». I lavori, quindi, a parte l'intervento minimo di sistemazione del campanile di Bracca, non sono mai iniziati. Dopo il terremoto del maggio 2010 la Bergamasca è tornata di nuovo a tremare nel giugno 2010 nell'Alto Sebino, nell'aprile 2011 con epicentro Costa Volpino, nel luglio 2011 (epicentro in Veneto), l'ottobre scorso (epicentro tra Trento e Verona) e, infine, a novembre, con epicentro Bossico.
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Brembilla, cade un masso sulla strada a Sotto Camorone

Messaggiodi IW2LBR » lunedì 2 gennaio 2012, 19:11

Brembilla, 2 Gennaio 2012 - da L'Eco di Bergamo

Brembilla, cade un masso sulla strada a Sotto Camorone

Un masso è caduto verso le 15 di lunedì 2 gennaio a Brembilla, e precisamente nella frazione di Sotto Camorone, sulla strada, fortunatamente in un momento in cui non transitava nessun veicolo. Una caduta probabilmente favorita dalla pioggia battente. Sono subito intervenuti i vigili del fuoco di Zogno, gli operai della Provincia e i carabinieri. È stato effettuato un controllo dell'area e sono stati fatti cadere apposta alcuni massi pericolanti che avrebbero potuto finire sull'asfalto. Durante le operazioni di messa in sicurezza la strada è stata chiusa al traffico, ma già alle 16 è stata riaperta e la circolazione è ripresa normalmente. Ulteriori e più approfonditi controlli sono previsti nella giornata di martedì 3. Con il maltempo non è infrequente che massi cadano sulle strade. L'episodio più recente il 28 dicembre a Sedrina, non lontano da Brembilla, e in quel caso una macchina è stata sfiorata dal masso.
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Furti low cost: via burro e formaggio

Messaggiodi IW2LBR » mercoledì 4 gennaio 2012, 9:35

San Giovanni Bianco - 4 Gennaio 2012 da L'Eco di Bergamo di Silvia Salvi

Furti low cost: via burro e formaggio

San Giovanni Bianco - L'ultimo episodio solo l'altro ieri: una sessantunenne è stata presa mentre tentava di rubare formaggio, burro, caffè e oggetti per cucito. È successo al supermercato Pellicano di San Giovanni Bianco, lungo l'ex strada statale. Ed è solo l'ultimo – dice il titolare – di casi simili. C'è chi, a quanto pare, tenta di rubare per necessità, soprattutto anziani. Qualche tempo fa, per esempio, successe con un altro pensionato, di 67 anni: fermato con carne e formaggio sotto i vestiti, ai carabinieri aveva dichiarato di rubare perché in difficoltà economica.

Merce sotto i vestiti
L'altro ieri il caso di una signora residente in paese, denunciata all'autorità giudiziaria. Ha fatto regolare spesa, ma sotto i vestiti e nella borsa aveva camuffato prodotti non fatti passare alla cassa al momento del pagamento. I prodotti su cui aveva messo le mani erano per lo più generi di prima necessità: formaggi, burro, caffè, oltre a oggetti per cucito. Il titolare del supermercato ha avvisato i carabinieri e la centrale ha inviato tempestivamente una pattuglia di Piazza Brembana. Che ha controllato la signora e trovato i prodotti. «Purtroppo il fenomeno si sta allargando – spiega il titolare del supermercato –. Negli ultimi mesi i casi si sono moltiplicati. La maggior parte delle volte non si tratta di indigenti che rubano per necessità, bensì di gente che entra con l'unico obiettivo di rubare. Non si tratta di burro o grana, ma di lamette, creme per il viso, zafferano, champagne, whisky, prodotti quindi non proprio di uso quotidiano. Questi ammanchi ammontano prima a mille, poi a diecimla euro e a lungo andare il mancato introito aumenta».

