Mi voglio complimentare anch'io con Ivan per le bellissime immagini, e per la sensibilità, con cui ha affrontato la "mia" bella, ma anche un po' dolente valle, simbolo del momento di grande difficoltà che sta attraversando la montagna (e anche un po' tutto il nostro Paese). Speriamo che i fiori che ha colto alla vigilia dell'inverno siano un segnale di speranza e di vita rinnovata per gli antichi prati e pascoli e per le secolari costruzioni che si offrono nel loro declino apparentemente inarrestabile ai nostri occhi e a quelli della macchina fotografica.
Aggiungo ai complimenti e al grazie due piccole annotazioni di carattere storico/tecnico, che spero siano di qualche utilità: le travi di ferro, che sorreggevano il piano di calpestio della "stalla di sopra", cioè il fienile, ci stanno a indicare un intervento-tampone, che è stato praticato in modo non diffuso dagli inizi del secolo scorso fino a 50 anni fa, di sostituzione delle vecchie travi portanti originarie e dei travetti per creare le prime solette in cemento. In qualche caso con le travi di ferro si manteneva però la tradizionale struttura dei travetti di legno, in genere non lavorati, che venivano semplicemente ben accostati per posarvi il fieno. Nella soletta, fosse di travetti di legno o di cemento, veniva sempre praticato il "fenèr", piccola apertura quadrata per calare il fieno, tagliato dalla catasta ("seia" in Valtaleggio), dalla stalla "di sopra" a quella "di sotto", dove venivano alloggiate le mucche.
Un'altra piccola annotazione riguarda il tetto in coppi con pendenza degli spioventi che si presume modificata: può essere, la cosa è riscontrabile in parecchi edifici, che in parecchi casi presentano anche i curiosi tetti "a baule", con due pendenze diverse, e con 2 materiali di copertura, "pioda" e coppo. Vorrei, infatti, ricordare che accanto ai tetti in "piode" (che caratterizzano la Valle Taleggio e la Valle Imagna) testimoniati già nei documenti del 1400, in valle erano praticati anche altri tipi di copertura; impasti di paglia e di ramaglie, ad esempio, o copertura in scandole di legno (diffuse in Trentino) e, almeno a partire dall'Ottocento, coperture con coppi fabbricati in diverse fornaci attive in valle (a Sottochiesa, a Pizzino e ad Avolasio di Vedeseta). Alcuni edifici rurali, soprattutto dall'Ottocento in avanti, sono nati, quindi, già con pendente diverse, perché in loco erano disponibili materiali diversi di copertura rispetto alla "pioda".
Cordiali saluti. Arrigo Arrigoni




