di marioff » domenica 21 novembre 2010, 23:04
Vi mando la descrizione della traversata che ho fatto anni fa assieme a mio fratello che mi ha descritto tutti i particolar ed i nomi dei vari posti attraversati e che conosce l'ambiente nei minimi particolari dalla forcella di Bura alla stalla di Casamea ( in dialetto locale: Chigamea): abbiamo visto anche il luogo dell'ingresso della Grotta che non dico per rispetto della vostra volontà a protezione della natura.
Traversata della Cornaleda
In Val Taleggio dalla Forcella di Bura alla baita di Casamea (“Chigamea”)
(Sconsigliato a inizio primavera per caduta sassi dai dirupi a causa del disgelo)
Una camminata che attraversa la zona montana ricca di canaloni e pareti rocciose della Cornaleda, sul versante ovest del monte Sornadello, sul cui fondovalle scorre il torrente Valbona, affluente di destra del torrente Enna. Questo percorso si snoda in vari saliscendi, sempre nell'ombra del bosco, dalla Forcella di Bura (m. 884) fino alla stretta dell'Orrido dei Serrati passando continuamente tra valloni, rocce sovrastanti a picco e in mezzo a boschi scoscesi che una volta venivano sfruttati per la produzione di carbone o per legname d'opera da mandare alle tornerie di Brembilla. L'ambiente è di una bellezza selvaggia che ci lascia attoniti; noi per ora ci fermeremo poco oltre la metà del percorso cioè al pascolo dove si trova l'antica baita di Casamea (m. 1010). Arrivando da Gerosa, appena superata la Forcella di Bura, si parcheggia la macchina in uno spazio a fianco della strada e si imbocca una carrareccia sulla destra con segnalazione per il monte Foldone.
Avanti una decina di metri si ignora la strada di sinistra, chiusa con catena, e si prosegue fino ad un altro bivio dove ora invece si prende la strada di sinistra in piano lasciando la destra che prosegue per il suddetto monte Foldone e per il Monte Sornadello. Si giunge in breve alla "stalla Roncall", ora ristrutturata ed abitabile, e si prende un sentierino (segnato con rari e ormai sbiaditi bolli rossi) che attraversa una zona detta "Garzada" in direzione della "Valle del Torno" (“Al del Turno”). Qui giunti, (30 minuti) si attraversa la valletta, si risale il sentiero mantenendosi a fianco della valle, poi, in vista della "stalla del Pio" (ormai abbandonata e circondata da erbacce e folto bosco) si ripassa dalla parte opposta e si prosegue in salita fino a raggiungere, dopo una decina di minuti, una cascatella che, scendendo dalle rocce sovrastanti, viene accompagnata da un piccolo condotto permettendoci di fare rifornimento d'acqua: è la sorgente dell'Acqua Cristallina.
Ritornati indietro per un centinaio di metri si prende un sentierino di destra che permette di attraversare la valletta e di passare al di sopra della stalla anzidetta.
Circa a 50 minuti dalla partenza si arriva ad un bivio dove si deve seguire il tracciato sopra (segnalato da un bollo rosso ormai sbiadito). Si continua in salita fino ad un colletto; (55 minuti) si inizia una lunga discesa a zig-zag lungo la "Ria Rata" fin giù nella "Valle di Segna" sotto le rocce dei "Castelli".
Si attraversa la "Foppa degli Agnelli" poi la "Foppa dei Munù" giungendo ad un roccione a colonna detto "Campanile della Galé" (1 ora e 25 minuti dalla partenza). Si prosegue sul sentiero finchè si giunge ad una stretta dove a sinistra è stata posta un croce con scritta a ricordo di Offredi Giovanni morto il giorno 8 settembre 1945 cadendo da un roccione su in alto al disopra del "Canale Lasciera" (1 ora e 30 minuti). Dopo una piccola sosta si prosegue e si raggiunge il suddetto canale passando al disotto della imponente "Corna di Gacc". Oltre si arriva in una zona ricca di una flora particolare, assente altrove, con foglie lanceolate chiamate in zona "Lingua di suocera".
Si prosegue lungamente quasi in piano finchè si giunge ad una salita nell'erba alta ed infine al colletto detto "Cornel Pigazz", poi oltre, ad un bivio, si ignora il sentiero che volge indietro a sinistra (conduce in fondo all'Orrido dei Serrati) e si va diritto fino a raggiungere prima una fontanella per abbeveratoio poi subito la "Baita di Casamea" posta in fondo ad un prato ancora in uso, dove si trovano delle capre al pascolo. Questa baita è sempre stata usata per l'alpeggio e molte persone, ora anziane, ricordano di averci passato delle lunghe estati a custodire le mandrie. Il fabbricato è formato da tre elementi costruiti successivamente l'uno appoggiato all'altro e, in cima al muro di quello più recente, vi si legge l'anno di costruzione: 1755.
Qui abbiamo la fortuna di udire lo strido e vedere l'aquila volteggiare sopra il Pizzo della Radice.
Salendo in cima al prato, appena nel bosco, a sinistra, riparte il sentiero che porta in "Foppabella".
Tempo di percorrenza per sola andata e con passo da turista, comprese alcune soste: ore 2,40 circa.
Per chi non è esperto della zona conviene per ora cercarsi un accompagnatore perché è possibile perdersi, sperando che in seguito la segnalazione venga migliorata.
Offredi Mario in collaborazione con: Offredi Giuseppe
Ultima escursione nell’anno 2004