per Kenny ed altri
Cosa vedo di negativo.
Il fatto che il progetto di rilancio parta non da un'analisi dei problemi di tipo urbanistico ed economico ma da un elemento assunto come dogma "il rilancio di Piazzatorre passa dallo sci". Questa affermazione potrebbe essere di per sé neutra se non fosse che si assume a verità indiscutibile ciò che costituisce, molto più prosaicamente, un punto di vista, uno come altri possibili.
Il comparto sciistico sotto il profilo economico è stramaturo, non può, in sostanza, assicurare rendite performanti se non nel breve periodo, ovvero sia quando gli impianti sono nuovi e costituiscono, appunto, una “novità”, per tutti i motivi che vogliamo. Oltretutto è innegabile che le bizze climatiche ci mettono del loro e appellarsi all’innevamento artificiale potrebbe non essere sempre possibile. Di fronte a questi, che sono elementi di fatto, non ci si è minimamente posti una domanda fondamentale: “Possiamo immaginare una economia nuova e diversa per Piazzatorre?” Il piano proposto opera nell’ottica dell’immobiliarista puro, ovvero di chi costruisce per vendere e al più si impegna a gestire determinate strutture (ma solo quelle a reddito) per il periodo necessario a recuperare i costi sostenuti e realizzare un profitto accettabile, dopodiché tanti saluti a tutti.
Lo scenario, pertanto, si profila come un dejà vu: una crescita nell’immediato, una stasi più o meno lunga, un declino.
Allora chiedo: cosa vogliono gli abitanti di
Piazzatorre? Uno sviluppo identico a quello già conosciuto, che è finito come è finito, o un impegno a sperimentare soluzioni nuove? Un turismo da colonizzatori agostano-natalizi o da amanti della montagna? Una ricettività tagliata sulla misura del
real estate e con servizi sempre inadeguati o una governata e con servizi adeguati tutto l’anno?
La risposta dovrebbe arrivare dai piazzatorresi, me ne rendo conto, ma sono anche certo che riporterebbe sempre la seconda parte delle alternative che ho proposto, salvo sostenere che il piano presentato va in quella direzione. Perché il punto critico è che il piano dell’Alta Quota è stato confezionato in modo da non presentare alternative (e del resto non era compito di questi operatori occuparsi delle alternative), e in modo da essere percepito come il migliore possibile.
Nella sostanza sono mancate un’analisi a tutto campo delle potenzialità economiche ed una costruzione di scenari alternativi, dai quali partire per giungere ad uno scenario condiviso. Nel caso di Piazzatorre è stato fin troppo facile far leva sulla disperata aspettativa di una soluzione, quale che fosse.
Rispondo anche, sentendomi tirato in causa, a chi accusa noi “cittadini” di vivere godendo di servizi che vorremmo negare ad altri. Francamente, e mi scuso per la franchezza, è una boiata pazzesca! Per quanto mi riguarda è vero esattamente il contrario: io vorrei che Piazzatorre tornasse a vivere di residenti, non costretti a pendolare fino a Bergamo o Milano per guadagnarsi la pagnotta, non costretti a spedire i bimbi a Olmo per frequentare le scuole, non asfissiati ad agosto e dicembre da una densità di vetture parcheggiate in strada superiore a quella di piazzale Lotto, non condannati ad accendere un cero perché i negozi rimasti non si riducano ancora, non condannati a svendere il bene più prezioso che hanno, il territorio, a chi se ne infischia di loro e dei loro (pochi) figli e nipoti e pensa a quali doposci faranno più figo il prossimo inverno.
Scambiare le seconde case per servizi, lascia basiti.