«Per questo i prezzi salgono»
«Ecco perché i supermercati praticano poi gli aumenti di prezzi sui prodotti – continua il titolare del market di San Giovanni Bianco, aperto nel giugno 2005 –. Per colpa di pochi ci rimettono tutti. Per prevenire i furti ci siamo organizzati piazzando circa 15 telecamere che da allora ci permettono di rintracciare il 99% dei responsabili. La signora "beccata" l'altro giorno ha ammesso di non sapere delle telecamere, altrimenti non avrebbe rubato». «E non si aspettano nemmeno, probabilmente, che le telecamere sono realmente sorvegliate, con una persona che monitora dieci ore al giorno le televisioni che mandano in onda le immagini. Ma anche tutti i dipendenti sono autorizzati a individuare il potenziale ladro. Li vedi subito quando entrano con cattive intenzioni. Si tratta di un lavoro di squadra: se si vede il malintenzionato agire ci si avvisa e si informano le forze dell'ordine. Servirebbe solo cambiare la legge: nella maggior parte dei casi, infatti, i ladri vengono fermati, ma nel giro di pochi giorni sono di nuovo rimessi in libertà».
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La neve orobica va a Milano

Messaggiodi IW2LBR » giovedì 5 gennaio 2012, 8:27

Da L'Eco di Bergamo di Marta Todeschini

La neve orobica va a Milano trasportata di notte dai camion

Niente renne, siamo nel 2012. Il dono delle valli bergamasche ai campioni dello sci sarà recapitato puntualmente a Milano grazie a una carovana di venti camion. Sono i 5.000 metri cubi e oltre di neve «sparata» a Valbondione e Cassiglio, sulla quale sabato 14 e domenica 15 si disputerà nel centro meneghino la «Race in the city», tappa della Coppa del mondo di sci di fondo. Nell'impossibilità evidente di produrre i fiocchi tra i sentieri del parco Sempione dove verrà allestito il tracciato di gara, il comitato organizzatore s'è (per l'appunto) organizzato e ha trovato nelle valli Seriana e Brembana la «fabbrica» ideale per la sua neve. Che verrà trasportata con venti camion a partire da lunedì prossimo, al calar della sera. Sarà accumulata all'Arena civica e, in base alla temperatura, stesa tra martedì e venerdì, in tempo per la gara internazionale.

Bravata o protesta?
Ma su quella che pare la trama di una bella favola di Natale è calata l'ombra di un sabotaggio: nel pomeriggio del primo dell'anno sulla pista Corti di Valbondione, là dove si produce la gran parte della neve pro Race, sono state bucate 11 delle 15 canne in tessuto speciale che portano l'acqua ai cannoni sparaneve, due dei quali – quelli forniti per l'occasione dalla Federazione degli sport invernali – servono per la Coppa del mondo. Gelosi che la «nostra» neve s'involi sotto la Madonnina? La pulce è saltata all'orecchio, anche se per il sindaco Benvenuto Morandi l'episodio tutt'al più si può collegare alla Coppa del mondo per il fatto che «avendo danneggiato le manichette, i vandali ci hanno tenuti fermi per una notte». Mancata produzione di neve, quindi. Forse proprio l'obiettivo di chi invece, qui in alta valle, viene liquidato come un «buontempone, magari un po' alticcio». Fatto sta che le critiche non sono mancate e qualcuno ha chiesto al sindaco perché le sue piste sono innevate solo parzialmente, mentre intanto si produce neve per la Coppa del mondo. «È il contrario – rimarca Morandi e con lui gli organizzatori da Milano –: proprio grazie ai due cannoni della Fisi siamo riusciti a innevare meglio il nostro tracciato». Marco Mapelli, il direttore di competizione della «Race in the city», da Milano si prepara ad allestire la pista e sul caso della pista Corti commenta: «Sono rimasto un po' amareggiato. Non penso si tratti di una bravata, ma di mancanza di intelligenza». Ai mugugni lui è abituato, e cita le proteste degli abitanti di Liberec, in Repubblica Ceca, mentre si stava allestendo il percorso di gara, «ma là protestavano in modo civile: qui si è passato il confine».

