bergamaschi in vetta all'everest

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Messaggiodi bepi » venerdì 25 maggio 2007, 8:33

Lo stesso concetto l'ha ribadito ieri Gnaro Mondinelli qui a Milano (serata del Trento Film Festival): chi usa l'ossigeno per salire è "un po'" scorretto.

Ma non è la stessa cosa come andare in profondità marine in apnea o con le bombole?
Sono 2 cose diverse... ma ugualmente meritevoli di ammirazione, no?

Pero', claudio, il concetto di Da Polenza non fa una grinza, chi sale con l'ossigeno ha una marcia in più, ma puo' avere problemi tecnici. Chi sale senza ossigeno vive pienamente l'esperienza, e se ha problemi è in grado di valutarli in tempo...

Speiamo che si risolva tutto al meglio.
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Messaggiodi cllocate » venerdì 25 maggio 2007, 8:44

C'è modo e modo di esprimere un parere questo è quello di Messner e cosa un pò meno importante è anche il mio , in quattro righe esprime benissimo il concetto in un mondo dove si vive più di parole che di imprese decisamente più difficili le seconde.

http://www.montagna.tv/?q=node/5060

Ma io non chiedo agli altri di salire come io ho sempre fatto.
L'opinione pubblica non è importante. Conta il proprio codice personale.
Il mio alpinismo non c'entra con le Olimpiadi. E' un'attività che va al di fuori dello sport.

Uno va in montagna per se stesso nel modo che meglio crede non per fare le olimpiadi, soprattutto perchè non ci sono ne medaglie ne arbitri alla fine. Ci sono spedizioni in passato che hanno sbagliato montagna sbagliato valle di avvicinamento e sono tornate con le foto delle Cime.
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Messaggiodi fantasia » venerdì 25 maggio 2007, 15:39

credo che in questo momento l'unica cosa giusta sia il rispetto per chi ha rischiato di persona.
salire con ossigeno o senza è una scelta personale.
l'unica gara in montagna è quella con la montagna e se stessi e ciascuno la vive come vuole.
magari tra un po' si potrebbe parlare di altri aspetti di qeuste spedizioni, ma adesso, al di là delle convinzioni, c'è solo la storia di chi ha pagato a caro prezzo un sogno.
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Messaggiodi IW2LBR » sabato 26 maggio 2007, 7:21

dal L'Eco di Bergamo del 26 Maggio 2007

Nessuna speranza dall'Everest: «Pier è morto»
L'annuncio dai compagni di spedizione. L'alpinista era scomparso mentre scendeva dalla vetta


OLTRE IL COLLE «È difficile e doloroso dover dare questa comunicazione ma, dal campo base dell'Everest, dove sono tuttora presenti, Nadia e David mi hanno comunicato che Pierangelo Maurizio, il nostro Pier, è stato dichiarato morto. Le cause sono da ricondursi a un incidente alpinistico del quale lo stesso sarebbe stato vittima scendendo dalla cima». Marco Astori, presidente del gruppo alpinistico «Fancy mountain», usa poche parole, per dire ciò che forse in molti già immaginavano: per lo scalatore cinquantaduenne di Oltre il Colle scomparso giovedì 19 sulla Nord dell'Everest le speranze già appese a un filo dovranno essere purtroppo accantonate.

Anche Nadia Tiraboschi, anch'essa di Oltre il Colle, e David Borlini di Oneta – gli unici due alpinisti del gruppo «Spirito libero» rimasti al campo base cinese dopo la partenza di Marco Epis, sempre di Oneta – si sono dovuti arrendere all'evidenza: nessuna delle numerose ricerche compiute dai portatori d'alta quota e dalle spedizioni presenti sulla montagna hanno ottenuto il risultato auspicato. La notizia ha interrotto un'attesa che durava ormai da sette giorni, aggiungendo dolore a dolore: «Il nostro gruppo alpinistico, ma credo tutta la comunità alpinistica bergamasca e gli amici di Pierangelo – ha aggiunto Marco Astori – si stringono con un abbraccio alla famiglia, in particolare alla moglie Manuela e alla figlia Benedetta».

