Parco Regionale delle Orobie Bergamasche - Dipartimento di Biologia Animale - Università di Pavia
MONITORAGGIO - DEI GRANDI PREDATORI - NEL PARCO DELLE OROBIE BERGAMASCHEA cura di: Alberto Meriggi Pietro Milanesi Chiara Crotti Linda MazzoleniLa LINCE - Distribuzione
La lince eurasiatica è una delle specie di felini a più ampia distribuzione al mondo, avendo un areale continuo dalla costa pacifica dell’Asia fino alla Scandinavia. Nel corso dei secoli passati il felide trovò condizioni ideali per sopravvivere nell’Europa continentale, ove era abbondantemente diffuso. Nel XIX secolo la lince scomparve da tutte le regioni di pianura occidentali e meridionali d’Europa, riuscendo a sopravvivere soltanto in ambienti montanoi, come sui Pirenei, sul Massiccio Centrale in Francia, sulle Alpi, nella foresta boemo-bavarese e nelle foreste dell’Europa settentrionale e orientale. Il crollo demografico ebbe un picco negli anni ’50, portando all’estinzione di tutte le popolazioni dell’Europa occidentale, con il ritiro delle popolazioni dell’Europa orientale e meridionale a ridosso dei Carpazi e dei Balcani e con una riduzione e frammentazione notevole delle popolazioni settentrionali (K.O.R.A., 2005). I motivi che hanno portato a questa situazione critica sono da attribuirsi prevalentemente all’uomo. Come risultato dello sfruttamento delle foreste e dell’espansione di aree coltivate si ebbe un’alterazione degli ecosistemi, con distruzione di siti di rifugio, frammentazione di areali e riduzione di risorse alimentari. Infine, vennero effettuati abbattimenti diretti nei confronti di questi animali, ritenuti dannosi per il bestiame e competitori nella caccia. Dopodiché si è assistito ad una lenta ripresa grazie ad una sensibilizzazione dell’uomo nei confronti delle specie a rischio d’estinzione, a programmi di reintroduzione e all’incremento del numero di ungulati selvatici. Attualmente, la specie è distribuita uniformemente nei Paesi Scandinavi e in Russia, mentre popolazioni isolate e frammentate si mantengono in Europa centrooccidentale e meridionale (Breitenmoser et al., 2000).
In Svizzera (dal 1971 al 1976) e Slovenia (1973) si attuarono delle operazioni di reintroduzione che furono coronate da un successo, giunto anche oltre le aspettative. Inizialmente queste operazioni non incontrarono il favore dell’opinione pubblica, a causa della elevata pressione predatoria sulle popolazioni di ungulati, ma in seguito l’atteggiamento si fece più tollerante. Dopo le reintroduzioni in Svizzera e in Slovenia si tentò di attuarne ancora in altri Paesi, ma senza (o con poco) successo: in Italia nel 1975, in Austria dal 1976 al 1979, infine in Francia e in Baviera. Fino a tutti gli anni ottanta le neopopolazioni provenienti da Slovenia e Svizzera mostrarono una crescita molto consistente, anche se successivamente l’espansione subì un rallentamento, per riprendere solo in tempi recenti. Nel caso svizzero, la popolazione si espanse anche sulle Alpi francesi, dove la lince era scomparsa all’inizio del ventesimo secolo. In questo modo anche in Francia nel giro di un ventennio si è osservato un incremento demografico generale, con conseguente espansione della specie verso il sud del paese di circa 200 km, anche se in aree discontinue e con osservazioni frammentarie (Stahl e Vandel, 1998). Attualmente, la popolazione alpina di lince consiste di 2 principali sottopopolazioni, originate dalle suddette reintroduzioni, localizzate nelle Alpi occidentali (Svizzera e Francia) e nelle Alpi slovene. In Slovenia, dove la specie è protetta dal 1994, si trova una delle popolazioni più stabili e vitali delle Alpi, sorgente di individui che si disperdono in Italia ed Austria. In Italia le popolazioni di linci autoctone scomparvero tra la fine del XIX secolo e il primo quarto del XX secolo (Ragni et al., 1987; Ragni et al., 1998); gli ultimi abbattimenti noti nella zona delle Alpi Orientali risalgono al 1872 in Alto Adige. Il primo segno di un evidente ritorno della specie si ebbe, dall’area alpina orientale, nei primi anni ’80, come risultato delle reintroduzioni effettuate negli anni ’70 dai paesi confinanti (Austria, Slovenia, Svizzera). Segnalazioni frammentarie si sono avute in Trentino Alto Adige, Val d’Aosta, Piemonte (Val d’Ossola), Veneto (provincia di Belluno) e Friuli (Ragni et al., 1987; Molinari et al., 2001).
La maggior parte delle segnalazioni si concentra nelle Alpi del Friuli e nella provincia di Belluno. Alcune segnalazioni confermate provengono anche dal Trentino. Nelle Alpi Occidentali molti segni di presenza sono concentrati vicino al confine con la Francia. Il numero di linci stimate in Italia è approssimativamente inferiore ai 20 individui e la popolazione per sopravvivere, dipende ancora da immigrazioni di linci sconfinanti (Molinari et al., 2006). A differenza di lupo e orso, non abbiamo molte informazioni sulla distribuzione storica della lince. L’esiguo numero di segnalazioni è dovuto principalmente alla mancata regolarizzazione di ricompense e taglie per abbattimenti. La presenza storica del felide nella zona appenninica della regione è da escludere per totale assenza di resti della specie (così come nel resto dell’arco appenninico), mentre le Alpi lombarde sono da considerare parte dell’areale storico della specie. L’ultimo abbattimento in Lombardia di cui si hanno notizie riguarda la Valle Camonica, a Vezza d’Oglio, nella primavera del 1845. Un primo caso di ricolonizzazione delle Alpi lombarde si è verificato nell’inverno del 2008, quando un esemplare maschio di lince, dotato di radio-collare e proveniente dalla Svizzera, ha attraversato la parte nord-orientale dell’alta Valtellina per poi stabilirsi in Trentino.