di Franco_Quarti il Gio 07 Dic, 2006 11:41 am
gentile sig. personeni,
credo sia necessario a volte descrivere fatti ed avvenimenti che hanno portato a questa situazione.
Nel 1973 il sig. Bono, allora proprietario della stazione sciistica di San Simone e sviluppatore degli appartamenti, dell'hotel e degli impianti, acquistava dal Comune l'area dove oggi sorge il rifugio Camoscio ed il pianoro di fronte. Nell'atto del notaio, pur specificando che non vi era all'epoca un piano di lottizzazione già approvato, si individuava l'area come di sviluppo turistico e infatti si dichiarava che il privato acquirente avrebbe dovuto dotarla di opere di urbanizzazione primaria. Strada, Cabina elettrica, acquedotto.
Il progetto era quello di completare la stazione di San Simone costruendo un piccolo borgo dove oggi c'è il Camoscio.
A conferma di cioè vi è il prezzo pagato per l'area, venduta non certo al valore agricolo bensi ad un valore di sviluppo di £.27.000.000 (lire) nel 1973.
Il progetto da noi presentato in questi anni, ha seguito esattamente le linee di sviluppo approvate dai comuni.
Non mi dilungo ora nello spiegare i rapporti avuti con i comuni ed i motivi e le modalità per cui poi il progetto di sviluppo si è bloccato, resta però il fatto che la localizzazione di un borgo al Camoscio non è nè un'idea nuova (1973) nè al Comune sconosciuta (piano di fattibilità comunale approvato) nè irrealizzabile essendo quella l'unica area senza alcun rischio idrogeologico.
Detto questo, nel 2005 abbiamo presentato un progetto di sviluppo, solo per il Comune di Valleve, che prevedeva la realizzazione della parte turistico-alberghiera sui piazzali e sull'area del Camoscio e la realizzazione di 3 nuovi impianti contestualmente alla realizzazione dei borghi.
I tre nuovi impianti avrebbero sostituito il Forcella Rossa, il Sessi ed il Camoscio.
Il comune non ci ha più risposto.
Non volendo aggiungere altre considerazioni in merito alle requisizioni, agli espropri, alla revoca delle concessioni di cui magari parleremo più avanti, il comune ha deciso di realizzare un nuovo impianto senza confrontarsi con noi.
Siamo venuti a conoscenza del progetto solamente quando è stata avviata la procedura di esproprio delle aree.
E quali aree??? Proprio quelle acquistate nel 1973 e sostanziali per lo sviluppo del borgo del Camoscio.
Questi sono fatti.
Quindi è vero che, come dice Lei, non è nostro interesse bloccare la realizzazione di un nuovo impianto o continuare una sterile lotta con i comuni, ma se a lei espopriassero delle aree, se quelle aree fossero fondamentali per il progetto di sviluppo presentato, se il progetto della seggiovia cosi come localizzato rovinasse quelle aree precludendo di fatto qualsiasi altro sviluppo e se ci fosse comunque una sua proposta alternativa che non è stata nemmeno presa in considerazione, Lei cosa farebbe? Non credo che farebbe finta di nulla.
Questo sono scelte.