Antonio BoselliAntonio Boselli, figlio di Pietro e di Franceschina dell’Ulmo, appartenente a una delle più importanti famiglie di San Giovanni Bianco, fu nominato rettore della Chiesa di San Giovanni Apostolo ed Evangelista nel 1509 e resse ininterrottamente la parrocchia per 38 anni, fino al 1547, anno della sua morte.
Come abbiamo accennato nel capitolo precedente, l’inizio della sua missione sacerdotale fu alquanto burrascoso ed egli fu costretto a difendere il proprio diritto in una controversia durata oltre tre anni, nel corso della quale si fece rappresentare da procuratori di chiara fama nelle sedi opportune e specificatamente a Bergamo, Milano, Venezia e Roma. Non meno burrascosi furono i primi anni del suo rettorato nella nostra comunità religiosa, avendo dovuto affrontare, subito dopo la sua nomina, un’annosa vertenza con gli abitanti della frazione della Pianca che aspiravano ad avere l’autonomia della loro parrocchia con un proprio parroco, eletto direttamente dai capifamiglia.
Risale, infatti, allo stesso anno della sua nomina a rettore, il 1509, un documento conservato nell’Archivio di Stato di Bergamo, redatto dal notaio Giovanni Raspis, in data 29 ottobre, in casa di Antonio Negroni, detto “Muscha” della Pianca, con il quale i “vicini” della contrada incaricano due procuratori di rappresentarli nelle liti che avevano in corso con il Comune di San Giovanni Bianco, “Pro cura, beneficio ed gubernatione” della loro Chiesa. Tra i presenti è menzionato anche il presbitero “Giovanni de Bozijs di Albino” con il titolo di ”benefitialis” della Chiesa di sant’Antonio della Pianca.
Pre Antonio Boselli, com’è indicato nei documenti, non poteva far finta di niente, in quanto, tra gli obblighi che aveva assunto all’atto della nomina, vi era l’assistenza religiosa ai fedeli, “compresi quelli della Pianca”. In parole povere, come contropartita per il suo impegno, gli doveva essere corrisposto il beneficio spettante, che gli abitanti della Pianca non avevano nessuna intenzione di pagare, dovendo già mantenere da soli il curato, da loro nominato rettore della parrocchia. Non è facile comprendere cosa possa aver generato una situazione così ambigua. Possiamo ipotizzare che sia dovuta ai diversi criteri in base ai quali erano scelti i rettori delle due parrocchie: a San Giovanni Bianco era nominato (= investito del suo ruolo) dalla Curia di Bergamo e il Comune concordava le condizioni fra le quali c’era il compenso da corrispondere; alla Pianca era eletto (= scelto tra i presbiteri disponibili) dai capifamiglia della frazione e la scelta era ratificata dal Vescovo di Bergamo.
Molto probabilmente, però, la situazione era anche la conseguenza del disordine in cui erano costrette le nostre comunità, coinvolte in una guerra aspra e lunga che vedeva da una parte schierata la Repubblica di Venezia e dall’altra la Lega di Cambrai sostenuta dal Papa Giulio II e della quale facevano parte quasi tutti gli altri stati d’Europa e che ha interessato direttamente la terra di Bergamo occupata dai Francesi dal 1509 al 1517. La vertenza, comunque si trascinò per molti anni ed ebbe dei risvolti anche tragici, che toccarono direttamente Antonio Boselli. Nel 1519, mentre si accingeva a celebrare la messa all’altare di san Nicola, nella chiesa di San Giovanni Bianco, fu affrontato da tal Pasinetto di Piazzalina, fratello di Raffaele che era genero di Antonio Negroni, detto “Muscha” della Pianca, che armato di spada minacciò: “Pre Antonio, se non ti levi da lo altare ti farò poco apiacere”. Ricordiamo che Antonio Negroni detto “Muscha” è lo stesso che aveva ospitato in casa la riunione dei capifamiglia della Pianca, per nominare i due procuratori che avevano l’incarico di rappresentare la comunità, nella vertenza in corso con il Comune di San Giovanni Bianco in merito alla gestione della parrocchia. Lo stesso anno, durante la celebrazione della festa del Corpus Domini a Cornalita, il Pasinetto uccise Davide Boselli, parente del rettore della Chiesa di San Giovanni Bianco, che era venuto alle mani con Antonio Negroni detto “Muscha”.