Ritorno d'immagine
Del sabotaggio è stato informato pure il presidente del Comitato organizzatore, Maurizio Dallocchio, che spera «si sia trattato di un evento sbagliato, legato più alle abbondanti e stupide libagioni di fine anno che non all'intenzione di rovinare la "Race in the city"». Resta, quella sì, la gratitudine per quanto le valli bergamasche stanno facendo. «Grazie, è stato un aiuto eccezionale – aggiunge Marco Mapelli –: ringrazio soprattutto Beppe Barzasi, pilastro dello sci club di Clusone, e Carmelo Ghilardi, sindaco di Selvino. Spero saranno con me a Milano per l'allestimento della pista». E non si esclude che quel «grazie» diventi un banner o un passaggio nei titoli di coda delle numerose televisioni che trasmetteranno in diretta la gara (Rai Sport due e Eurosport, oltre a tv norvegesi, finlandesi, estoni, tedesche, e svedesi). Perché, con un comprensorio sciistico da far nascere e, nell'immediato, una stagione da salvare, non si vive solo di pacche sulle spalle.

Si prepara la scorta
Guerra della neve (o dell'acqua) a parte, a Valbondione e Cassiglio in queste notti si continua a lavorare. In alta Valle Seriana sono all'opera due operai: «La neve viene accumulata di fronte all'ostello e in località Moia – spiega Claudio Conti, presidente della Società sviluppo turistico Lizzola –, contiamo di finire entro due giorni, freddo permettendo». I cannoni forniti dal bresciano Massimo Botta (amministratore della Piazzatorre Skiarea) sparano anche in Valle Brembana: a Cassiglio vengono richiesti 1.500 metri cubi contro i 4.000 di Valbondione. Da qui una ventina di camion dell'impresa Regazzoni trasporteranno la neve a Milano, «prevediamo due viaggi a notte: i camion trasportano 25 metri cubi a testa, dovrebbero bastare tre notti» aggiunge Carmelo Ghilardi. Che si lascia sfuggire una terza «fabbrica della neve», sempre nella Bergamasca, «ma non le dico dov'è, sa, per precauzione». Una ruota di scorta casomai la temperatura rovinasse il lavoro fatto. Se poi ci si mettono pure di mezzo i vandali, la precauzione non è mai troppa.
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Re: La neve orobica va a Milano

