bergamaschi in vetta all'everest

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bergamaschi in vetta all'everest

Messaggiodi tiraka il Gio 17 Mag, 2007 5:19 pm

Da fancymountain.com: Mi ha chiamato Nadia 10 minuti fa dalla cima dell'Everest, lei e David si trovavano li sono i primi dello spirito libero a raggiungere questo sogno, hanno utilizzato entrambi l'ossigeno e la giornata non era delle migliori. Marchino e Pierangelo erano ancora in salita mi aggiorneranno al più presto !!! Per ora tanti complimenti. Facciamo il tifo anche agli altri !!!!

La val brembana ancora una volta si è dimostrata terra di grandi alpinisti.

Complimenti a Nadia David e auguri agli altri membri della spedizione che stanno ancora lottando per la vetta !!!!!!
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Re: bergamaschi in vetta all'everest

Messaggiodi cllocate il Gio 17 Mag, 2007 5:34 pm

tiraka ha scritto:Da fancymountain.com: Mi ha chiamato Nadia 10 minuti fa dalla cima dell'Everest,


Spettacolo, a_14
fortunati loro e tantissimi complimenti a tutti i partecipanti della spedizione.

a_18
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Messaggiodi andrea.brembilla il Gio 17 Mag, 2007 6:53 pm

Val Brembana Uber Alles a_14 a_14 a_14 a_14 a_14
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Messaggiodi cllocate il Ven 18 Mag, 2007 8:28 am

da L'Eco di Bergamo
Tris bergamasco in vetta all'Everest

Nadia Tiraboschi, David Borlini e Nives Meroi conquistano nello stesso giorno il tetto del mondo.

Da sei a nove, in un colpo solo. Mica male considerando che non stiamo parlando del Canto Alto, ma della montagna più alla della Terra e che i numeri si riferiscono al bilancio degli alpinisti orobici in vetta allo stesso Everest. Un bilancio già cospicuo che ieri si è ulteriormente irrobustito: a Virginio Epis (salito per primo il 7 maggio 1973), Simone Moro (nel 2000, 2002 e 2006), Mario Merelli (2001 e 2004), Mario Curnis (2002), Roby Piantoni e Marco Astori (2006), si sono aggiunti infatti Nadia Tiraboschi, David Borlini e Nives Meroi.

Ad aprire le danze è stata proprio la Meroi (originaria di Bonate Sotto , ma friulana di adozione) che, assieme al marito Romano Benet autentico fuoriclasse degli ottomila, ha calcato gli 8.850 metri del colosso himalaiano verso le nove del mattino, dopo una marcia durata dieci ore, senza fare alcun uso di bombole di ossigeno.

«Siamo andati su lentamente, con fatica – ha raccontato alla sorella Leila via satellitare – abbiamo pagato la notte in più a 8.100 metri, ma anche il gelo intenso: le dita delle mie mani sono bluastre, quelle dei piedi non lo so, vedrò stasera quando arriveremo al campo. Ad ogni modo stiamo bene, vogliamo solo scendere di quota il più in fretta possibile».

E così hanno fatto. Giusto il tempo di scattare le foto di rito e scambiare un saluto ad altri due bergamaschi: Nadia Tiraboschi, di Oltre il Colle , e David Borlini, di Oneta , che sono giunti in vetta di lì a poco. «Mi ha chiamato Nadia 10 minuti fa dalla cima dell'Everest – comunicava ieri verso le 9,30 Marco Astori, che tiene i collegamenti da Bergamo con i compagni, tutti iscritti al gruppo alpinistico Fancy mountain – lei e David si trovavano in vetta e sono stati i primi di Spirito libero (questo il nome della spedizione patrocinata dal Cai di Bergamo che annovera tra le sue file altri quattro bergamaschi e cioè Pierangelo Maurizio, Ivan Tiraboschi, Marco Epis e Sergio Santoro, ndr) a concretizzare questo sogno; hanno utilizzato entrambi l'ossigeno e la giornata non era delle migliori».
Nevicava, infatti, e sulla cima dell'Everest non si vedevano nemmeno le classiche preghiere tibetane che ravvivano le «cartoline» di quasi tutti i salitori. Un'ascensione impegnativa come testimoniato da Nives Meroi che per superare gli ultimi settecento metri ha impiegato dieci ore. La coppia di Spirito libero è partita invece da 8.300 metri e si è lasciata alle spalle gli ultimi 500 metri di dislivello facendo ricorso all'ossigeno. Un ottimo risultato comunque che ben si accompagna alla vera e propria impresa della Meroi.

