di gexgpp » sabato 24 aprile 2010, 8:17
nel frattempo inserisco una breve relazione sulle strutture megalitiche dei prati nuovi qualcuno le conosce?
Quasi all’inizio della Val Brembilla, la seconda valle laterale che dalla Valbrembana si snoda verso nord-ovest, tra le montagne, in località Prati Nuovi, un poco a valle dell’oratorio di S. Gaetano è possibile rilevare l’esistenza di alcune strutture megalitiche formanti una serie di cinque terrazzamenti digradanti lungo il pendio del lato occidentale della montagna. Si tratta di in una serie di cinque muraglioni che lasciano stupefatti per la loro mole e che si differenziano nettamente dalle strutture murarie a secco costruite dai contadini locali a scopo di contenimento del terreno e con lo scopo di realizzare dei terrazzamenti sfruttabili ai fini agricoli.
Il luogo in cui sono collocate le strutture in pietra che, considerate le dimensioni possono essere tranquillamente classificate come megalitiche, mostra caratteristiche inconsuete. Esse sono poste lungo un grande declivio, interamente rivolto ad occidente, delimitato a nord dal bosco e a sud da strati di roccia. I muri sono cinque, pressochè paralleli e tra di loro equidistanti, la cui lunghezza è pari a 21 metri nel caso del muro posto più a monte, diminuendo gradualmente lungo i 17 metri di pendio fino a giungere ai 16 metri nel caso del muro posto più a valle. Per la loro costruzione sono state impiegate pietre di grosse dimensioni, squadrate a mano, alcune delle quali potrebbero pesare diversi quintali ciascuna. Nonostante la mole e il peso, le pietre sono perfettamente connesse e sovrapposte le une alle altre tanto che i cinque muri presentano un rilevante grado di parallelismo tra di loro. Attualmente nulla è noto relativamente all’origine delle strutture, nel senso che non sappiamo chi le costruì, quale fosse la loro destinazione e soprattutto quando furono erette. Localmente è diffusa la leggenda che la costruzione delle strutture litiche sia stata anticamente opera di un solo uomo, ma l’impresa superò sicuramente le capacità lavorative non solo di un singolo individuo, ma anche quelle di una singola famiglia, quindi sembrerebbero piuttosto un’opera prodotta da una collettività organizzata, ma non è per ora chiaro il motivo che spinse alla loro costruzione. Per ora l’unica spiegazione possibile per giustificare un’opera di tali dimensioni è che non si tratti di terrazzamenti per coltivi in quanto una fatica del genere è difficilmente giustificabile con la necessità di ottenere pochi metri quadrati per un campo coltivato. Lungo quasi tutti i muri si rileva la presenza di un piccolo vano, una specie di finestra, di dimensioni variabili, ricavato lungo il profilo del muro e sormontato da poderose lastre di pietra con funzione di architrave.
Le “finestre” si aprono verso occidente e i loro assi risultano paralleli tra loro con un rilevante grado di accuratezza. L’imponente serie di muri è delimitata sui due lati da due scalinate in pietra, una per lato, realizzate con molta cura, le quali sembrerebbero essere state realizzate proprio con lo scopo di permettere l’accesso ai terrazzamenti. Questo sembrerebbe essere suggerito dal fatto che sono due, una per ogni lato; per la prosecuzione del sentiero ne sarebbe stata sufficiente una sola, quindi è possibile ipotizzare che entrambe le scalinate possano essere connesse con le strutture litiche e forse coeve ad esse, cosa suggerita anche dalla tecnica costruttiva e dalla tipologia dei materiali litici impiegati. Nel momento in cui si tenta di avanzare qualche ipotesi sulla reale funzione che quelle strutture avrebbero potuto avere in passato ci troviamo in seria difficoltà. In primo luogo ci troviamo immediatamente di fronte al problema della loro datazione. Rispondere a questa domanda è una questione di estrema complessità in quanto in quella zona non sono mai stati eseguiti scavi ne archeologici ne di altro genere, salvo che in occasione della costruzione, in passato, di una casa di civile abitazione, edificata però consistentemente più a lato, in direzione sud rispetto ai muri. Alcune persone del luogo ricordano che durante la costruzione della casa pare siano stati rinvenuti alcuni resti ossei umani di cui gli operai si liberarono gettandoli a valle, ma la veridicità di questa storia non è oggettivamente verificabile.