Quindi per ricordare Maurizio che, oltre a essere guida alpina era anche maestro di sci e capostazione del Soccorso alpino di Oltre il Colle, il presidente di «Fancy mountain» ha fatto proprie le parole di un suo caro amico, il comandante Stefano Benassi dell'elisoccorso di Bergamo, dove lo stesso Maurizio lavorava come tecnico: «Ho avuto l'onore e la fortuna di lavorare insieme a lui tanti anni – ha scritto Benassi – in un'attività particolare come l'elisoccorso e ho potuto ammirare prima di tutto, le qualità professionali che, unite a quelle umane, facevano di lui un uomo speciale. Ora credo, sia il tempo del silenzio per il rispetto di una persona, un professionista della montagna, che ha fatto dell'amore per i monti la propria ragione di vita. Ma anche per il rispetto della sua famiglia che sta vivendo ore di angoscia per questo grande e inaspettato dolore. Ci possono essere grandi alpinisti, ma prima bisogna essere grandi uomini e Pierangelo lo era».

Quella di Maurizio per la montagna era una passione cominciata presto e maturata con la scelta di diventare guida alpina, un risultato conseguito nel 1997. All'attività lavorativa aveva affiancato una costante frequentazione extraprofessionale. Oltre alle maggiori cime delle Alpi e all'apertura di alcune vie sulle Orobie, Maurizio aveva una buona esperienza extraeuropea: dalla Patagonia alla spedizione in Perù nel 2003, dove aveva raggiunto la cima dell'Aconcagua, dal K2 nel 2004 al Nanda Devi nel 2005. Fino all'ultima drammatica avventura: quella sull'Everest.
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Messaggiodi cllocate » domenica 27 maggio 2007, 13:03

...

A nome di tutto il forum di valbrembanaweb esprimo il nostro cordoglio per la scomparsa di Pierangelo Maurizio.

Claudio
cllocate
 

Messaggiodi IW2LBR » domenica 27 maggio 2007, 17:27

dal L'Eco di Bergamo del 27 Maggio 2007

I rintocchi della campana per salutare Pier
L'omaggio del paese allo scalatore disperso sull'Everest. Il parroco: gesto chiesto dai parenti, siamo loro vicini


OLTRE IL COLLE Ha suonato a lungo ieri sera la campana della chiesa parrocchiale di Oltre il Colle. Il primo rintocco alle 20 e poi una lunga serie che si è sparsa nella conca oltrelcollese ritornando in eco dal Menna, dall'Arera, dal Grem, dall'Alben, le «case naturali» di Pier, Pierangelo Maurizio, lo scalatore di 52 anni scomparso sull'Everest durante la spedizione bergamasca Spirito Libero. Molti in quel rintocco hanno voluto ascoltare il saluto di commiato che, rimbalzando di vetta in vetta, arriverà fino all'amico rimasto in Himalaya, sul tetto del mondo.

«È stata la famiglia a chiedermi di suonare la campana – ha spiegato il parroco, don Manuel Lodetti – e io ho ritenuto di accogliere questa loro richiesta. Tutti in paese sapevano che alle 20 sarebbero arrivati i rintocchi dal campanile e per qualche momento su Oltre il Colle è sceso il silenzio. Sono certo che in quell'istante tutta la comunità ha pensato all'amico fisicamente tanto lontano, ma ben presente nel cuore del paese».
«Tutti abbiamo pensato a Pier ascoltando il rintocco della campana – ha continuato don Manuel – e soprattutto al dolore della moglie Manuela e della piccola Benedetta, il tesoro di papà Pier».

In paese nulla più si dice sulla tragica conclusione della spedizione sull'Everest, neppure si parla troppo della tornata elettorale che oggi e domani tocca il Comune: è passata decisamente in secondo piano.