Le tre freschissime ascensioni, oltre a confermare Bergamo come la provincia con il maggior numero di salitori dell'Everest al mondo, offrono pure qualche record in più: da ieri Nives è infatti la prima donna italiana e la terza al mondo ad aver toccato gli 8.850 metri del Chomolugma, così come viene chiamata al piramide himalaiana dai nepalesi, senza ossigeno, mentre David Borlini, con i suoi 24 anni, è diventato il più giovane italiano sul tetto del pianeta, soffiando il primato all'amico Marco Astori che se l'era conquistato meno di un anno fa. Non solo: con l'Everest, sono ormai 9 gli ottomila conquistata dalla Meroi.

Oltre alla montagna più alta della terra, il K2, il Nanga Parbat, il Cho Oyu, il Gasherbrum II, il Gasherbrum I, il Broad Peak, il Lhotse, il Dhaulagiri, senza contare lo Shisha Pangma di cui l'alpinista di origini bergamasche ha raggiunto però la vetta centrale. Come lei ha fatto solo l'austriaca Gerlinde Kaltenbrunner che al suo attivo può vantare nove montagne sopra gli 8 mila metri e che proprio nei giorni scorsi ha rischiato grosso al Dhaulagiri, dove la sua tenda è stata sfiorata dalla valanga che invece è costata la vita agli spagnoli Santiago Sagaste e Ricardo Valencia.

Sulla stessa montagna un paio di settimane fa era rimasto vittima di un incidente anche il bergamasco Sergio Dalla Longa e la notizia aveva naturalmente gettato nello sconforto le altre spedizioni italiane in Himalaya: «Ce la metteremo tutta anche per salutare Sergio e Marco (il fratello scomparso in spedizione meno di due anni fa, ndr) dal punto più alto della Terra», avevano scritto allora i ragazzi di Spirito libero. Ieri ce l'hanno fatta almeno in tre, ma nelle prossime ore potrebbero aggiungersene altri: ieri gli altri componenti della spedizione Spirito libero Ivan Tiraboschi e Sergio Santoro stavano ancora risalendo la parete alle quote inferiori, mentre Pierangelo Maurizio e Marco Epis erano già avviati verso la cima.

Difficoltà nelle comunicazioni satellitari purtroppo non hanno consentito di disporre degli ultimi aggiornamenti, ma il filo tra Bergamo e l'Everest sembrerebbe destinato a rafforzarsi ulteriormente.
Emanuele Falchetti
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Messaggiodi IW2LBR il Lun 21 Mag, 2007 7:42 am

News 21 Maggio 2007
Manca all'appello Pierangelo Maurizio, guida alpina di Oltre il Colle


dal Sito http://www.fancymountain.com

Penso che a volte il silenzio sia la soluzione migliore a molte cose, ma purtroppo poi mi accorgo che questo non serve di certo a toglierci le preoccupazioni che ci assillano. Con questo spirito e dopo ore ed ore di telefonate e di seppur fragili conferme, fino a ieri mattina eravamo certi che tutti i ragazzi stessero scendendo ed ho quindi comunicato questa notizia. Come un macigno, mi è giunta invece la notizia di questo scambio di persona che, purtroppo, in quelle condizioni, a quelle quote, con comunicazioni date da portatori e da altri alpinisti presenti sulla montagna, sono inesorabilmente da accettare e prendere per vere e reali, anche se poi, si rivelano sbagliate.

