Aquila reale Valle Brembana - Alpi e Prealpi Orobie

Le numerose specie di animali selvatici nelle Alpi Prealpi Orobie e specificatamente in Valle Brembana

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Re: Aquila reale Valle Brembana - Alpi e Prealpi Orobie

Messaggiodi IW2LBR » mercoledì 8 febbraio 2012, 18:48

Con il Burian le Aquile brembane si pappano gli Aironi

E' quello che e' successo sabato 4 Febbraio ore 14.00 nei pressi dell'Albergo Genzianella a Madonna delle Nevi (Mezzoldo).
Marzia ha assistito alla scena: Dopo pochi minuti lo Spike (cane) inizia ad abbaiare e l'animale si alza in volo: era un aquila enorme. Mi avvicino al luogo dove si era fermata: piume dappertutto, ha catturato uno degli aironi che svernano qui al Ponte dell'Acqua e se l'è mangiato!! Ha anche tentato di portarselo via ma gli è scivolato dalle zampe ed è tuttora li nella neve!... Le immagini dei resti del povero airone e le impronte lasciate sulla neve dalle ali dell'aquila quando ha spiccato il volo!

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Re: Aquila reale Valle Brembana - Alpi e Prealpi Orobie

Messaggiodi IW2LBR » mercoledì 8 febbraio 2012, 18:50

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Re: Aquila reale Valle Brembana - Alpi e Prealpi Orobie

Messaggiodi IW2LBR » mercoledì 8 febbraio 2012, 18:50

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Re: Aquila reale Valle Brembana - Alpi e Prealpi Orobie

Messaggiodi IW2LBR » mercoledì 8 febbraio 2012, 18:51

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Re: Aquila reale Valle Brembana - Alpi e Prealpi Orobie

Messaggiodi IW2LBR » mercoledì 8 febbraio 2012, 18:51

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Re: Aquila reale Valle Brembana - Alpi e Prealpi Orobie

Messaggiodi elio.biava » giovedì 9 febbraio 2012, 12:30

Buono! per fortuna che c'è l'aquila...che toglie di mezzo i parassiti della Valle ( speriamo che lo faccia anche con i cormorani !! )

a_21 a_21 ottima testimonianza a_2
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Re: Aquila reale Valle Brembana - Alpi e Prealpi Orobie

Messaggiodi hansroth » giovedì 9 febbraio 2012, 16:38

concordo pienamente con elio!!!
ci vorrebbero piu' aquile!!!!
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La regina è tornata e ripopola le Orobie

Messaggiodi IW2LBR » venerdì 10 febbraio 2012, 7:57

Da L'Eco di Bergamo

La regina è tornata e ripopola le Orobie

Sorpresa? Per gli addetti ai lavori neanche un po'. Ma per chi non mastica la materia, altroché se è una sorpresa: erano secoli che sulle Orobie non «osavano» così tante aquile reali.

«Sull'intero arco dalla Val di Scalve all'Alta Val Brembana – spiega Giacomo Moroni, esperto faunistico – le coppie nidificanti censite sono 11». Tante? Tantissime: facendo due conti, sono almeno 22 gli esemplari stanziali che hanno colonizzato le Orobie, più 11 figli considerando che i genitori abitualmente covano due aquilotti e che poi ne sopravvive uno. La specie, infatti, pratica il «cainismo» (da Caino e Abele): il secondo nato diventa, generalmente, la riserva alimentare del primo quando c'è scarsità di altro cibo. Particolare che renderà la regina delle vette alquanto meno simpatica, ma è così e stop.