Il pensiero di tutti è rivolto all'Everest da dove, purtroppo, non giunge più alcuna notizia sul loro compaesano. Le ricerche infatti sono state sospese. Intanto Marco Epis, di Oneta, colpito da edema cerebrale mentre si trovava a 8.300 metri, ha già lasciato il campo base per dirigersi a Kathmandu. Presto lo seguirà David Borlini, pure di Oneta. Nadia Tiraboschi, di Oltre il Colle, invece si è trattenuta ancora nella speranza di poter ricavare qualche indizio utile sulla scomparsa del compaesano.
«Aspettiamo qualche novità – affermano alcune persone incontrate nel centro del paese – ma soprattutto stiamo attendendo con ansia il ritorno di Nadia e di tutti gli altri per sapere cosa è successo. Soltanto allora si chiarirà la situazione che in alcuni aspetti ha avuto interpretazioni diverse».

«Cerchiamo tutti – ha concluso don Manuel – di essere vicini a Manuela e Benedetta con discrezione e affetto, per aiutarle ad affrontare una prova che sarà per loro lungamente dolorosa. Può essere di sostegno pure un silenzio che esprima comunque vicinanza e condivisione del dolore, vogliamo far capire ai parenti che la comunità è loro vicina, che sono nel cuore di tutti. Poi, quando la situazione sarà chiarita, si deciderà cosa fare. Ancora stasera sarò a casa di Pier per stare vicino, a nome di tutto il paese, a Manuela e Benedetta e ai loro parenti».

Del dolore degli alpinisti bergamaschi si fa interprete il presidente del Cai, Paolo Valoti: «Abbiamo accolto con profonda tristezza la difficile comunicazione giunta dal campo base l'altro ieri – sottolinea Valoti – e non possiamo che unirci al cordoglio della famiglia e di tutta la comunità degli alpinisti bergamaschi, condividendo questo momento di grande dolore».
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Messaggiodi andrea.brembilla » martedì 5 giugno 2007, 18:58

Sabato 09-06-2007
S.Messa in ricordo di Pierangelo


ore 16.00 ritrovo c/o casetta Soccorso (Piazzale Municipio)

ore 16.30 veglia di preghira

ore 17.00 S.Messa in memoria di Pierangelo
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Messaggiodi andrea.brembilla » martedì 5 giugno 2007, 19:00

Ho dimenticato di scrivere il paese: naturalmente la messa avrà luogo a Oltre il Colle.
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Messaggiodi bashir.it » lunedì 9 luglio 2007, 11:52

Tratto dal Sito della Provincia

Gli alpinisti dell' Everest 2007 in Provincia

Poco meno di due mesi fa il gagliardetto della Provincia di Bergamo ha sventolato una volta ancora sulla cima dell'Everest.

Mercoledì 4 luglio 2007, David Borlini e Nadia Tiraboschi, i due alpinisti arrivati sul tetto del mondo, sono stati ricevuti dal presidente della Provincia Valerio Bettoni, in ricordo di quel momento e dell'amico Pierangelo Maurizio, morto durante la spedizione.
Insieme a loro erano presenti: Ivan Tiraboschi, altro componente della spedizione Everest 2007 "Spirito Libero” e Paolo Valoti, presidente del CAI di Bergamo. Assenti per motivi di lavoro gli altri due alpinisti Marco Epis e Sergio Santoro, partiti con loro nell'aprile scorso alla conquista della vetta.

Il presidente Valerio Bettoni ha ricordato con affetto Pierangelo Maurizio, sottolineando come la vita, a volte, riservi sorprese inaspettate e tristi. "Pierangelo aveva un sogno - ha detto Paolo Valoti -, arrivare sulla vetta dell'Everest. Ora il suo sogno lo avvolge”.

La spedizione Everest 2007 oltre a lasciare un profondo vuoto nell'alpinismo bergamasco, ha consegnato alla provincia la conferma del suo importante traguardo: la Bergamasca è la provincia che conta il maggior numero di alpinisti arrivati sulla cima dell'Everest con ben 9 conquiste fra cui quella di Mario Curnis, l'alpinista più anziano salito sulla vetta del mondo a 65 anni e David Borlini, il più giovane con i suoi 24 anni.
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