Tutto si è sgretolato in un attimo e ieri alle 11:00 ora italiana, dopo essere riuscito finalmente a parlare con Nadia, ho avuto la sua conferma: purtroppo fino a quel momento di Pierangelo non c’erano notizie. Ghiacciati e sconvolti da questa notizia, ma certamente appesi ad ogni filo di speranza, ci stiamo muovendo tuttora e continueremo a farlo per cercare il nostro Pier. Lo stiamo facendo noi da casa ma, soprattutto, lo stanno facendo tutti sulla parete Nord dell’Everest e stiamo estendendo le ricerche anche a Sud per vagliare ogni possibilità.

Di tutto ciò, ho avuto conferma anche da Nadia, che stamane, mi ha garantito sulla completa disponibilità offertaci da alcune spedizioni commerciali (che io in alcune occasioni ho criticato ed ora mi sento di dovergli delle scuse) per continuare le ricerche. Oltre a loro anche altre spedizioni stanno cercando ogni tipo di riferimento e di traccia che ci possa ricondurre a Pier. Sappiamo che il tempo inesorabilmente passa, abbassando sempre più le speranze, ma certi della forza e delle capacità che distinguevano Pierangelo, per ora continuiamo a sperare.

FORZA PIER !!!

Marco Astori

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Messaggiodi IW2LBR il Lun 21 Mag, 2007 7:53 pm

Dal L'Eco di Bergamo online - 21-05-2007 ore 20.30

Maurizio è disperso sull'Everest - ricerche sui versanti Nord e Sud

Immagine

Pierangelo Maurizio è disperso sull'Everest. Da tre giorni nessuno lo ha più visto o ha avuto sue notizie. Maurizio, 46 anni, guida alpina di Oltre il Colle, era impegnato con la spedizione dei bergamaschi di «Spirito libero» nella scalata della vetta dal versante Nord.

L'ultima a vederlo è stata la tarvisiana Nives Meroi, che con questa impresa ha raggiunto il traguardo del decimo ottomila: giovedì scorso, mentre scendeva dalla vetta insieme con il marito Romano. Benet, la Meroi aveva incontrato Pierangelo Maurizio. Stava salendo verso la cima con le bombole dell'ossigeno. Poi però dell'alpinista di Oltre il colle non si sono più avute notizie.

Ora al campo base avanzato dell'Everest i compagni di cordata - Nadia Tiraboschi, David Borlini, Marco Epis, Ivan Tiraboschi e Sergio Santoro, tutti bergamaschi - stanno organizzando le ricerche con l'aiuto delle spedizioni commerciali impegnate sulla montagna, sia sul versante Nord sia sul versante Sud.
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Messaggiodi IW2LBR il Mar 22 Mag, 2007 6:21 am

dal L'Eco di Bergamo del 22 Maggio 2006
«Ho visto Pier in vetta, poi è scomparso»

La compagna di cordata Nadia Tiraboschi è l'ultima ad aver salutato Maurizio vicino alla cima dell'Everest

OLTRE IL COLLE L'ultima a incontrare Pierangelo Maurizio, 52 anni, la guida alpina di Oltre il Colle dispersa sull'Everest, è stata lei, Nadia Tiraboschi, la compagna di cordata, di sempre. Un saluto a pochi metri dalla vetta, poche parole per risparmiare ossigeno e quel gesto, quasi una premonizione, di affidargli il satellitare da utilizzare in caso di emergenza. Da allora il telefono è rimasto muto e di Maurizio si sono perse le tracce, anche se – a ribadirlo è la stessa Tiraboschi – con ogni probabilità, prima di sparire, l'alpinista il suo sogno dovrebbe averlo realizzato: il tetto del mondo dovrebbe averlo calcato.