«Trent'anni fa – prosegue Moroni – l'aquila era sulla lista nera degli animali a rischio di estinzione. Oggi la popolazione è in forte e decisa ripresa. I guardiacaccia la vedono regolarmente volare sulle vette, a volte finisce nei pollai, capita di recuperarla debilitata, o purtroppo ferita, anche a basse quote. Cos'è successo? Cos'è cambiato? Fino agli Anni '70 erano costantemente perseguitate dai bracconieri e dai pastori a cui decimavano le greggi. La sensibilità, però, da allora è profondamente cambiata insieme ai regimi di protezione e alla legislatura che tutela queste specie. Ma, soprattutto, è cambiato l'habitat». La regina, infatti, è all'apice di una catena alimentare che proprio a partire dagli Anni '70 è stata pian piano ricostruita. «Le marmotte – continua Moroni – sono la cosiddetta specie-foraggio, costituendo il 90% della dieta dell'aquila in estate. Ma in Bergamasca non ce n'erano più. Sono state reintrodotte 30 anni fa dal Comitato caccia di Bergamo, poi assorbito dalla Provincia, che le andò a prendere in Val Chiavenna e le portò in Val di Scalve e in Alta Val Brembana. Perché erano sparite? Perché c'era la fame e la gente se le mangiava. Andava a scavare nei nidi sotto le neve d'inverno ed erano proteine se non gustose almeno necessarie. Insieme a tutti gli altri animali selvatici, le marmotte erano cibo prezioso in un ambiente così ostile come le Orobie. Un dato per tutti: i camosci erano forse 200 a fine Anni '60, oggi sono 6.000. La presenza di fauna selvatica sulle nostre montagne, dunque, è enormemente migliorata negli ultimi decenni. E dopo le prede, sono arrivati "in massa" anche i predatori. L'aquila sta in cima alla lista, è lei la regina, è lei che chiude la catena».

Ed è sempre lei che ormai si fa vedere, con il suo fantastico volo circolare, sempre più spesso anche a quote più basse: è presente, per esempio, in Val Vertova, ma la si può ammirare anche sopra i Colli di San Fermo. È tornata, dunque, e stabilmente. Ma in verità non se n'era mai del tutto andata: «Un appassionato ornitologo – svela Moroni – ha scoperto recentemente un nido che risale a prima di Cristo. Come lo sappiamo? Premessa: le aquile frequentano nidi che magari sono vecchi di secoli, li sistemano, li aggiustano portando altri rami e li migliorano. Sono fatti di legni posati su anfratti nelle rocce, possono avere un diametro di un metro e sono altrettanto alti. Alla base di quel nido antichissimo, che è in Alta Val Brembana ma là resterà (quindi bocche cucite sul punto preciso dove si trova), c'erano dei sedimenti fossilizzati. Con l'analisi al carbonio 14 è stato possibile datarlo: ha più di 2.000 anni. Un ritrovamento straordinario». Beh, allora l'aquila regnava beata anche sulle nostre montagne senza temere i bracconieri. Né i pastori potevano certo fermarla. Ci ha messo un bel po', ma ora sta pian piano riprendendosi le sue Orobie.
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Re: Aquila reale Valle Brembana - Alpi e Prealpi Orobie

Messaggiodi Alfredo64 » martedì 6 marzo 2012, 22:37

Buongiorno, volevo fare una precisazione.
Le coppie di aquile reali presente sulle Orobie, dalla Val di Scalve all'alta Val Brembana, non sono 11, bensì 12 (rimane da accertare la presenza di una tredicesima coppia). Inoltre non corrisponde al vero il fatto che, al termine del periodo riproduttivo, alle 24 aquile presenti sul territorio, andranno ad aggiungersi altri 11 esemplari corrispondenti ai rispettivi "figli". Ogni anno solamente 6 o 7 delle 12 coppie intraprendono il ciclo riproduttivo e di queste, soltanto 4 o 5 raggiunge il successo portando l'aquilotto all'involo, generalmente alla fine del mese di luglio. Se poi consideriamo che nel primo anno di vita la mortalità dei giovani raggiunge il 40-50%, i conti son subito fatti...

Definirle tantissime, numericamente parlando, non ha molto senso ed è ecologicamente errato. Dodici coppie rappresentano la densità ideale che il territorio orobico (riferendoci al versante bergamasco) può sopportare, in funzione della morfologia, del disturbo antropico e soprattutto della disponibilità di prede. La popolazione orobica si può dire che abbia raggiunto un valore ottimale di saturazione. Va comunque aggiunto il fatto che oltre agli esemplari territoriali, in circolazione vi sono anche un certo numero di individui, generalmente immaturi o subadulti, che sono alla ricerca di un territorio in cui insediarsi. Il numero di questi esemplari corrisponde a circa il 15-20% della popolazione totale di un determinato ambito territoriale.

Un saluto a tutti
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