Messaggiodi meteopedro » giovedì 5 gennaio 2012, 12:01

IW2LBR ha scritto:La neve orobica va a Milano trasportata di notte dai camion. Niente renne, siamo nel 2012. Il dono delle valli bergamasche ai campioni dello sci sarà recapitato puntualmente a Milano grazie a una carovana di venti camion. Sono i 5.000 metri cubi e oltre di neve «sparata» a Valbondione e Cassiglio, sulla quale sabato 14 e domenica 15 si disputerà nel centro meneghino la «Race in the city», tappa della Coppa del mondo di sci di fondo. Nell'impossibilità evidente di produrre i fiocchi tra i sentieri del parco Sempione dove verrà allestito il tracciato di gara, il comitato organizzatore s'è (per l'appunto) organizzato e ha trovato nelle valli Seriana e Brembana la «fabbrica» ideale per la sua neve. Che verrà trasportata con venti camion a partire da lunedì prossimo, al calar della sera. Sarà accumulata all'Arena civica e, in base alla temperatura, stesa tra martedì e venerdì, in tempo per la gara internazionale. Bravata o protesta? Ma su quella che pare la trama di una bella favola di Natale è calata l'ombra di un sabotaggio: nel pomeriggio del primo dell'anno sulla pista Corti di Valbondione, là dove si produce la gran parte della neve pro Race, sono state bucate 11 delle 15 canne in tessuto speciale che portano l'acqua ai cannoni sparaneve, due dei quali – quelli forniti per l'occasione dalla Federazione degli sport invernali – servono per la Coppa del mondo. Gelosi che la «nostra» neve s'involi sotto la Madonnina? La pulce è saltata all'orecchio, anche se per il sindaco Benvenuto Morandi l'episodio tutt'al più si può collegare alla Coppa del mondo per il fatto che «avendo danneggiato le manichette, i vandali ci hanno tenuti fermi per una notte». Mancata produzione di neve, quindi. Forse proprio l'obiettivo di chi invece, qui in alta valle, viene liquidato come un «buontempone, magari un po' alticcio». Fatto sta che le critiche non sono mancate e qualcuno ha chiesto al sindaco perché le sue piste sono innevate solo parzialmente, mentre intanto si produce neve per la Coppa del mondo. «È il contrario – rimarca Morandi e con lui gli organizzatori da Milano –: proprio grazie ai due cannoni della Fisi siamo riusciti a innevare meglio il nostro tracciato». Marco Mapelli, il direttore di competizione della «Race in the city», da Milano si prepara ad allestire la pista e sul caso della pista Corti commenta: «Sono rimasto un po' amareggiato. Non penso si tratti di una bravata, ma di mancanza di intelligenza». Ai mugugni lui è abituato, e cita le proteste degli abitanti di Liberec, in Repubblica Ceca, mentre si stava allestendo il percorso di gara, «ma là protestavano in modo civile: qui si è passato il confine». Ritorno d'immagine Del sabotaggio è stato informato pure il presidente del Comitato organizzatore, Maurizio Dallocchio, che spera «si sia trattato di un evento sbagliato, legato più alle abbondanti e stupide libagioni di fine anno che non all'intenzione di rovinare la "Race in the city"». Resta, quella sì, la gratitudine per quanto le valli bergamasche stanno facendo. «Grazie, è stato un aiuto eccezionale – aggiunge Marco Mapelli –: ringrazio soprattutto Beppe Barzasi, pilastro dello sci club di Clusone, e Carmelo Ghilardi, sindaco di Selvino. Spero saranno con me a Milano per l'allestimento della pista». E non si esclude che quel «grazie» diventi un banner o un passaggio nei titoli di coda delle numerose televisioni che trasmetteranno in diretta la gara (Rai Sport due e Eurosport, oltre a tv norvegesi, finlandesi, estoni, tedesche, e svedesi). Perché, con un comprensorio sciistico da far nascere e, nell'immediato, una stagione da salvare, non si vive solo di pacche sulle spalle. Si prepara la scorta Guerra della neve (o dell'acqua) a parte, a Valbondione e Cassiglio in queste notti si continua a lavorare. In alta Valle Seriana sono all'opera due operai: «La neve viene accumulata di fronte all'ostello e in località Moia – spiega Claudio Conti, presidente della Società sviluppo turistico Lizzola –, contiamo di finire entro due giorni, freddo permettendo». I cannoni forniti dal bresciano Massimo Botta (amministratore della Piazzatorre Skiarea) sparano anche in Valle Brembana: a Cassiglio vengono richiesti 1.500 metri cubi contro i 4.000 di Valbondione. Da qui una ventina di camion dell'impresa Regazzoni trasporteranno la neve a Milano, «prevediamo due viaggi a notte: i camion trasportano 25 metri cubi a testa, dovrebbero bastare tre notti» aggiunge Carmelo Ghilardi. Che si lascia sfuggire una terza «fabbrica della neve», sempre nella Bergamasca, «ma non le dico dov'è, sa, per precauzione». Una ruota di scorta casomai la temperatura rovinasse il lavoro fatto. Se poi ci si mettono pure di mezzo i vandali, la precauzione non è mai troppa.

