di IW2LBR il Mar 22 Mag, 2007 6:21 am
dal L'Eco di Bergamo del 22 Maggio 2006
«Ho visto Pier in vetta, poi è scomparso»
La compagna di cordata Nadia Tiraboschi è l'ultima ad aver salutato Maurizio vicino alla cima dell'Everest
OLTRE IL COLLE L'ultima a incontrare Pierangelo Maurizio, 52 anni, la guida alpina di Oltre il Colle dispersa sull'Everest, è stata lei, Nadia Tiraboschi, la compagna di cordata, di sempre. Un saluto a pochi metri dalla vetta, poche parole per risparmiare ossigeno e quel gesto, quasi una premonizione, di affidargli il satellitare da utilizzare in caso di emergenza. Da allora il telefono è rimasto muto e di Maurizio si sono perse le tracce, anche se – a ribadirlo è la stessa Tiraboschi – con ogni probabilità, prima di sparire, l'alpinista il suo sogno dovrebbe averlo realizzato: il tetto del mondo dovrebbe averlo calcato.
Non è un caso dunque che le ricerche, gli estremi tentativi portati avanti nelle ultime ore, abbiano riguardato sia la parete Nord del colosso himalaiano, sia il versante opposto, quello nepalese, nell'ipotesi che lo scalatore di Oltre il Colle possa essersi erroneamente avventurato oltre il crinale della cima. Per il momento però nulla di nuovo e più passano le ore e più la speranza dei giorni scorsi lascia il posto allo sconforto, perché mai nessun disperso prima d'ora è rientrato da certe quote dopo così tanti giorni di assenza. L'unico nuovo tassello è la testimonianza di Nadia Tiraboschi che, dopo essere rientrata al campo base, ha potuto mettersi finalmente in contatto con Marco Astori, il presidente del gruppo alpinistico Fancy mountain cui gli alpinisti della spedizione «Spirito libero» sono iscritti.
La prima telefonata risale a domenica scorsa e non è stata certo un bel momento: «Tutto si è sgretolato in un attimo – ha scritto ieri sul sito dello stesso gruppo Marco Astori, riferendosi all'altalena di informazioni che sabato dava i quattro alpinisti in parete salvi e in arrivo al campo base – ieri (domenica, ndr) alle 11 ora italiana, dopo essere riusciti finalmente a parlare con Nadia, abbiamo avuto la conferma: malauguratamente fino a quel momento di Pierangelo non c'erano notizie. Sconvolti, ma certamente appesi a ogni filo di speranza, ci siamo mossi per cercare il nostro Pier. Lo stiamo facendo noi da casa ma, soprattutto, lo stanno facendo tutti sulla parete Nord dell'Everest, estendendo le ricerche anche a Sud per vagliare ogni possibilità».
Aggiunge Astori: «Proprio stamane (ieri, ndr) ho avuto conferma anche da Nadia della completa disponibilità da parte di alcune spedizioni commerciali (che in alcune occasioni ho criticato e ora mi sento di dovergli delle scuse) a proseguire le ricerche, cercando ogni tipo di riferimento e di traccia che ci possa ricondurre a Pier».
Anche questo ennesimo tentativo sembrerebbe però stato vano. Ancora nel tardo pomeriggio di ieri buone notizie non se ne avevano e ormai difficilmente ne potranno arrivare: «Niente di nuovo», ribadiva laconicamente dal campo base l'alpinista Nives Meroi, che giovedì scorso, assieme al marito Romano Benet, aveva preceduto (senza ossigeno) sulla cima dell'Everest Nadia Tiraboschi e David Borlini, i due scalatori del gruppo di «Spirito libero» giunti in vetta.