Non è un caso dunque che le ricerche, gli estremi tentativi portati avanti nelle ultime ore, abbiano riguardato sia la parete Nord del colosso himalaiano, sia il versante opposto, quello nepalese, nell'ipotesi che lo scalatore di Oltre il Colle possa essersi erroneamente avventurato oltre il crinale della cima. Per il momento però nulla di nuovo e più passano le ore e più la speranza dei giorni scorsi lascia il posto allo sconforto, perché mai nessun disperso prima d'ora è rientrato da certe quote dopo così tanti giorni di assenza. L'unico nuovo tassello è la testimonianza di Nadia Tiraboschi che, dopo essere rientrata al campo base, ha potuto mettersi finalmente in contatto con Marco Astori, il presidente del gruppo alpinistico Fancy mountain cui gli alpinisti della spedizione «Spirito libero» sono iscritti.

La prima telefonata risale a domenica scorsa e non è stata certo un bel momento: «Tutto si è sgretolato in un attimo – ha scritto ieri sul sito dello stesso gruppo Marco Astori, riferendosi all'altalena di informazioni che sabato dava i quattro alpinisti in parete salvi e in arrivo al campo base – ieri (domenica, ndr) alle 11 ora italiana, dopo essere riusciti finalmente a parlare con Nadia, abbiamo avuto la conferma: malauguratamente fino a quel momento di Pierangelo non c'erano notizie. Sconvolti, ma certamente appesi a ogni filo di speranza, ci siamo mossi per cercare il nostro Pier. Lo stiamo facendo noi da casa ma, soprattutto, lo stanno facendo tutti sulla parete Nord dell'Everest, estendendo le ricerche anche a Sud per vagliare ogni possibilità».

Aggiunge Astori: «Proprio stamane (ieri, ndr) ho avuto conferma anche da Nadia della completa disponibilità da parte di alcune spedizioni commerciali (che in alcune occasioni ho criticato e ora mi sento di dovergli delle scuse) a proseguire le ricerche, cercando ogni tipo di riferimento e di traccia che ci possa ricondurre a Pier».
Anche questo ennesimo tentativo sembrerebbe però stato vano. Ancora nel tardo pomeriggio di ieri buone notizie non se ne avevano e ormai difficilmente ne potranno arrivare: «Niente di nuovo», ribadiva laconicamente dal campo base l'alpinista Nives Meroi, che giovedì scorso, assieme al marito Romano Benet, aveva preceduto (senza ossigeno) sulla cima dell'Everest Nadia Tiraboschi e David Borlini, i due scalatori del gruppo di «Spirito libero» giunti in vetta.

Sono proprio loro gli ultimi componenti della spedizione a essere attualmente al campo base avanzato, quello in cui si trovano buona parte delle spedizioni distribuite su due livelli. Marco Epis, il terzo scalatore rientrato domenica dalla parete, è sceso infatti ieri a quota 5.200 accompagnato da Mario Trimeri (altro alpinista italiano presente sull'Everest nel tentativo di completare le cosiddette Seven summit, le cime più alte della terra, e legato ai bergamaschi dall'appoggio logistico di Manuel Lugli, titolare dell'agenzia specializzata in trekking e alpinismo «Il nodo infinito») perché duramente provato dai giorni trascorsi ai campi alti e quindi bisognoso di aria più «ossigenata». Gli altri due componenti – Ivan Tiraboschi (medico della spedizione) e Sergio Santoro – sarebbero invece già a Kathmandu, dopo essersi allontanati dal resto del gruppo nei giorni scorsi: arrivati a campo uno avrebbero preferito rinunciare per alcuni problemi di acclimatamento.

«Il nostro valore aggiunto – aveva sottolineato prima della partenza Nadia Tiraboschi riferendosi all'amicizia e alla sintonia del gruppo di scalatori – è proprio questo: il grande legame che ci unisce e che sicuramente ci consentirà di affrontare la spedizione con un ottimo affiatamento. Assieme abbiamo già salito l'Aconcagua sulle Ande e ora speriamo di replicare sull'Everest». Purtroppo non è andata così.