Ne abbiamo così tanta di neve, che la "esportiamo" a Milano a_39 a_39 a_19 a_111 a_111
per il dio € questo e altro a_11 a_11 lasciamo perdere che è meglio a_45 a_45
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Zogno, camicie su misura per rilanciare la Val Brembana

Messaggiodi IW2LBR » giovedì 5 gennaio 2012, 13:53

Zogno, da L'Eco di Bergamo di Mariagrazia Mazzoleni

Zogno, camicie su misura per rilanciare la Val Brembana

Ha puntato sul made in Italy, il Laboratorio del Carmine, e ha vinto. L'azienda di Zogno, che produce camicie per conto terzi, ma che ha anche una propria linea venduta direttamente nei due showroom di Zogno e Bergamo, pur risentendo di una leggera flessione negli ultimi tre anni, può contare su un fatturato di 2 milioni di euro pressoché costante. Anzi, oggi in lieve aumento. «A cavallo degli anni Ottanta, appena si è aperto il mercato della Romania, abbiamo capito che in Italia determinate lavorazioni non si sarebbero più realizzate – spiega l'amministratore delegato Paolo Ruch, che opera nell'azienda di famiglia con i fratelli Carola, Lorenzo, Annalisa e Manuela, oltre alla vera creativa, la mamma Rosa Anna (i Ruch sono di origini svizzere) – e allora ci siamo rivolti ad un mercato di nicchia».

La produzione su misura
Il Laboratorio del Carmine non ha mai pensato di trasferirsi all'estero, «perché lavorare qui ha un valore aggiunto», prosegue Paolo Ruch. Ecco allora che nasce la produzione su misura: «All'interno dei negozi ci siamo ritagliati un piccolo spazio per clienti "speciali". E negli anni è stato quello che ci ha ripagato». Ovviamente all'estero, dove il made in Italy piace e tanto: il 70% della produzione prende la via di Germania, Inghilterra, Francia, Austria, Belgio e Svizzera, per stare nella comunità europea, e poi Russia, Stati Uniti, Messico, mentre si sta studiando il mercato dell'Estremo Oriente con il Giappone. «Funziona così – racconta Paolo Ruch - in ogni mercato che fiorisce c'è un primo momento in cui arrivano le griffe e aprono con le loro monomarche. Poi l'esigenza del cliente che se lo può permettere aumenta; non vuole più indossare un marchio e vestire come tanti. Punta al sartoriale italiano e sceglie il prodotto che può renderlo unico. Lì entriamo in gioco noi con la nostra professionalità, ogni nostra camicia è tagliata e cucita singolarmente».

Un occhio di riguardo alla Valle
Il Laboratorio del Carmine pensa allo sviluppo futuro, anche a quello della Val Brembana: «Chi delocalizza - continua Ruch - porta via un pezzo di professionalità bergamasca che poi si perde, significa che qui non ci sarà più ricambio di mano d'opera, perché non verrà formato altro personale». E allora, insieme ad altri imprenditori della Valle (pochi) ecco trovata la soluzione: «Lo scorso settembre con il sostegno di Confindustria e dell'Azienda di formazione professionale abbiamo avviato un corso per operatore dell'abbigliamento addetto alle confezioni industriali. Vedevamo la necessità di trasmettere queste forme di insegnamento. È la strada giusta da percorrere perché c'è anche un tessile avanzato che ha necessità di manodopera specializzata». Oggi sono una quarantina le dipendenti de Il laboratorio del Carmine; il 30% hanno un contratto part-time. Per il 2012 Paolo Ruch ha un sogno: «Mi piacerebbe che ogni italiano riscoprisse e apprezzasse il valore del nostro lavoro e dei nostri prodotti. Non possiamo diventare tutti commessi dei centri commerciali».
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Re: La neve orobica va a Milano

Messaggiodi enkuz » giovedì 5 gennaio 2012, 14:52

IW2LBR ha scritto:Da L'Eco di Bergamo di Marta Todeschini La neve orobica va a Milano trasportata di notte dai camion

Che bisogno ci sarà di fare una tappa del campionato di sci di fondo a Milano?
Non ci sono sufficienti montagne in Italia dove fare queste manifestazioni?

Che schifo... il mondo è orribile.
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