Sono proprio loro gli ultimi componenti della spedizione a essere attualmente al campo base avanzato, quello in cui si trovano buona parte delle spedizioni distribuite su due livelli. Marco Epis, il terzo scalatore rientrato domenica dalla parete, è sceso infatti ieri a quota 5.200 accompagnato da Mario Trimeri (altro alpinista italiano presente sull'Everest nel tentativo di completare le cosiddette Seven summit, le cime più alte della terra, e legato ai bergamaschi dall'appoggio logistico di Manuel Lugli, titolare dell'agenzia specializzata in trekking e alpinismo «Il nodo infinito») perché duramente provato dai giorni trascorsi ai campi alti e quindi bisognoso di aria più «ossigenata». Gli altri due componenti – Ivan Tiraboschi (medico della spedizione) e Sergio Santoro – sarebbero invece già a Kathmandu, dopo essersi allontanati dal resto del gruppo nei giorni scorsi: arrivati a campo uno avrebbero preferito rinunciare per alcuni problemi di acclimatamento.
«Il nostro valore aggiunto – aveva sottolineato prima della partenza Nadia Tiraboschi riferendosi all'amicizia e alla sintonia del gruppo di scalatori – è proprio questo: il grande legame che ci unisce e che sicuramente ci consentirà di affrontare la spedizione con un ottimo affiatamento. Assieme abbiamo già salito l'Aconcagua sulle Ande e ora speriamo di replicare sull'Everest». Purtroppo non è andata così.
Emanuele Falchetti
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«Noi vogliamo continuare a sperare»
Ansia per le sorti del compaesano sul tetto del mondo. Riposti gli striscioni per la festa
OLTRE IL COLLE Si respira una mestizia profonda a Oltre il Colle, paese natale di Pierangelo Maurizio, vista la prolungata assenza di sue notizie. Ma ancora un filo di speranza c'è. In piazza, a bassa voce, si commentano le informazioni frammentate che arrivano dall'Everest.
Domenica sera dalla stretta cerchia dell'alpinismo locale erano trapelate le prime voci sulle difficoltà che Pierangelo avrebbe incontrato salendo sul tetto del mondo, ma erano state scacciate come cattivi pensieri.
«Impossibile – si diceva – che siano vere. Pier è uno scalatore esperto e prudente, non può aver commesso errori». L'ansia si è invece fatta palpabile ieri. «Vogliamo continuare a sperare – commenta il sindaco, il senatore Valerio Carrara –. La sera precedente alla partenza della spedizione, a cena con Pierangelo, Nadia Tiraboschi e tutti gli altri, ci eravamo salutati. Erano tranquilli, pronti ad affrontare un'impresa ardua».
«Proprio Pierangelo – continua Carrara – un alpinista di esperienza e di profondo senso di responsabilità oltre che atleta valido, era il punto di riferimento del gruppo. Un alpinista appassionato e rispettoso della montagna alla quale ha avvicinato tanti giovani. Ricordo i corsi attivati da lui e Nadia, in collaborazione con altri alpinisti, per i ragazzi della Colonia milanese. Un uomo con il suo paese nel cuore, sempre cordiale e generoso. Speriamo tutti nel suo ritorno».
«Stavamo preparando i festeggiamenti per il felice esito dell'impresa con Nadia e Davide sull'Everest – ricorda Franco Sirleto, presidente della Pro loco – e sarebbe stata una gran festa. Abbiamo sospeso tutto, gli striscioni riposti con la speranza di riutilizzarli se arrivasse la bella notizia». E aggiunge: «I suoi amici alpinisti sono da domenica nella Casa delle guide e del Soccorso alpino: Pierangelo ne era stato promotore. La struttura, già utilizzata, non è stata ancora inaugurata. Il felice esito della spedizione sarebbe stato il momento più adatto. Noi tutti cerchiamo di essere vicini alla famiglia». «Non riesco proprio a pensare che a Pierangelo sia successo qualcosa di grave – dice Gianni Padella, che ha ospitato nel suo ristorante il gruppo della spedizione prima della partenza –.
Avevano voluto salutare qui da me gli amici, era stata una cena allegra, con tanti consigli da parte di Marco Astori e Roby Piantoni che avevano raggiunto l'Everest lo scorso anno. Pierangelo rincuorava quelli che restavano a casa, cercava da buon capo spedizione di smorzare facili entusiasmi. Quella montagna che aveva nel cuore e nei sogni non può averlo tradito».
Sergio Tiraboschi