Emanuele Falchetti

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«Noi vogliamo continuare a sperare»
Ansia per le sorti del compaesano sul tetto del mondo. Riposti gli striscioni per la festa

OLTRE IL COLLE Si respira una mestizia profonda a Oltre il Colle, paese natale di Pierangelo Maurizio, vista la prolungata assenza di sue notizie. Ma ancora un filo di speranza c'è. In piazza, a bassa voce, si commentano le informazioni frammentate che arrivano dall'Everest.
Domenica sera dalla stretta cerchia dell'alpinismo locale erano trapelate le prime voci sulle difficoltà che Pierangelo avrebbe incontrato salendo sul tetto del mondo, ma erano state scacciate come cattivi pensieri.

«Impossibile – si diceva – che siano vere. Pier è uno scalatore esperto e prudente, non può aver commesso errori». L'ansia si è invece fatta palpabile ieri. «Vogliamo continuare a sperare – commenta il sindaco, il senatore Valerio Carrara –. La sera precedente alla partenza della spedizione, a cena con Pierangelo, Nadia Tiraboschi e tutti gli altri, ci eravamo salutati. Erano tranquilli, pronti ad affrontare un'impresa ardua».
«Proprio Pierangelo – continua Carrara – un alpinista di esperienza e di profondo senso di responsabilità oltre che atleta valido, era il punto di riferimento del gruppo. Un alpinista appassionato e rispettoso della montagna alla quale ha avvicinato tanti giovani. Ricordo i corsi attivati da lui e Nadia, in collaborazione con altri alpinisti, per i ragazzi della Colonia milanese. Un uomo con il suo paese nel cuore, sempre cordiale e generoso. Speriamo tutti nel suo ritorno».

«Stavamo preparando i festeggiamenti per il felice esito dell'impresa con Nadia e Davide sull'Everest – ricorda Franco Sirleto, presidente della Pro loco – e sarebbe stata una gran festa. Abbiamo sospeso tutto, gli striscioni riposti con la speranza di riutilizzarli se arrivasse la bella notizia». E aggiunge: «I suoi amici alpinisti sono da domenica nella Casa delle guide e del Soccorso alpino: Pierangelo ne era stato promotore. La struttura, già utilizzata, non è stata ancora inaugurata. Il felice esito della spedizione sarebbe stato il momento più adatto. Noi tutti cerchiamo di essere vicini alla famiglia». «Non riesco proprio a pensare che a Pierangelo sia successo qualcosa di grave – dice Gianni Padella, che ha ospitato nel suo ristorante il gruppo della spedizione prima della partenza –.

Avevano voluto salutare qui da me gli amici, era stata una cena allegra, con tanti consigli da parte di Marco Astori e Roby Piantoni che avevano raggiunto l'Everest lo scorso anno. Pierangelo rincuorava quelli che restavano a casa, cercava da buon capo spedizione di smorzare facili entusiasmi. Quella montagna che aveva nel cuore e nei sogni non può averlo tradito».

Sergio Tiraboschi
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Messaggiodi IW2LBR il Ven 25 Mag, 2007 6:25 am

dal L'Eco di Bergamo del 25 Maggio 2007

Torna dall'Everest Marco Epis
L'alpinista colpito da un principio di edema cerebrale è in viaggio per Kathmandu


Marco Epis, di Oneta, è in viaggio per Kathmandu. Dopo Ivan Tiraboschi e Sergio Santoro - che si erano staccati dal resto del gruppo settimana scorsa in concomitanza con la scomparsa di Pierangelo Maurizio, di Oltre il Colle - è lui il primo alpinista della spedizione bergamasca Spirito Libero ad accomiatarsi dal campo base dell'Everest, essendo anche il più provato tra quanti fino a poche ore fa si trovavano ancora a quota 5.200 (oltre a lui Nadia Tiraboschi, pure di Oltre il Colle, e David Borlini, di Oneta). L'emergenza, legata al principio di edema cerebrale che l'aveva colpito a 8.300 metri è rientrata, ma i postumi si faranno sentire ancora per qualche tempo.