Il clima di esasperata contrapposizione deve essere alla base del richiamo subito dal rettore Antonio Boselli, qualche anno dopo, dal Vescovo, a seguito di una lamentela dei “reggenti” del Comune. Richiamo che, alla luce dei documenti noti, era del tutto immeritato, tanto che, il 3 marzo 1521, numerosi “vicini” di San Giovanni Bianco, si riunirono nello studio del notaio Giovan Francesco Raspis, per attestare che da Antonio Boselli essi avevano sempre ricevuto la massima assistenza, che erano pienamente soddisfatti dal servizio reso dal loro “rettore” fino a quel giorno e che egli, in fondo, aveva scrupolosamente rispettato i patti a suo tempo sottoscritti.
Ribadivano, inoltre, di non essere in alcun modo responsabili del richiamo fatto dal Vescovo, da loro non sollecitato e che non condividevano.(*)
Anche se la visita pastorale alla parrocchia della Pianca, da parte del Vescovo di Bergamo Pietro Lippomani, il 16 settembre 1536, di fatto, ne sanciva la sua autonomia, da quella di San Giovanni Bianco, le cose non andavano ancora per il verso giusto tanto che, nel 1544 la Curia di Bergamo affidava incarico al Vicario della Val Brembana Inferiore di appurare i fatti concernenti i contrasti esistenti tra le due parrocchie.
Dalle testimonianze rese al Vicario, in data 21 agosto 1544, dalle persone convocate, emerge la situazione esistente:
Antonio Siboldi di Sentino dichiara di essere a conoscenza che gli abitanti della Pianca erano da sempre sottoposti alla Chiesa di San Giovanni Bianco nella quale era loro riservata una cappella e che li ha sempre visti venire a messa, per molti anni, a “Santo Ioanne Bianco”;
Bernardo Gervasoni, della Costa dei Lupi dichiarava, a sua volta, di aver sempre visto Antonio Boselli recarsi alla Pianca per celebrar messa nei giorni stabiliti.
La divisione tra le due parrocchie era comunque un fatto compiuto e non c’era spazio per i ripensamenti, anche se, per la limitatezza dei mezzi disponibili, la comunità della Pianca ha avuto negli anni futuri, difficoltà a mantenere la propria autonomia.
Anche la parrocchia di San Giovanni Bianco, del resto, aveva difficoltà a corrispondere un beneficio che consentisse al proprio rettore di avere un tenore di vita decoroso, tanto che, parecchie volte, Antonio Boselli ha sottolineato le sue condizioni economiche precarie, che gli consentivano di vivere decorosamente solo grazie all’aiuto della sua famiglia. Nonostante tutto i fedeli di San Giovanni Bianco hanno dimostrato di apprezzare l’opera svolta dal loro rettore e l’hanno apertamente dichiarato in occasione della visita pastorale, la prima in assoluto per la nostra parrocchia, effettuata dal Vescovo Pietro Lippomano il 4 e il 5 settembre 1536. Gabriele Grataroli di Oneta, interrogato del Vescovo, lodò la diligenza del rettore nel compiere il proprio dovere. Diligenza confermata da Zanetto Benzoni di Sentino il quale aggiunse che non c’erano mai state dicerie sul suo conto, anche se capitava talvolta che il parroco alzasse un po’ il gomito, mai però fino al punto di ubriacarsi.
Si trattava, tutto sommato, di peccati veniali.
Riteniamo opportuno, sottolineare, che dagli atti della visita pastorale, emerge per la prima volta, la presenza, tra gli oggetti esaminati dal Vescovo, della reliquia della Sacra Spina nella chiesa di San Giovanni Bianco. Il testo in latino rivela “Tabernaculum pulcherrimum opere damasceno factum in quo est dumus ex Corona spinea Domini nostri”(**).
(*)Salvetti Prof. Tarcisio: ”San Giovanni Bianco e le sue contrade” Ferrari Edizioni, anno 1994.
(**)Archivio Parrocchia di San Giovanni Bianco:atti visita pastorale Mons. Pietro Lippomani 4 e 5 settembre 1536.
Stemma del Rettore Antonio Boselli(Continua)
Enzo Rombolà