di ol gogis » lunedì 29 gennaio 2007, 23:58
Ho ripensato a questa splendida descrizione e mi sono immedesimato nell’autore col piacere di quest’immagine nella mente. ” Mi sono commosso, per la dolcezza di quell'uomo e per la gioia orgogliosa di quel bambino, accarezzato di lontano dalla ruvidezza del vecchio” Diventiamo tutti un po’ bambini, soprattutto quando i ricordi portano ai nostri nonni. Dal nòno Pì,dal nòno Santì, così come quel bambino anch’io goduto del piacere di quelle calde raccomandazioni.
Il trinciato di “seconda” o la brenta sulle spalle, le mucche da mungere festa o non festa, ecco, tra queste due generazioni, i padri che hanno dovuto fare delle scelte. Certo col progresso il fascino delle cose “belle e comode” hanno sicuramente influenzato quella generazione, ma l’evoluzione da mondo contadino con abitudini che non riuscivano allo stare al passo coi tempi, ad una società industriale e ricordiamoci che sto cercando di descrivere il periodo anni 50/60, fatta da maggiori comodità e forse pensando alle migliori prospettive di un avvenire migliore per i propri figli, hanno determinato la scelta di quanti hanno abbandonato quello stile di vita.
L’emigrazione dalla valle c’è sempre stata, sempre con motivazioni dolorose ma necessarie, quasi fisiologiche; cambiano le persone, cambiano i tempi, ascoltando testimonianze del periodo post bellico, sia del 1° o 2° conflitto, abbiamo descrizioni piuttosto catastrofiche sulla situazione in valle, eppure chi è rimasto con fatica e dignità è andato avanti. In questo contesto la scelta più dolorosa forse è quella di chi ha scelto di andar via, dando però nuovi spazi a chi è rimasto.
E vorrei chiudere con una riflessione su chi ha dato il “la” all’abbandono della valle (già nel 1400 si registrano nostri bergamini proprietari terrieri residenti nel Milanese e Lodigiano) fino agli ultimi; sempre negativi? Mai positivi?
Siamo sicuri che i residenti attuali si sentano così denigrati?
I vecchi continuano a ripetere con orgoglio e amore i gesti che facevano da giovani, la nuova generazione pur con uno stile di vita diverso e con mestieri diversi non sta mandando avanti la valle con gli stessi valori e dignità dei loro padri?
Un’ abbraccio a tutti i nonni che spesso incontro nelle mie escursioni e dai quali faccio tesoro dei loro racconti, e all’autore di questo post per la bellissima scena raccontata.
Ol Gogis