A confermare la partenza è il presidente del gruppo alpinistico Fancy mountain, Marco Astori, l'unico, assieme ai familiari, a mantenere i contatti con la spedizione: «Marco è riuscito a trovare posto su una jeep in partenza (forse al seguito di Nives Meroi e Romano Benet, ndr). Il prossimo a partire, non appena ci sarà un altro fuoristrada disponibile sarà David».

Almeno per il momento, Nadia Tiraboschi ha deciso di fermarsi al campo base: anche se le ricerche di Pierangelo Maurizio, sono ormai concluse purtroppo con esito negativo, la speranza è di raccogliere, presso le altre spedizioni tuttora presenti sulla parete, un dettaglio o una fotografia che possano in qualche modo offrire un indizio sulla scomparsa. Da espletare ci sono, inoltre, le pratiche burocratiche in prima battuta con l'ufficiale di collegamento che si trova al campo base cinese.

Nel frattempo in Italia, il caso dello scalatore bergamasco disperso sulla nord dell'Everest finisce nel polverone sull'utilizzo dell'ossigeno in alta quota sollevato dall'alpinista Agostino Da Polenza: «Prima di fare questa affermazione - ha dichiarato ieri lo stesso Da Polenza alla presentazione della spedizione di Silvio Mondinelli per il Broad Peak che a sua volta ha accostato l'uso di ossigeno al doping - ci ho pensato a lungo, ma poi ho deciso di dirlo: se Pierangelo fosse stato senza ossigeno sarebbe tornato indietro e non avrebbe affrontato quei 300 metri in più che possono essere fatali. Se ti finisce l'ossigeno ti si gelano le mani, i piedi, il cervello e poi arriva il panico». «Salire con l'ossigeno - ha aggiunto - significa avvantaggiarsi di un benessere fisico che ti riporta a una quota inferiore. Arrivare in cima all'Everest con le bombole è come trovarsi a 5.200 metri. Insomma un'altra cosa. Se l'alpinismo è uno sport è giusto che sia ricondotto alle regole dello sport».

«All'alpinismo - ha replicato a distanza lo scalatore Simone Moro - non può essere attribuita un'accezione esclusivamente sportiva dato che non esistono federazioni, campionati, regolamenti scritti e l'attribuzione di medaglie. L'alta quota investe una dimensione che comprende anche l'esplorazione, il puro piacere personale, il superamento dei propri limiti, il rapporto con la natura. Il termine doping, che anch'io ho utilizzato impropriamente per esemplificare gli effetti dell'utilizzo d'ossigeno, si rivela in questo caso inadeguato perché si riferisce solo al primo aspetto. Il non farne uso deve passare da un diverso approccio all'alpinismo e non da un'imposizione. In ogni caso, in un momento tanto delicato, sarebbe preferibile non fare riferimenti a episodi che dovrebbero essere trattati almeno aspettando coloro che li hanno vissuti».

A Oltre il Colle intanto, Rosanna Manenti, candidata a sindaco del paese, ha deciso di tenersi vicino una sedia vuota negli incontri della campagna elettorale a «dimostrare la volontà di mantenere viva la speranza» per il ritorno di Pierangelo Maurizio. Agli appuntamenti elettorali ha deciso di non partecipare il candidato consigliere Manuel Manenti, cognato dell'alpinista.
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Messaggiodi cllocate il Ven 25 Mag, 2007 7:52 am

E' dai tempi di quota 8000 e anche prima che non provo una grossa stima per Agostino da Polenza, non ricordo bene neanche cosa abbia fatto nella storia dell'alpinismo per avere questa visibilità, oltre che frequentare le persone giuste più che le montagne.
Sicuramente ottimo venditore di alpinissmo professionale nell'accezione più negativa del termine alla costante ricerca di visibilità.
Messner e Moro che alpinisti lo sono, hanno idee un pò diverse e soprattutto più rispetto dei modi e degli altri.

Forse è lui ad avere bisogno di ossigeno oggi più che mai.

Tutta la mia solidarietà in questi momenti tristi ai partecipanti della spedizione "Spirito Libero".
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