di callon il Dom 21 Ago, 2005 2:17 pm
Alcune info sul teleriscaldamento a legna che ho trovato in rete.
Teleriscaldamento, e la legna?
Dopo il finanziamento di 950 mila euro ottenuto dalla Comunità Europea procede celermente il progetto di costruzione della centrale di teleriscaldamento a legna in alcuni comuni italiani. L'idea stessa dell'impianto, destinato a riscaldare parte delle abitazioni civili mediante la fornitura diretta di acqua calda prodotta dalla combustione di legname, presuppone però la disponibilità di grandi quantità di materiale. In Alto Adige vi sono alcuni impianti di teleriscaldamento che, però, funzionano soprattutto con i residui di produzione di molte aziende che lavorano il legno – si legge nella richiesta. Restano molto interrogativi e perplessità per un'analoga struttura che nelle nostre montagne dovrebbe funzionare bruciando ogni anno migliaia di faggi, col rischio di essere ecologicamente incompatibile con la tutela del suolo ed economicamente non conveniente».
dal Resto del Carlino del 23 agosto 2002
Per il teleriscaldamento 'i boschi non corrono pericoli'
Almeno per questa volta i boschi dell'Appennino non correranno pericoli. Lo assicura il presidente della Comunità Montana della valle del Reno, Andrea De Maria, che risponde in questo modo ai dubbi a proposito dell'impianto di teleriscaldamento a legna previsto nel comune di Lizzano in Belvedere. Riguardo, infatti, all'approvvigionamento del materiale legnoso il responsabile dell'ente montano ricorda che il progetto è nato proprio dall'esigenza di valorizzare ed utilizzare le grandi quantità di biomasse legnose che giacciono oggi inutilizzate nei boschi e reperibili anche attraverso gli interventi di miglioramento forestale (conversione all'altofusto dei cedui invecchiati) eseguiti dalla stessa Comunità Montana sulla base delle disposizioni emanate dalla regione Emilia-Romagna. Il trenta per centro del fabbisogno della centrale verrà garantito poi dal conferimento degli scarti della lavorazione delle segherie operanti nel bacino. «Dal punto di vista economico la realizzazione della centrale consentirà agli utenti un risparmio medio variabile fra il 10 ed il 20 per centro sulla spesa annua di riscaldamento, mentre da quello ambientale una centrale di questo tipo, che sfrutta energia rinnovabile, contribuisce a ridurre in modo significativo l'emissione di gas serra nell'atmosfera». Ultimo punto i costi di gestione, per i quali è già stata avviata una valutazione economica, all'esame dei possibili partner privati della futura società di gestione con risultati confortanti che indicano una previsione di un utile annuo di circa 250.000 euro.
Teleriscaldamento a legna in Alta Badia, un'iniziativa di grande valore ecologico
In Alta Badia tutta la popolazione è molto sensibile ai problemi ambientali ed ecologici, e di conseguenza molto attenta alle iniziative di politica ambientale volte a preservare il più possibile l'equilibrio naturale. L'amministrazione della località dolomitica è impegnata in questo senso da diversi anni e sta investendo molte energie per tutelare l'ambiente affinché sia gli abitanti sia i turisti possano godere di una natura incontaminata e rispettata. Tra le interessanti iniziative intraprese a questo scopo, ne segnaliamo una in particolare: "Teleriscaldamento a La Villa: riscaldiamoci senza inquinare". L'idea di riscaldare quasi un intero paese con l'aiuto della legna era nata all'inizio degli anni novanta, e ora, dopo quasi tre anni di lavoro, funziona una centrale che raggiunge circa 200 utenze attraverso una rete di 11.800 metri, grazie a una potenza di 7mila chilowatt che permettono di portare acqua nella rete a 85 gradi. I pregi ecologici di questa iniziativa sono evidenti: l'impianto di teleriscaldamento diminuisce la dipendenza dal petrolio e rende l'ambiente molto più vivibile, riducendo le emissioni di sostanze nocive nell'atmosfera. In sostituzione del gasolio si usa la legna, e per essere più precici il "cippato" che è lo scarto della lavorazione del legno delle segherie. Un'operazione geniale, perché in questo modo si riesce a recuperare una risorsa che prima rimaneva inutilizzata e un'ottima premessa per garantire che abitanti e turisti in Alta Badia possano respirare quell'aria pulita di cui tutti abbiamo terribilmente bisogno.