Cardo (Asteraceae)

Le numerose specie di fiori spontanei e le erbe medicinali nelle Alpi Prealpi Orobie e specificatamente in Valle Brembana
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caciana
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Cardo (Asteraceae)

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INTRODUZIONE:

Le famiglia delle Asteraceae è la famiglia vegetale più numerosa, organizzata in quasi 1000 generi per un totale di circa 20.000 specie. Al genere Cirsium sono assegnate numerose specie (da 100 a 200 e più secondo i vari autori), una quarantina delle quali appartengono alla nostra flora spontanea.

Nelle classificazioni più vecchie la famiglia delle Asteraceae viene chiamata anche Compositae. Questa pianta appartiene ad un genere che spesso viene botanicamente “confuso” con altri generi come quello del Carduus o Cnicus (e di altri ancora). Le specie del primo genere ad esempio sono molto simili a quelle del Cirsium, anche se una certa distinzione è possibile servendosi dell'aspetto del pappo (in Cirsium è formato da setole piumose; mentre in Carduus è composto da pagliette denticolate.

Anticamente le infiorescenze secche del cardo dei lanaioli erano usate per la cardatura della lana.
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Cirsium palustre - il cardo di palude

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In Val Brembana esistono varie specie di cardo, pian piano le fotograferemo tutte, oggi cominciamo con il Cirsium palustre fotografato in quel di Brembilla, nei pressi di un piccolo rivolo d'acqua.

Immagine

Il Cardo di palude (nome scientifico Cirsium palustre secondo gli schemi della nomenclatura binominale introdotta da Carl von Linné) è una alta pianta erbacea a ciclo biennale, molto spinosa, appartenente alla famiglia delle Asteraceae. Come si evince dal nome, ama le zone umide e cresce sovente presso ristagni d'acqua e piccoli ruscelli.
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Carduus Defloratus

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Un altro cardo molto presente nei nostri pascoli è il "Carduus Defloratus"

CARATTERISTICHE:

Pianta snella, alta 40-50 cm
Stelo poco ramificato.
Foglie lunghe e strette, lobate, spinose, alterne
Fiori solitari di circa 2-3cm, con squame spinose
Antesi Giugno - Agosto
Comune nei pendii franosi, rupi, pratido montagna e ai margini delle strade, fino a 2.000 m.

Ecco un paio di fotografie:

La particolarità dello stelo senza foglie

Immagine
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Carduus Defloratus

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Nel dettaglio il fiore:

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Il Cardo dei lanaioli

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Il cardo dei lanaioli (della famiglia Dipsacus) pur non essendo un parente stretto dei cardi sopra fotografati, è ad essi accomunato sia nelle forme, sia nel nome volgare ad esso attribuito.

Immagine

Nome volgare:
Scardaccione, Cardo dei lanaioli, Pettini di lupo, Cardo da panni, Rissolo, Cima dei pastori, Lattugone, Verga del pastore.

Descrizione:
Pianta bienne, con robusta radice a fittone, fusti eretti, forcuti all’apice, spinosi, solcati, raggiunge i 2 m di altezza.Le foglie basali in rosetta oblungo-subovali, presentano spine sulla nervatura centrale, sulla pagina inferiore e a volte anche su quella superiore. Le foglie cauline sono opposte, saldate a 2 a 2 alla base, lanceolate larghe, i margini , la nervatura centrale e la pagina superiore sono spinosi e dentati.

I fiori biancastri o color malva, sono riuniti in capolini ovali, avvolti da brattee lineari spinose e più lunghe dei fiori. Le corolle hanno lobo superiore più sviluppato degli altri tre; tra i fiori sono presenti numerose brattee acute sporgenti.La fioritura ha inizio all’equatore dell’ovoide-ricettacolo, per poi proseguire verso i poli opposti. Lo sfasamento temporale e progressivo dall’antesi, è una strategia vegetale che favorisce la fecondazione.

I frutti sono piccoli acheni di forma allungata.

Periodo: Giugno – Agosto

Il particolare del fusto ricoperto di spine

Immagine

Distribuzione in Italia: Diffusa in tutto il territorio.

Habitat:
Pianta comune dei bordi delle strade, dei luoghi incolti, dei fossi e delle macerie, sino a 1.400 m.

Etimologia:
il nome del genere,deriva dal greco”dípsa”= “sete” fa riferimento alla conca che le foglie formano presso la loro inserzione sul fusto, in questa piccola conca, si raccoglie l’acqua piovana; il nome specifico” fullonum” invece , fa riferimento all’infiorescenza, indica il luogo dove nel medioevo si effettuava il finissaggio delle stoffe,”fullonica”.

Proprietà - utilizzi e curiosità:

La pianta ha proprietà sudorifere, aperitive, diuretiche e depurative. Nel passato, veniva usata dalla medicina popolare come rimedio contro la pelle screpolata e nella cura delle fistole anali.
Il cardo è stato utilizzato nella lavorazione della lana fin dai tempi più antichi della civiltà egiziana; ne fa menzione anche Carlo Magno nei Capitolari (812 d.c.), raccomandando la coltivazione dei "cardones" nell'orto, accanto alle altre colture per la "familia". Alle congregazioni religiose, molto probabilmente si deve l'opera di selezione, introdussero la coltivazione nei terreni incolti e la diffusero ampiamente in Francia.

La specie coltivata (D.sativus), è infatti derivata dalla selezione fatta dall'uomo nei secoli sulle piante che presentavano capolini più uniformi e compatti e per questo più adatti al lavoro della garzatura. Tale utilizzo,in Italia, portò alla coltivazione dei cardi dalla metà del XIX secolo, ad opera di Sisto Bocci (proprietario del lanificio di Soci): si importarono semi francesi per migliorarne la qualità aumentando la dimensione del capolino. Da quel momento, per una serie di congiunture politiche che favorirono lo sviluppo di una vera e propria industria tessile in Italia, anche la connessa coltura industriale del cardo decollò, inserendosi stabilmente nel sistema colturale del Casentino. La coltura trovò negli anni ’50-’60 la sua massima espansione e il declino iniziò con l’aumento del costo della manodopera e con il mutamento degli indirizzi tessili, ma i “garzi” vengono ancora oggi usati, per rendere più morbidi e lucenti i tessuti pregiati e nella lavorazione del tradizionale “Panno del Casentino”, per ottenere il tipico“ricciolo”.

Descrizione tratta da http://www.actafungorum.org/floraitalia ... =20&t=7362 a cura di Marinella Zepigi.
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Il Cardo dei lanaioli

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Dall'alto, messo in risalto col flash, le foglie sembrano disegnare una stella

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