Ieri, venerdì 23 febbraio, si è tenuta la presentazione della Provincia di Bergamo alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano, che si sta svolgendo nella nuova sede di Rho-Pero. La manifestazione è molto cresciuta nel tempo, anche se francamente mancano alcuni appuntamenti riservati ai "piccoli". Per intenderci, le macro-aree (tipo Regione Lombardia) sono presenti con stand di immagine e di grande fascino, attirano clienti e fanno promozione a tutto campo sul turismo regionale.
Ma chi fa affari, cioè chi partecipa alle trattative tra domanda e offerta (chi fa "workshop" che è l'unico modo di portare a casa contratti) sono i "Tour-operator", cioè le società, spesso internazionali, che operano su grandi numeri e su vasta scala. La Regione Lombardia, ad esempio, per "Alpitour" o per "Franco Rosso" o per "Hotelplan" è una delle mete possibili. Ma non la principale e nemmeno l'unica. E i sottosistemi del turismo regionale (le Provincie, i Consorzi di media portata, quelli piccoli come il nostro)? Lascio a voi la risposta intuitiva.
Qualcuno, preso dall'affanno fieristico e dalla voglia presenzialistica, dichiara (senza criterio oggettivo e senza dati alla mano: quindi dichiara unilateralmente come opionione propria e non come dato di mercato) che "...alla BIT bisogna andare...". Viene la voglia di rispondere: a fare che? Una bella gita, a vedere cosa fanno gli altri, a guardare le vetrine, ad aprire la mente a nuove proposte, a cercare (spesso l'ago nel pagliaio). Chi ieri era alla BIT non può non aver avuto questa esatta sensazione: un mare immenso di grandi catene organizzate dentro le quali i piccoli non hanno alcuna possibilità.
Intendiamoci: la BIT è sempre stata così. L'errore è quello di credere di vendere il proprio prodotto (albergo, magari con sauna e psicina e maneggio e piatti tipici annessi) alla BIT. E, tanto per intenderci, andare alla BIT costa: non lo spazio espositivo che è gratuito per chi è presente con l'Ente istituzionale (e che spesso tra i piccoli viene conteso a suon di spintoni e piccoli sgarbi quotidiani: ti nascondo il tuo dépliant mentre io sto lì a distribuire il mio....
Ma ho guardato bene chi è colui/ colei che prende il mio dépliant?). Comunque le giornate delle persone hanno un valore; c'è poi da aggiungere il materiale che viene distribuito e che non ha mai una destinazione mirata (cioè, non va al marketing di Alpitour o ai vai buyers di agenzie di catene turistiche: loro fanno le trattative in mega-workshop riservati....n on è un'opionione: c'è nel programma della BIT).
Ma "bisogna esserci", ripetono tutti in coro. Rinadisco: qual è lo scopo finale? Vendere? Impossibile. Contrattare? impossibile. Fare concorrenza ad altri? Impossibile. Posizionare il prodotto e la sua immagine su un mercato? Impossibile.
Impossibile per noi che siamo piccoli: assolutamente impossibile e anche un po' demotivante...si viene via con l'esatta sensazione della propria inanità, rischiando di perdere forze personali e societarie e di disperdere energie economiche piccole ma preziose in un mare opulento dove nuotano i "Paperon dè Paperoni" del turismo internazionale. Disattendere dunque la BIT? No: non si tratta di questo. Ma è bene sapere che gli slogan che girano a vuoto vanno sviscerati una volta per tutte. Se il re è in mutande non posso continuare a ripetere che indossa un piviale per compiacere la boriosità vacua del re.
Prima o poi un'anima semplice si alza e chiede, in perfetta buona fede e con occhi limpidi, perchè il re è in mutande. Andare alla BIT. dunque. Ma come? Innanzitutto senza illusioni, quindi sapendo che o stai a presidiare il tuo piccolo spazio (30 cm quadrati su un banchetto dove espongono la metà di mille) oppure appena vai a bere un caffè al tuo ritorno non trovi più nulla (e scopri che i dépliant del tuo consorzio sono stati coperti dalla magnifica brochure in fotocopia bianco/nero della trattoria della Gina e del Baffo che propongono, alla Bit internazionale, polenta e uccelli della Valle dei fiori, frazione della Fontanina, vicolo del Caminetto al numero civico 2794).
L'esempio, volutamente esagerato, deve servire, per chi si ocucpa di marketing del turismo, a comprendere che oggi il metodo di contrattazione viaggia per altre strade. Noi le stiamo seguendo: proprio ieri abbiamo siglato un importante accordo con un esclusivista per un'agenzia inglese leader nel settore delle famiglie e del "last minute" su Orio al Serio, per la vendita "al minuto" di periodi vacanza nel comprensorio Bremboski. Vendita "on line", a costa zero di produzione di materiale cartaceo (e così risparmiamo pure le piante).
Lo stesso faremo alla borsa del turismo del weekend per famiglie (attenzione: BORSA, quindi CONTRATTAZIONE, quindi WORK-SHOP, non esposizione!) del 11 marzo prosismo, lo stesso faremo per la BORSA "Children's Tour" che muove turismo scolastico e giovanile il 16 marzo prossimo. All BIT ci siamo e ci resteremo: è comunque un'occasione per capire bene chi siamo e dove vogliamo andare: in fondo, anche "fare sistema" con gli enti pubblici ha una sua funzione. L'azione della vendita, però, è altra cosa (lo dice il marketing). Tutto questo per dire anche a voi del forum che ci seguite con molto affetto e nuova attenzione, che L'ARIA E' CAMBIATA.
Basta perdere tempo: bisogna fare mercato! Altrimenti, ditemi voi, cosa andiamo a raccontare ai nostri operatori? Che la BIT era bella? Sai cosa ti rispondono? "Quanti contratti hai fatto"?.
E BUON POMERIGGIO!

