di cllocate il Ven 20 Ott, 2006 4:22 pm
Da L'Eco di Bergamo di oggi:
Uranio: secondo round tra Ministero e Pirellone
Botta e risposta sul ruolo dell'Apat. Oggi la tavola rotonda Il tecnico: difficile il via libera contro il parere degli enti locali
VALGOGLIO - Tiene banco, a Novazza e non solo, in Valseriana e non solo, la «questione uranio». Tiene banco anche tra Milano e Roma dove prosegue la querelle tra il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio e il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Anche ieri c'è stato un botta e risposta tra i due, non tanto nel merito della questione quanto nel metodo.
Da una parte il ministero che evidenzia le competenze dell'Apat, l'Agenzia per la protezione ambientale, ribadendo, attraverso il capo ufficio stampa Giovanni Nani: «L'articolo 11 del decreto legislativo 230 del 1995 stabilisce che il decreto di concessione mineraria è emanato sentita l'Anpa (ora Apat) per gli aspetti di protezione dei lavoratori e della popolazione dal rischio di radiazioni ionizzanti. Non solo, ma l'Apat ha compiti di vigilanza stabiliti dal comma 2 dello stesso articolo». Tali norme «si applicano quando nel minerale vi sia un tasso di uranio o torio maggiore o uguale all'1% in peso. Se questa condizione non si verifica, comunque l'Apat deve vigilare su tutte le attività a rischio radiologico». L'Apat, è quindi chiamata a esprimersi o vigilare «su una questione tanto delicata. Appare perciò evidente l'infondatezza delle accuse del presidente Formigoni al ministro Pecoraro Scanio».
Ma il leader del Pirellone conferma in toto quanto già dichiarato e conferma anche «che il ministro Pecoraro Scanio cita leggi senza conoscerle», come spiega una nota diramata dal portavoce del presidente Formigoni, Lorenzo Colombo. «In particolare - prosegue - segnaliamo che la materia è stata integralmente trasferita alle Regioni dalla legge Bassanini e la legge 30 del 1995, prevede che il parere Apat sia richiesto solo in caso di alto tenore di uranio, cosa che non è applicabile alla miniera in questione». Conclude il messaggio della presidenza: «Le competenze Apat scatterebbero solo in caso di attività estrattiva. Pensa forse il ministro che si debba andare verso la concessione di questa possibilità? In questo caso la nostra posizione è ben lontana dalla sua, a tutela delle popolazioni locali».
La diatriba Roma-Milano finirà qua? Non è certo. Intanto il «caso Novazza» stasera sarà affrontato localmente nel corso di una tavola rotonda organizzata da Forza Italia e che si terrà dalle 20,30 alla pal estra di Valgoglio. Interverranno, coordinati dal consigliere provinciale Giuseppe Pirovano: l'assessore regionale all'Ambiente Marco Pagnoncelli, il presidente della Provincia Valerio Bettoni con l'assessore Alessandra Salvi, il sindaco di Valgoglio Augusto Bonardo, il direttore dell'Asl Silvio Rocchi, il presidente dell'Arpa Lombardia Franco Maria Marino e il direttore del settore Ambiente al Pirellone Franco Picco. L'incontro vuole affrontare a 360 gradi il «caso uranio», scatenato un mese fa dalla richiesta della società australiana Metex che ha inviato alla Regione la domanda per avviare una ricerca sul sito di Novazza. Da allora enti locali, ambientalisti, cittadini hanno lanciato grida d'allarme nel timore di rivivere le tensioni di una trentina d'anni fa quando l'Agip mise in piedi la miniera che è ancora lì, a Novazza.
Ecco, stasera si cercherà di fare il punto, anche perché il Pirellone sta cercando di capire cosa rispondere. «Stiamo valutando - spiega Domenico Savoca, che in Regione dirige la struttura Sviluppo e attività estrattive - qual è la risposta migliore da dare, dal momento che per ora la domanda Metex non riguarda l'estrazione, ma soltanto una ricerca». In sostanza la società australiana vuole capire «l'economicità della attività in Valseriana, cioè se le convenga. Per quanto mi risulta non credo che la quantità di uranio presente a Novazza sia utile a una società come questa. Ricordo che nella roccia il contenuto di uranio è bassissimo: lo 0,1 per cento e quello buono, utile è lo 0,7 per cento dello 0,1». Insomma, Novazza non è un giacimento ricchissimo d'uranio, anzi, e va anche tenuto in conto che la lavorazione di questo minerale è davvero complicata: «La fase finale - prosegue il dirigente regionale -, quella che porta all'elemento utile per le centrali nucleari in Italia non si fa. Mi sembra che venga effettuata solo in Canada e in pochi altri Paesi al mondo». «So che Metex - aggiunge Savoca - ha fatto altre richieste di ricerca in Italia, non dell'uranio ma di altri minerali. Inoltre, succede un po' dappertutto, anche in Italia che lo Stato finanzi ricerche centrate su materiali strategici, l'energia per esempio».
A parere dell'ingegner Savoca, se anche la richiesta avanzasse, scarse sono le possibilità che la miniera di Valgoglio si metta a funzionare: «Se le amministrazioni locali si oppongono è difficilissimo che poi qualcuno si metta di buzzo buono per superare tutti i problemi che insorgono, vuoi per il piano regolatore, vuoi per una strada necessaria al trasporto... L'iter è già complicato da almeno due problematiche: dove fare l'impianto per produrre la famosa yellow cake e dove fare la discarica di materiali che avanzano dalla lavorazione e che contengono scorie pericolose».
Rosella del Castello
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